MAN RAY

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“Il mio scopo non è mai stato documentare i sogni, ma realizzarli” scrisse l’irrequieto Man Ray che si oppose sempre agli elementi formali dell’arte divenendo uno dei più drastici rappresentanti del Dadaismo e del Surrealismo.

Man Ray - autoritratto 1943 Man Ray - autoritratt… lucy franco 29.11.15 0


Man Ray, al secolo Emmanuel Radnitzky, nasce a Philadelphia il 27 agosto del 1890. I suoi genitori emigrano dalla Russia negli Stati Uniti durante gli anni Ottanta. Nel 1897 la famiglia si trasferisce a Brooklyn, New York, dove Emmanuel inizia ad interessarsi di arte e architettura.
Finiti gli studi nel 1908, Emmanuel è attratto dalle gallerie e musei di Manhattan e diventa un visitatore regolare della Galleria 291 di Alfred Stieglitz, dove è introdotto al concetto di fotografia come arte. Stieglitz è infatti il primo gallerista americano ad alternare a mostre fotografiche, quelle di artisti delle avanguardie europee quali Matisse, Rodin, Toulouse-Lautrec, ma anche oggetti di artigianato africano.
lucy franco lucy franco   Messaggio 2 di 16
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Nel 1912 la famiglia Radnitzky cambia il proprio cognome in Ray ed Emmanuel decide di adottare una versione abbreviata del proprio nome, Man. Da questo momento in poi firma le sue opere con Man Ray (spesso abbreviato in MR)
Nel 1915 partecipa, in veste di pittore, alle prime mostre dove ha occasione di incontrare Marcel Duchamp, con il quale nel 1920 comincia a collaborare.
Nel 1921 Marcel Duchamp, pittore, scultore e scacchista francese naturalizzato statunitense, amico per tutta la vita di Man Ray, ritorna in Francia e invita Man Ray a raggiungerlo. Parigi è, a quel tempo, il centro del mondo artistico e Man Ray è subito adottato dai dadaisti.
Gli artisti appartenenti a questo movimento rifiutano il concetto di arte; il gesto dell'artista eleva il comune oggetto prodotto in serie, decontestualizzandolo dal quotidiano, al grado di opera d'arte al fine di ridurre tutti gli oggetti e le opere d'arte allo stesso livello. Alla base ci sono la distruzione dei valori e legami etico-culturali, la casualità, l'ironia e l'assunzione di materiali ritrovati, ovvero degli objets trouvés come mozziconi, foglie, ecc.
lucy franco lucy franco   Messaggio 3 di 16
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"Ciò che mi interessa è un oggetto che non sembri un'opera d'arte; qualcosa che sia più o meno utile ... Non è necessario andare in un museo o in una galleria; essi sono vicini a noi"
Inizia a lavorare come fotografo professionista contemporaneamente alla sua prima professione di pittore e con il tempo diviene un collaboratore di "Harper's Bazar", "Vogue", "Vu", "Vanity Fair" e altre riviste famose.

Man Ray - for Harper's Bazaar, 1937 Man Ray - for Harper… lucy franco 29.11.15 0


Man Ray - Barbette make up 1926 Man Ray - Barbette … lucy franco 29.11.15 0
lucy franco lucy franco   Messaggio 4 di 16
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Il suo interesse per la luce e per il mutare delle ombre portate, in rapporto ai cambiamenti d’illuminazione (che da poco tempo l’elettricità aveva reso di facile gestione), è palese nelle sue prime fotografie. Emblematica l’immagine “La femme” del 1918. La tecnica particolare di Man Ray consisteva nel distruggere gli oggetti e svestirli dal loro uso canonico e naturale: scomponendoli, creava e attribuiva loro nuovi significati. La realtà viene stravolta, assurge a sensi assurdi, visionari, surreali appunto; le cose che siamo abituati ad osservare quotidianamente subiscono una metamorfosi offrendoci una visione nuova e impensata degli oggetti stessi.

Man Ray - La femme, 1918 Man Ray - La femme… lucy franco 29.11.15 0


Man Ray - Kiki con maschera africana Man Ray - Kiki con … lucy franco 29.11.15 0
Ultima modifica di lucy franco il 30.11.15, 10:06, modificato 1 volta in totale.
lucy franco lucy franco   Messaggio 5 di 16
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É un errore fotografico a renderlo famoso presso l'alta società parigina. Infatti, fotografando la marchesa Casati in scarse condizioni di luce, ottiene dei negativi sfocati dove però appaiono tre paia di occhi.

