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La Foto Enigmistica - Trova l'intruso

La Foto Enigmistica - Trova l'intruso

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Renzo Baggiani


Premium (Pro), Firenze

La Foto Enigmistica - Trova l'intruso

Ringrazio lo STAFF per la pubblicazione in copertina FC.it
dalle ore 16:00 alle 18:00 del 12.01.2016


In Fotografia esiste una nuova plastica, in funzione di linee istantanee;
noi lavoriamo nel movimento come in un presentimento della vita, ed è
nel movimento che la fotografia fissa l'attimo dell'equilibrio espressivo.”
(Henri Cartier-Bresson)

*****

Il sorpasso
Il sorpasso
Renzo Baggiani

*****

PER COMMENTI E MOTIVATE CRITICHE ALLE MIE FOTO VI RINGRAZIO “ANTICIPATAMENTE”
AL FINE DI POTER DEDICARE IL MIO LIMITATO TEMPO ALLA VISIONE ED AL COMMENTO DELLE VOSTRE.

Commenti 46

  • Enrico Dalbosco 25/03/2016 18:17

    Mi piace riportare nel seguito - e in questo particolare contesto - il mio recente 'commento' alla pagina http://www.fotocommunity.it/blog/uncategorized/renzo-baggiani-il-fotografo-del-mese-di-marzo-2016 ---
    Un grande Fotografo e una grande Ricchezza per tutti noi (e per fotocommunity): le tue Foto di Strada, Renzo, ci fanno pensare sorridere riflettere…
    In ciascuna, e in tutte, possiamo apprezzare il tuo inconfondibile stile, il tuo amore per la forma e la composizione, per l’uomo e per la vita – e ci auguriamo di rimanerne contagiati.
    Grazie, Renzo, per le tue foto, le tue parole, la tua generosità!
    Enrico Dalbosco
  • Renzo Baggiani 08/03/2016 17:17

    :-)) … Mario, tieni conto per favore, che non è mia intenzione continuare la discussione quanto precisare alcuni punti almeno rispetto al tuo ultimo intervento.

    Come già detto, condivido il pensiero di Theodor Adorno. Ma non dice che siano la concezione di arte e l'estetica a cambiare l'assetto sociale a favore del potere (industriale, economico, politico), ma è il potere che dirotta i gusti delle masse, menate a piacimento lontano dal puro senso estetico, per i propri scopi ed interessi. Sono i fenomeni di MASSIFICAZIONE e STRUMENTALIZZAZIONE, che proliferano per la mancanza di educazione visiva . Isaia (700 anni A.C.): < < I loro cuori (cioè i nostri) si induriranno perché non vedranno più coi loro occhi e non udranno più coi loro orecchi (… ma con quelli dei concetti) > >. Seneca < < Lasciate che i vostri occhi disimparino ( … i concetti che offuscano il saper vedere, cioè il senso estetico) ! > > .
    Nelle dispense che consegnavo ai frequentatori del mio corso, ad un certo punto avevo scritto: < < E' naturale e giusto che il fruitore avverta le sensazioni che scaturiscono dalla propria esistenzialità proiettata sulla foto, MA DEVE SUPERARLE AI FINI DELLA LETTURA – RECEZIONE del MESSAGGIO dell'AUTORE e della VALUTAZIONE tecnico/QUALITATIVA. Perché il fruitore che si ferma al proprio soggettivismo rischia di non cogliere le informazioni “significanti” del “segno” e anzi, di rimanere vittima di COMUNICAZIONI INAVVERTITE, MASSIFICAZIONE E STRUMENTALIZAZIONI, oltre che pregiudicare la propria capacità di saper vedere i veri valori estetico/artistici.

    NESSUNA GABBIA! Tutti i linguaggi hanno loro regole e limiti. In ogni caso la libertà (di espressione) è tanto più ampia quanto più si conoscono tali regole e limiti.

