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Antonio Manta


Free Account, Pian di Scò

Lumen et Umbra 2

Fotografo da anni ed è attraverso la fotografia che comunico i miei pensieri, le mie emozioni e rappresento, o meglio rielaboro la realtà. Le mie fotografie, così dure e decise nella scelta predominante del bianco e del nero comprimendo tutta la scala cromatica dei grigi, non sono certamente dovute al caso ma scaturiscono da un’esigenza precisa, ovvero dare un contributo al chiarimento di un’idea.
Sento quindi la necessità di ribadire il concetto di ciò che è bene e di ciò che è male, senza rifugiarsi in comode vie di mezzo, nei grigi. Ecco allora che queste mie fotografie - da un canto semplici, dall’altro anche troppo complicate - diventano simboliche ed è per questa ragione che i due colori non colori sono così netti.
In questo dualismo la luce gioca col buio, a volte rimanendone imprigionata, accarezza le forme solide delle pietre, avvolge le colonne delle chiese, scivola nelle lapidi, delinea i graffiti di ieri e di oggi – bisogno umano di espressione come la fotografia che li ritrae - e sostiene l’officiante nell’ultima e unica foto “viva”, la cui posizione eretta dipende non dal suo scheletro, né dalla sua muscolatura, ma da un fascio di luce.
La luce, architrave della vita che poggia su basi di tenebre, è oscurità visibile che proviene e rimanda in alto, induce alla riflessione metafisica e a formulare domande che forse non riceveranno risposte. Essa è calore amico, sollecita il raccoglimento intellettuale nei luoghi di culto e ci fa dire come Sant’Agostino, che rivolgendosi a sé stesso si chiese:
> rispose: ...

il giorno e la notte,
il paradiso e l’inferno,
la luce e il buio,
il bianco con il nero,
sono destinati a percorrere la stessa via
senza mai convivere insieme ...
(Kahlil Gibran 1883-1931).

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