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Cosa c'è di nuovo?

Maria Pia Gino


Free Membro, trecastagni

Commenti 9

  • Mariana Magnani 24/01/2011 18:05

    Gusto che in ogni età si è volto alle rovine come oggetto di meditazione, il rovinismo è molto più che un vocabolo.
    A cominciare dalle lamentazioni bibliche (col tema dell'Ubi sunt? che giungerà sino a Villon e ai moderni decadenti), lo spettacolo di architetture cadute per l'oltraggio del tempo e la trascuratezza degli uomini o per la loro malvagità in tempo di guerra ha generato stupore, tanto più grande quando si tratta di monumenti (latino: monumenta) di antiche civiltà e immensi imperi. In letteratura e in arte sempre e in ogni dove le rovine esaltarono e commossero le anime dei grandi. Se Mario piange sui resti di Cartagine, Petrarca a essi si ispirò per un ritorno all'antica Roma e al suo ideale di civiltà. Il fil rouge delle rovine come immagine cui richiamarsi lungo l'arco di tempo è ripreso da, J. Du Bellay nella sua Antiquités de Rome; Raffaello e B. Cellini lo illustrarono nel loro amore per le grottesche. Ma il gusto, la riproposta delle rovine come fonte cui attingere il sentimento del grandioso esplose nel Seicento e nel Settecento con un'evocazione che finisce col diventare un'esaltazione voluttuosa. I pittori fiamminghi si mossero nel puro ambito del pittoresco; gli italiani studiarono scavi e piani mossi da puro interesse archeologico e coordinarono linee e prospettive con un gusto per la decorazione, la quale decorazione sfociò nel genere del capriccio, mentre Piranesi, superando gli uni e gli altri, ritrovò nella rappresentazione delle rovine spunti lirici di schietta ispirazione preromantica. Tutto è caduco, ma rivela la grandezza dell'animo umano che alla tragedia oppone la sua creazione in senso di rivalsa o di ispirazione. Diversamente cantano Foscolo e Leopardi rispettivamente ne I sepolcri e ne La ginestra: l'uno a sprone dell'uomo, l'altro a contemplazione di una grandezza passata, in sentimentale legame col romanticismo che fece propria la poesia di edifici abbandonati. Concezione ispiratrice anche della pittura che esaltò la “poesia dei ruderi”, da Codazzi a Ghisolfi, da Pannini a Ricci, da Bellotto a Hogarth, passando dal rocaille al pittoresco, e con Goya all'accusa espressa dalle sue allucinanti pitture di guerra. Con lui avviene il gran salto nella nuova concezione del rovinismo: Goya è il profeta di un tempo che alle rovine della civiltà avrebbe sostituito le rovine della follia umana. Eco nel vuoto era ormai destinato a restare il canto di Carducci Dinnanzi alle terme di Caracalla. Il Novecento apparve con la maschera tragica di due guerre mondiali. La devastata umanità non poté più guardare alle rovine come al segno di una passata grandezza: potè solo contemplarle con l'occhio smarrito, e più che il canto dei poeti (Cardarelli, Ungaretti, Betocchi) trovò immagine della propria angoscia nelle tele di Picasso, Guttuso e Kokoschka, in cui il rovinismo appare come l'orrido frutto di un'insensata autodistruzione.

    Catullo, carme LXVIII

    Tempore quo primum uestis mihi tradita pura est,
    iucundum cum aetas florida uer ageret,
    multa satis lusi: non est dea nescia nostri,
    quae dulcem curis miscet amaritiem.
    sed totum hoc studium luctu fraterna mihi mors
    abstulit. o misero frater adempte mihi,
    tu mea tu moriens fregisti commoda, frater,
    tecum una tota est nostra sepulta domus,
    omnia tecum una perierunt gaudia nostra,
    quae tuus in uita dulcis alebat amor.
    cuius ego interitu tota de mente fugaui
    haec studia atque omnes delicias animi.

    Al tempo della mia prima toga candida, quando
    l'età fiorita si godeva la sua primavera,
    mi abbandonai a vivere e certo lo sa la dea
    che dolce e amaro mescola in ogni affanno d'amore,
    ma tutto, tutto nel pianto la morte del fratello
    ha cancellato. Ahimè fratello, fratello mio,
    tu con la tua morte tu ogni gioia m'hai spezzato,
    con te tutta la nostra casa con te hai sepolto,
    con te ogni mia felicità, che nella tua vita
    tu di dolce amore ti nutrivi, con te è finita.
    E con la sua morte io ho bandito dalla mente
    le mie fantasie, ogni piacere dello spirito.


    Arte mira mortalium temperat horas.
    Con arte mirabile regola il tempo dei mortali.

    Nelle tue immagini secolari, per soggetto e non solo, si vivono visivamente realtà impalpabili.
    Custode del senso del tempo in relazione al cosmo e portavoce del valore storico-artistico, hai la capacità di scavare dentro.
    E' un bagaglio simbolico, il tuo; un'espressione dei fondamenti della nostra cultura.
    La fotografia è l'arte della luce e dell'ombra; dello spazio e del tempo (L.Dutto): questa definizione, per quanto semplicistica, non può non far riflettere.
    Nei tuoi scatti ben si comprende quanto fotografare voglia dire coglierne l'essenza in un attimo; fissare l'emozione di un istante e amplificarne il segnale silenzioso per consegnarla infine, ancora una volta, alla gente.
    Il fotografo è sempre alla ricerca di una "buona luce" per rappresentare la realtà che gli appare e per coglierne le differenze; per comprendere le caratteristiche di ogni soggetto. Il suo intento è comunicare attraverso le immagini sentimenti provocati nell’istante dello scatto.
    Non è solo una scelta d’arte, nel senso più nobile e nello stesso tempo più autentico della parola. Vuol dire anche e soprattutto dimostrare con le proprie opere, con le suggestioni culturali che ne sono l’alone, un’altra e diversa visione del tempo.
    La tua arte del e nel tempo è qualcosa di più di una curata, attenta esposizione di fotografie. Ci parlano di quel vero e proprio museo all’aria aperta, esposto ogni giorno: patrimonio e bene - a mio parere - ancora più prezioso.

    Sublime!
    Complimenti!
    M.
  • ivano mostosi 27/06/2008 9:19

    sono tutte belle queste immagini in sequenza,vedo
    dei buoni tagli di luce,incastonati in soggetti molto diroccati,con questi due elementi sei riuscita a realizzare delle ottime immagini cariche di suggestione e forza.
    Complimenti!
  • AL dente 04/06/2008 7:31

    Mi piace moltissimo questi colori caldi.
    Molto bella questa luce; uno scatto d’atmosfera.
    Semplicemente unica... e bellissimo anche il titolo…
    Davvero bella, complimenti
    Tanti cari saluti e ti auguro una buona giornata.
    Andrea
  • Gianni Calgaro 28/04/2008 17:19

    Veramente ben composta e piena di significato. Brava. Ciao. Gianni
  • PIERO BOZZONI 02/03/2008 23:24

    sei molto brava......ti piacciono i dettagli vedo ciao
  • Domenico Formichella 02/03/2008 19:10

    Brava, ottimo spirito di osservazione e belli i colori
    Domenico
  • Giancarlo Balzarini 29/02/2008 22:11

    Pericoloso...abbandono!! Bello scatto.
    Giancarlo
  • Alfredo Mancini 29/02/2008 21:27

    ottima anche questa...occhio attento...brava..:)
  • Massimo Mannucci 29/02/2008 17:02

    Titolo geniale!
    :o)