    I linguaggi convenzionali, come l'alfabeto Morse e la parola, mutuano la loro capacità espressiva dalle regole, da un codice. Se non sai le regole non comunichi né capisci. Esse possono essere eluse dagli uomini cambiando la convenzione (cambiando il codice). Va da sé che un immigrato sia tanto più libero (di esprimersi perché noi stiamo parlando di “espressione”) quanto più conosce la lingua del posto. Altro, che gabbia!
    .
    Il linguaggio visivo invece mutua la sua capacità espressiva dalla connaturalità delle cose rappresentate: Quindi linguaggio senza codice. La Bellezza estetica di una “rappresentazione” visiva – sottolineo RAPPRESENTAZIONE – equivale a Efficacia del linguaggio, cioè della comunicazione. Il senso del bello – ovvero il creativo, vitale ed evolutivo senso dell'armonia con l'ambiente circostante - lo possediamo già dentro di noi, nei nostri sensi, nei cromosomi fin dentro i nostri neuroni. L'estetica (da parola greca che significa = attinente ai sensi) è' linguaggio della natura, della “creazione-evoluzione della specie. I principi, i paradigmi o prime forme, da cui mutua la capacità espressiva il linguaggio del senso visivo, sono “pressoché” immutabili ed ineludibili. Sì', “ineludibili”, altrimenti la specie sarebbe estinta da un pezzo! E qui non parlavo solo di linguaggi. E siccome ora si tenta invece di eluderli in ogni modo che vediamo, con tutte le giustificazioni di cui anche tu sei paladino, non abbiamo solo la fine dell'Arte come dice l'Adorno Piero, o l'inavvertita inesistenza di democrazia profetizzata anzi constatata dall'Adorno Theodor, ma il continuo sgretolamento del sistema e della convivenza civile, ad opera del relativismo.l
    Va da sé che l'uomo sarebbe tanto più libero quanto più conoscesse il LINGUAGGIO UNIVERSALE delle immagini ed i principi che ne sorreggono l'efficacia. ALTRO, CHE GABBIA!
    >.i
    Paul Klee con la sua non voleva altro che mostrare uno di quei principi della natura, che E' INELUDIBILE se vuoi “rappresentare” un fatto o una qualunque cosa, anche la più stabile di per sé, con un'immagine fissa (fotografia o pittura o scultura, ecc.). Ecco allora la necessità (che ben conosciamo) di dare all'immagine quel certo dinamismo formale e virtuale. … ., Ars imitatur naturam IN SUA OPERATIONE.

    Ciao!

    P.S. . ... ah già, dimenticavo Walter Benjamin: < < Non colui che ignora l'alfabeto, bensì colui che ignora la fotografia, sarà l'analfabeta del futuro > >
    Conoscere la fotografia è anche saperla distinguere da . Quel cui alludevo nel mio intervento del 3marzo alle 12:44 ...
  • Mario Aliberti 08/03/2016 2:04

    Parlavo di Theodor e della sua concezione di arte ed estetica come mezzo espressivo e fattuale di cambiamento di un ordine sociale. Su Klee ti ho già riferito, e anche tu ne hai argomentato, della sua predilezione per la Formazione e non per la Forma in sè che per lui è perennemente incompiuta. Ho fatto riferimento a Walter Benjamin che, tra l'altro, aveva teorizzato il furto d'opera come forma d'arte nell'epoca della riproducibilità tecnica della stessa, ma soprattutto sulla concezione dell'arte e della sua forma estetica traslata sull'aspetto tecnologico seriale. Ho fatto riferimento a Sommer come uno dei tanti esempi di valutazione estetica positiva pur in presenza di forme e soggetti che non rientravano nel concetto e nei parametri classici di bellezza.

    Appunto questi parametri classici che non attengono solo al gusto, certamente, ma nemmeno possono diventare una gabbia di oggettività preformata da cui non se ne esce più. Le dimostrazioni neuroscientifiche lasciano il tempo che trovano dal momento che, date le infinite variabili in campo tra cui l'indeterminatezza e la casualità dovute a categorie che afferiscono anche alla spiritualità e alla trascendenza, l'oggettività estetica della bellezza è non misurabile. In un momento di ipervelocità del progresso e di scoperte scientifiche dove vengono messe in discussione persino teorie matematiche, fisiche e astronomiche, la percezione del bello preordinata da regole scientifiche inamovibili, oggi, sembra un paradosso.

    E nemmeno il neoclassico storico dell'arte tedesco Winkelmann ha saputo impedire che le sue regole del bello nell'Arte fossero interpretate in maniera contrastante sia nella violazione delle regole stesse, sia nella negazione dell'impianto della sua teoria basata sulla serenità e quiete della rappresentazione che doveva contribuire, a suo dire, a produrre quel carattere estetico oggettivo della bellezza.

    Renzo, per me non è stata una perdita di tempo, e non può essere diversamente perchè non starei qua a scrivere. Restiamo felicemente con due opinioni differenti e avremo modo di confrontarci su altri temi........ ma sicuramente in maniera più celere!!!
    Con amicizia, un saluto, Mario.
  • Renzo Baggiani 07/03/2016 16:56

    … Vorrei proprio vederlo, caro Mario, dove e come questi pensatori e filosofi di valore, addirittura “DIMOSTREBBERO” l'inesistenza di principi estetici fondamentali lasciando intendere che l'artisticità sia come la trippa da poter tirare da tutte le parti. Pensa a quanti pensatori , filosofi e maestri di Fotografia potrei schierare io, dalla mia parte.
    Ma se vogliamo passare alle dimostrazioni, quelle vere, allora ti parlerò di moderne scienze neurobiologiche. Neuroscienze per le quali ormai si parla di “neuroestetica”.
    Ti riporto il succo di un art. del Domenicale Il Sole-24 Ore, 12/10/2003, di A.Massarenti che presenta il libro, edito nel 2003, “La Visione dell'Interno. Arte e cervello”, del Semir Zeki, Prof. Di neurobiologia .
    In sintesi, l' "artista" sarebbe un neurologo senza saperlo, come Il Prof. ha dimostrato analizzando, con esperimenti ingegnosi, le reazioni delle cellule cerebrali a diversi episodi della storia dell'arte.
    < < Un libro come questo, scriveva A. Massarenti, sarebbe stato inconcepibile se negli ultimi decenni non si fosse assistito al moltiplicarsi degli esperimenti volti alla scoperta dei meccanismi del cervello. Se fosse uscito 20 anni fa questo libro che si propone di abbozzare una neuroestetica, cioè una scienza dei rapporti tra arte e cervello, sarebbe stato salutato con un misto di sconcerto, irrisione e irritazione, dato il clima “culturalista” e “relativista” di allora – ma che sopravvive ancora tra molti esponenti della cultura umanistica – l'idea di cercare delle vere e proprie leggi di natura capaci di spiegare su base biologica i MECCANISMI UNIVERSALI DELL' APPREZZAMENTO ESTETICO sarebbe stata vista come una folle ripresa del positivismo ritenuto screditato da tempo. Ma per fortuna i tempi stanno cambiando.> >
    Ovviamente, caro Mario, io non potevo far parte di quanti sarebbero rimasti sconcertati, irridenti e irritati, giacché ero sulla medesima lunghezza d'onda, scrivendone articoli sul Notiziario del Fotoclub fin dagli anni '90 (per i quali nel 2002 fui insignito di onorificenza FIAF BFI – Benemerito della Fotografia Italiana) e dal 1998 promulgandone gli insegnamenti nel Corso di Lettura Strutturale di Fotografia da me allestito e condotto.

    < < Il cervello – scrive Zeki – è interessato (nel forgiare i principi estetici, n.d.r.) solo alle proprietà costanti, immutabili, permanenti e specifiche, degli oggetti e delle superfici del mondo esterno perché sono queste proprietà che gli permettono di ORDINARE gli oggetti per categorie.
    La visione è un processo neurale “attivo” che richiede al cervello di non tener conto dei continui cambiamenti e di estrarre da essi solo ciò che è necessario per la classificazione degli oggetti visivi [.. e qui mi fermo, Mario! ..] > >
    Vedi come questo corrisponde a quanto detto da Kant, Croce, Bresson, e tanti altri della “Bellezza Estetica” quale " saper vedere dell'occhio liberato dagli intellettualismi dei concetti".
    Beninteso, parlando di Arte, cioè di efficacia espressiva della “rappresentazione”. Cosa su cui tu mi sembri equivocare: citi Sommer ed allora io capisco che tu non stai più parlando di Bellezza Estetica di una Fotografia ma del piacere estetico di quanto fotografato in sé, a prescindere dal fatto di essere fotografato (ti avevo avvisato in merito: parliamo sempre di “rappresentazione” e non di gusti su questo e su quello!). Io ritengo che quelle di Sommer siano belle “rappresentazioni”, talvolta, anzi spesso, di cose di per sé brutte. Il 1° assunto della Fotografia dice: la foto di una seggiola, non è una seggiola! (Nazzareno Taddei). Cioè, la bella foto non è una bella cosa ma la bella rappresentazione di una cosa, magari brutta, fosse anche orrenda.
    … Assumo subito Sommer tra i campioni di mia parte! :-))

    Comunque, visto che tu parli di Adorno e visto che ce ne sono almeno due che potrebbero essere interessati, io cito il Piero. Ha scritto l'opera “L'Arte Italiana”, la storia della stessa dalla preistoria fino ai giorni nostri. Due tomi ed in tutto sei mastodontici volumi, che possiedo nella mia libreria. Alla fine del suo immane lavoro, il lavoro di una vita d'amore per l'Arte, nel Vol. 6° scrive dell'arte concettuale: < < Una frattura totale con la concezione di arte, non soltanto quella usuale nel passato ma anche quella dell'età moderna, si verifica nel 1965 … Finora l'arte è stata considerata come “espressione”. L'arte concettuale nega invece ogni possibilità di comunicazione . Ciò che interessa è il “concetto”, l'idea che ha l'artista, non la realizzazione … > >

    Qui interrompo un attimo l'Adorno per inserire il commento di un grande maestro di fotografia:
    < Le idee, sebbene ricoprano un ruolo particolarmente piacevole nella conversazione e nella seduzione, hanno poco a che fare con la Fotografia. La Fotografia è il momento, la sintesi di una situazione, l'istante in cui tutto si amalgama. Un'ideale inafferrabile. > (Elliott Erwitt)
    E poi una frase di “Pensare per Immagini – Tra scienza e arte”, di Olaf Breidbache, prof.di Matematica e fisica e di Storia della Scienza, e di Federico Vercellone Prof. Di Estetica.
    E' una frase che esprime una delle conclusioni finali del libro: < < Non si concepisce qualcosa per poi realizzarlo, ma lo si realizza per poi concepirlo > >. Un po' tosto a capirsi, forse, ma è quello che cerco di mettere in pratica io quando scatto in strada. Per quello cito sempre un altro dei tuoi campioni (… ma va làaaa, Mario !!), Paul Klee: < < Io devo pensare solo alla Forma, tutto il resto viene da sé. > > E a proposito, le mie foto più riuscite almeno, o quelle di qualsiasi altro, sono sicuro che piacciono ad un povero come ad un ricco, ad un giapponese come ad un cinese o ad un americano, ad un fruitore di oggi come ad uno del lontano futuro che se le ritrovasse in mano, anche se le ha scattate un “nessuno” come me, perché parleranno ancora da sole. Altre foto postmoderne e concettuali che infestano FC.it, non so … forse potrebbero interessare per il concetto se lo mostrassero davvero. Su questo la penso come Scianna: < < Che cosa rende tante immagini di propaganda ideologica o di privata testimonianza emotiva retoriche o mielosamente sentimentali se non l’assenza di intelligenza delle cose o di forza espressiva della visione, della FORMA ESTETICA? E’ molto più facile (per molti fotografi, n.d.r.) ribellarsi a questa difficile disciplina che cercare di raccoglierne la triplice sfida etica, mentale ed estetica.> >

    Riprendendo l'Adorno, ecco le sue conclusioni : < < … L'opera d'arte sembra non aver più alcuna utilità: gli artisti visuali e cinetici definiscono spesso le loro opere come “inutili”, ossia divertimenti intelligenti. Molti si chiedono perciò se l'arte – almeno per come l'abbiamo concepita fino adesso – non si avvii a morte o non sia già morta .> >
    … E' questa la tua prova, Mario, l'apporto dimostrativo di questo Adorno qui?! O forse era Theodor? Del cui pensiero condivido tutto ma si vede che mi è sfuggito quello sulla fotografia.

    Insomma, caro Mario, tu perdi il tuo tempo con me ed io ho la sensazione di perdere il mio con te, per cui scusami, magari guarda le mie foto e dimmi perché non ti piacciono ma non farmi perdere più tempo con simili argomentazioni. :-)

    Con stima, amicizia e simpatia,
    Renzo

  • Mario Aliberti 05/03/2016 21:01

    Ma questo è il punto o la premessa su cui non mi trovo d'acccordo quando dici:"Io parlo di principi estetici fondamentali, ineludibili per chi voglia cercare la bellezza e l'espressività di un linguaggio. Che non mutano per le mode, o per i mutamenti politici e sociali."L'apporto di pensatori e filosofi come, tra gli altri, Adorno, Walter Benjamin, lo stesso Klee e di fotografi come, ad esempio, Frederick Sommer, hanno dimostrato che la bellezza intesa come appagamento del senso estetico è proprorzionale proprio ai mutamenti politico sociali che inglobano movimenti culturali, di costume, di progressi tecnologici, di architettura, cinema, nuove tecniche digitali e quant'altro, e non potrebbe essere altrimenti. Ma anche nel caso di un'opera classica intoccabile, la stessa subisce nel tempo le alterazione percettive e di appagamento sensoriale in base ai fenomeni di cui parlavo. E non può essere diversamente per l'espressività del linguaggio che si adatta e si forma al variare delle epoche e al variare dei mutamenti sociali. E se si condivide il pensiero di Klee sulla formazione e sull'incompiutezza dell'opera nel tempo, a maggior ragione il dato della percezione estetica fluisce, si riordina e si trasforma continuamente. Ciao Renzo, alla prossima!
  • Renzo Baggiani 05/03/2016 15:51

    … O forse, più semplicemente non siamo della stessa idea, almeno non su tutto..
    Io parlo di principi estetici fondamentali, ineludibili per chi voglia cercare la bellezza e l'espressività di un linguaggio. Che non mutano per le mode, o per i mutamenti politici e sociali. Quando dico Forma io intendo questo. Scusami se ti ha causato un fraintendimento.
    Forse, avrei potuti dire meglio “composizione”: Visto che parliamo di fotografia, immagine fissa in due dimensioni, penso che i termini possano ritenersi equivalenti, o al massimo posso peccare di approssimazione ritenendoli tali. Comunque, se Paul Klee dice Forma, pensavo di poterlo dire anch'io …
    Anche perché conosco benissimo il peso strutturale del non visibile, cioè di quanto non è sostenuto da un'esplicita presenza di oggetti visivi. I “vettori”, portatori della dinamica direzionata che percepiamo negli oggetti visivi, penso ad esempio alla direzione dello sguardo nei ritratti. I “nodi”, in cui convergono e si intrecciano i vettori . Le “figurazioni” I pieni ed i vuoti”, i chiari e gli scuri. Le relazioni sintattiche dei colori come similarità, complementarità, il contrasto, le relazione tra primari e secondari.
    Tutto contribuisce alla “composizione”, ovvero alla “disposizione di elementi visivi tale da creare un insieme autosufficiente ed equilibrato, strutturato in modo tale che la configurazione delle forze rifletta il significato dell’intenzionalità artistica”.
    E poi ci sono le attrattive dei paradigmi o prime forme, come la spirale: il DNAnon è a spirale perché quest'anno va di moda a spirale! I cicloni e comunque tutte le masse d'aria si muovono a spirale, succedeva anche in preistoria e nel medioevo, succede in Cina come su New York. Il movimento delle galassie, è a spirale, così come è a spirale la configurazione del girasole, ecc. ecc. ecc.
    Non dimentichiamoci della “sezione aurea. La sezione aurea, con le sue linee e punti nodali, di un quadro come di una foto è la scacchiera dove si gioca l'equilibrio compositivo. Equilibrio dinamico, beninteso!
    Questi, sono esempi di principi della Bellezza compositiva, formale, che dico io. Ineludibili perché, non c'è sedimentazione socio-politica, o moda che tenga se crede di eluderli o sovvertirli.
    Per fare un esempio, sono più immediatamente riscontrabili in Mondrian che in Raffaello!

    E parliamo appunto della necessità del dinamismo nelle immagini. Non l'ha inventato certo Klee ()! Notò che il movimento è la condizione normale dell’universo e sta alla base del divenire e del dileguarsi di tutte le cose. Kleee chiamò questo principio “Processualità Di Tutte Le Cose” e disse che il rapporto opera-fruitore deve rispettare questa processualità della natura: la fruizione sarà facile ed armonica se la “processualità” della figura sarà resa esplicita nonostante l’oggettiva fissità dell’immagine; fissità che altrimenti causerebbe difficoltà al fruitore invece di “godimento”. Affermare la “processualità” vuol dire, dunque, dare all’immagine ferma il senso di casuale arresto di una realtà che si muove; di un divenire.
    Ecco la mirabile enunciazione di un esempio di ciò che intendo io per principi ineludibili della Forma (o Composizione)! Esempio di imitazione (realistica o astratta che sia) di come opera la natura: “Ars imitatur naturam in SUA OPERATIONE”.

    Caro Mario, spero di essermi spiegato meglio.
    Un cordiale saluto!
  • Mario Aliberti 05/03/2016 0:26

    Scusami Renzo ma non ci intendiamo. Dici che persegui la Forma ma tutto il resto è quello di cui voglio parlare io, ma io parlo della Forma dove è sedimentato tutto il resto. Dici che Klee pensava alla Forma ma in realtà quello cui premeva più della Forma era la Figurazione che è la genesi della forma, il tramite dinamico che evolve nella forma, e non era nemmeno importante che apparisse come evento finito, ma che si penetrasse dinamicamente nei momenti formativi del visibile. Più che la Forma, la Formazione, il percorso del non visibile che asssume un valore dinamico assoluto. Il vuoto, il foglio bianco per Klee è già forma, e tuttavia a lui questo non interessava più di tanto. Infatti lui operava una sorta di regressione . riducendo la forma a Formazione, genesi, fino ad arrivare al punto che rappresentava l'inizio. Ed è questo percorso che interessava Klee, la formazione in atto, la genesi del visibile, i tasselli invisibili e inesplorati che danno vita alla forma già visibile all'occhio la quale risulta non essenziale rappresentare. Il discorso è affascinante e complesso e credo proprio che possa essere oggetto di una discussione approfondita in altra sede, anche se come spunti didattici e di approfondimento sono qui appropriati. Ciao Renzo, un saluto.
  • Renzo Baggiani 04/03/2016 17:07

    Il sentimento estetico (estetico= attinente ai sensi ) non è una futile e divertente “app” da scaricare nello smartphone di ultima generazione. E' uno dei fattori evolutivi della specie umana (e non solo) attraverso miliardi di anni.

    Sul Domenicale de Il SOLE24Ore del 13 Dicembre 2009 fu pubblicato l'esito di un sondaggio proposto da D. Chalmers e D. Bourget, curatori del sito PhilPapers (risorse online per la filosofia):"PENSA CHE LA BELLEZZA SIA OGGETTIVA O SOGGETTIVA?".
    Avevano risposto 3.226 filosofi del pianeta, un terzo dei quali specializzati nello zoccolo duro della filosofia (della mente, del linguaggio, metafisica, epistemologia), per cinque sesti maschi e relativamente giovani. Ben l' 81% di essi aveva dichiarato di “CONSIDERARE OGGETTIVI I VALORI ESTETICI”.
    Una bella maggioranza ma pur sempre deludente per la mia opinione, avvalorata dalle stesse neuroscienze moderne, che la Bellezza estetica sia un valore assoluto ed oggettivo, ben radicato nella specie da quei miliardi di anni di cui parlavo prima. Soggettivo è solo il livello di libertà dai (pre) concetti scaturiti dalle singole “esistenzialità”, che ciascuno riesce di volta in volta a raggiungere per apprezzarla.

    Qui la differenza tra noi. Tu giudichi i cambiamenti politico-sociali, le mode, le esperienze e le inclinazioni personali (ecc.) come fattori di determinazione della bellezza estetica nell'arte e nella fotografia (ciò avviene, naturalmente, oserei dire purtroppo). Per me invece sono motivo di offuscamento, inquinamento, distorsione del puro giudizio estetico, ovvero sono il concetto e l'interesse di cui parlava Kant.

    Spero di riuscire a farti capire che di tutto ciò non potresti farne tesoro di apprendimento del “saper vedere un quadro o una fotografia” per quel che veramente sono: “rappresentazioni”.
    “Rappresentazioni” di qualcosa che può mutare quanto vuoi ma che tu stai guardando attraverso la funzione occhio/cervello, che si è formata e consolidata in migliaia e migliaia di anni.
    Ed a un tuo ipotetico allievo di fotografia cosa insegneresti tu, la situazione politico-sociale, la storia, la geografia, i sentimenti, la psicoanalisi? ... O il modo di rappresentare una qualsiasi idea in una frazione di secondo con la massima efficienza espressiva di un linguaggio visivo, quello “naturale”, però da tradurre su un foglio o un file bidimensionale !?! Ricordando che “bellezza” estetica di una rappresentazione (non di una donna, o di un lago, o di una città, o di un'idea politica, ma di un “linguaggio”) equivale a Bellezza espressiva, cioè a efficacia espressiva.
    Tutte le altre disquisizioni, condivida o non condivida, te le lascio volentieri.
    .. Non so se sono stato chiaro perché per me è difficile spiegarlo anche se mi è piuttosto chiaro. Per dirla come Sant’Agostino, :-))
    Forse quel che ho cercato di dirti sopra, anzi di sicuro, l'ha detto meglio Paul Klee in poche parole: .
    La Forma è ciò che perseguo io in Fotografia, tutto il resto, importante che sia (e di certo lo è) è ciò di cui vorresti parlare tu.
    Ti saluto con stima e amicizia. Grazie della tua preziosa attenzione!
  • Mario Aliberti 03/03/2016 16:13

    Penso che il tuo articolato ragionamento sia condividibile solo in parte. È sul concetto dell’estetica che non mi trovi d’accordo. Noto che hai avuto e hai tutt’ ora una meritevole funzione didattica in relazione alla divulgazione della buona fotografia argomentando su approcci e teorie consolidate, fino a superarle e che alla fine formano e riescono a determinare appunto un allontanamento, un superamento progressivo ,in senso evolutivo, dal nozionismo estetico-concettuale ma anche dalle tecniche standard di ripresa. Tutto questo è meritevole e efficace. Ritornando all’estetica essa ha molteplici valori e intendimenti fra cui quello della mera contemplazione circoscritta, nel senso del tratteggio e della chiusura intesa come opera finita e che può essere scevra dal concetto - contenuto ma fino a un certo punto. Il tempo decide sull’opera, i cambiamenti politico-sociali possono determinare una percezione diversa della stessa opera che può essere bella, meravigliosa o brutta e indifferente a secondo dei canoni di bellezza prestampati nel cervello di ciascuno e che dipendono a loro volta dal proprio bagaglio culturale in primis e dalle esperienze sul campo poi. È l’estetica statica ( che si dovrebbe ritenere parte della forma insieme al resto) che non condivido, perché essa è in continuo divenire nel tempo , nei secoli. Il brutto e il bello sono categorie dell’animo incostanti e mutevoli e variano per mezzo di quei fattori di cui parlavo in precedenza ( tempo, cambiamenti politico-sociali). Esempi di questi cicli mutevoli nella storia dell’arte in genere, ce ne sono tanti e confermano che l’ostacolo maggiore per la definizione dell’opera d’arte o semplicemente per la definizione delle categorie cui facevo riferimento è la contemporaneità inclusiva dei contesti del momento.

    Se il ragionamento o il parametro di giudizio invece investe unicamente il carattere emozionale dell’impatto visivo istantaneo che si adatta perfettamente ai mezzi di fruizione contemporanea, posso anche essere d’accordo su tutto con te. Infatti l’atto della fruizione non è più o soltanto quello delle mostre o dei cataloghi esplicativi dove “l’obbligo” di (sof)fermarsi poteva o può avere una valenza fruitiva diversa e forse più efficace. L’infinita possibilità offerta dal mezzo di ripresa ha determinato una mutazione del rapporto esecutore-fruitore per cui diventa più arduo rinvenire un tipo di contemplazione “lento” dell’evento, accedendo invece ad una dimensione dove la velocità di fruizione e l’inversione istantanea dei ruoli viene saziata da un fugace e conformato giudizio meramente estetico.

    Infine , Renzo, non ho mai detto che le tue foto non mi piacciono o, almeno, ancora lo devo dire!!!
    Saluti, Mario.
  • Renzo Baggiani 03/03/2016 12:44

    @ Mario ...

  • Mario Aliberti 03/03/2016 9:28

    Vuoi che ti escluda dai citazionisti, non posso, perchè anche se in generale le citazioni in calce le fai anche tu, ma puo' darsi che tu tenda a darle seguito, ciò che non capita sempre, come ho già detto, soprattutto tra i fotografi amatoriali. Eppure quelle citazioni sono formidabili, sono essenziali per capire il connubio tra estetica e straniamento, tra forma e contesto sociale attuale, tra esigenze e impellenze personali e fruizione dell'evento, ma a che serve evidenziarle se non se ne comprende l'essenza (in senso lato, non riferito alla persona) e non se ne dà seguito. Io di questo parlo e su questo ho deciso di dialogare con te. Su questa foto ho gìa espresso ed esplicato ampiamente il mio parere. Non è un giudizio assoluto sulle tue opere o sulla tua capacità artistica, per questo c'è tempo e mi piace farlo con passione e dedizione. Spero di essere stato chiaro. Un caro saluto, Mario.
  • Renzo Baggiani 03/03/2016 8:50

    Dunque, Mario, ora posso tirare un sospiro di sollievo, riassumiamo per maggior chiarezza una parte del tuo pensiero (cioè quella che mi appare chiara).

    punto 1° - (tra virgolette le tue testuali parole) secondo te non sono certo io quello che usa una "inutile ridondanza" nella mia pagina e poi sotto le foto che pubblico, quindi si desume che la mia eventuale ridondanza sia utile, "condizionante" ma non certo "inconcludente";
    punto 2° - e questo è ciò che più conta, ho il tuo che le mie "premesse citazioniste" non sono "pompose" e quanto metto in pratica, cioè le mie fotografie pubblicate, sono sostanzialmente in linea con quelle premesse; di questo ti ringrazio particolarmente, troppo buono!, perché in qualche caso avevo io stesso qualche dubbio.

    Grazie a te Mario! Un caro saluto.
  • Mario Aliberti 02/03/2016 20:46

    No no, così iniziamo un fraintendimento gentile e sottile che finirà nella notte dei tempi! Era una considerazione generale e discorsiva non riferita a te nello specifico. Sorvolo sul fatto attinente alla mia galleria. Un buona composizione non è sempre sufficiente, ma neanche necessaria, per esplicare compiutamente la forma che è contenuto e metacontenuto, oppure è solo tratteggio e segno deprivata del resto. Il simbolismo , il raddoppio e il rapporto degli eventi, la similitudine e il contrasto tra essi, dovrebbero evolversi in una singolarità astrattiva che a me non è arrivata. Nella mia percezione univoca dell'evento, appunto la singolarità, non sono andato oltre la mera rappresentazione logica e tratteggiata dell'immagine. Ma questa è la mia percezione. Non sembri leziosa questa considerazione, perchè lo scarto tra lo scorrere velocemente le migliaia di immagini quotidiane e il soffermarsi e il chiedersi il perchè solo su alcune di esse, lo si trova proprio nell'ancoraggio spirituale e straniante riferito all'evento, qui inteso come fruizione della foto. Grazie dei preziosi spunti critici, un caro saluto, Mario.
  • Renzo Baggiani 02/03/2016 15:32

    Grazie Mario della tua visita ed ancor più di avermi elargito il tuo illuminato ed illuminante pensiero. Mi avevi quasi convinto della mia inconcludenza fotografica, almeno in rapporto alle pompose premesse citazioniste della mia pagina, ed allora, confuso, ho pensato: "Stai a vedere che in fin del cammin di nostra vita abbiam trovato qualche ben intenzionato che ci corregge i nostri inevitabili, umani, personali difetti! "Allora sono andato speranzoso a vedere le tue di foto, ma sono rimasto più confuso di prima, lo confesso. Come confesso di non riuscire tuttora a capire cosa significhi che una foto come questa,
    Però ho pensato che in fondo non è una cosa tanto brutta, visto che trattasi di enigmistica foto.
    Grazie comunque Mario. Un caro saluto anche a te da parte mia.
  • Mario Aliberti 02/03/2016 12:26

    La condivisione di un approccio fotografico legato al poprio vissuto, al proprio sapere o anche al proprio istinto, è una condizione naturale e normale. Ribadirlo ogni volta è una ridondanza inutile, anche perchè nella maggior parte dei casi, soprattutto negli amatoriali o poco più in là, si mette in pratica nulla di quanto appare nelle pompose premesse citazioniste alla propria pagina o alla singola foto. A mio parere la citazione storica didascalica finisce con lo svilire l'intento dell'autore, è condizionante ma tuttavia inconcludente. Ritengo opportuno che si segua la propria strada in "intimità" come una persona brillante ma timida e nel contempo consapevole della sua passione e della sua conoscenza. Questa considerazione non ha nulla a che fare con la foto che è molto apprezzabile nella composizione e nelle tonalità, anche se non dotata di una forma pienamente compiuta. Un saluto, Mario.