Man Ray - marchesa Luisa Casati Man Ray - marchesa… lucy franco 29.11.15 0

La marchesa rimane strabiliata dal risultato asserendo che ha ottenuto "il ritratto della sua anima". Da quel momento comincia a fotografare deliberatamente fuori fuoco in quanto, attraverso la sfocatura, riesce ad ottenere una fusione tra gli elementi di contorno ed il soggetto.
Man Ray non è particolarmente interessato alla tecnica fotografica, ma riesce ad acquisire una preparazione tecnica tale da permettergli di padroneggiare il mezzo ed usarlo per i suoi scopi.
lucy franco lucy franco   Messaggio 6 di 16
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Egli, in quanto artista multimediale è, senza dubbio, colui che può, meglio di chiunque altro definire i "confini" fra pittura e fotografia, diatriba ormai secolare che si trascina dalla nascita di quest'ultima.

“Fotograferei un'idea piuttosto che un oggetto, ed un sogno più che un'idea.”

Man Ray - Remy Duval, 1930 Man Ray - Remy Duv… lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - le basier, 1930 Man Ray - le basier, … lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Meret Oppenheim, 1933 Man Ray - Meret Opp… lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Dora Maar, 1936. Man Ray - Dora Maar… lucy franco 30.11.15 0
lucy franco lucy franco   Messaggio 7 di 16
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Nella fotografia egli infatti inventa e reinventa tutto; là dove la fotografia "classica" non basta ai suoi scopi, egli sviluppa nuove tecniche e procedimenti che si rifanno a quelli del secolo precedente.

“Dipingo ciò che non può essere fotografato e fotografo ciò che non desidero dipingere. Se mi interessano un ritratto, un volto o un nudo, userò la macchina fotografica. É un procedimento più rapido che non fare un disegno o un dipinto. Ma se è qualcosa che non posso fotografare, come un sogno o un impulso inconscio, devo far ricorso al disegno o alla pittura.
Per esprimere ciò che sento mi servo del mezzo più adatto per esprimere quell'idea, mezzo che è sempre anche quello più economico. Non mi interessa affatto essere coerente come pittore, come creatore di oggetti o come fotografo. Posso servirmi di varie tecniche diverse, come gli antichi maestri che erano ingegneri musicisti e poeti nello stesso tempo.
Non ho mai condiviso il disprezzo ostentato dai pittori per la fotografia: fra pittura e fotografia non esiste alcuna competizione, si tratta semplicemente di due mezzi diversi, che si muovono in due diverse direzioni.
Fra le due non c'è conflitto.”
lucy franco lucy franco   Messaggio 8 di 16
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A quel periodo risalgono le cosiddette Rayografie, fotografie senza macchina fotografica, ottenute poggiando oggetti direttamente sulla carta fotografica: immagini nate in camera oscura senza l’ausilio di una macchina fotografica, grazie al processo chimico che la luce innesca sui materiali fotosensibili.

Man Ray - rayografh 1925 Man Ray - rayografh … lucy franco 29.11.15 0


Man Ray - rayografh 1923 Man Ray - rayografh … lucy franco 29.11.15 0


Man Ray - rayografh. 1923 Man Ray - rayografh.… lucy franco 29.11.15 0


Man Ray - rayografh. Man Ray - rayografh. lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - rayografh, 1923. Man Ray - rayografh,… lucy franco 30.11.15 0


Il risultato è quello di un negativo degli oggetti opachi o traslucidi che sono stati appoggiati sulla carta.

Ecco che, mentre sta sviluppando un positivo, mette un foglio di carta sensibile non esposto nello sviluppo e vedendo che non appare immagine alcuna, lo mette da un lato appoggiandoci sopra un imbuto di vetro, una provetta ed un termometro.
Quando riaccende la luce, si accorge che sulla carta comincia ad apparire le silhouette dei tre oggetti ottenendo un fotogramma che egli ribattezza Rayografia. Sostanzialmente il procedimento è lo stesso seguito da Talbot per ottenere i suoi calotipi, diverso è invece lo spirito di Man Ray che non vuole riprodurre la natura, bensì esprimere lo spirito Dada usando objets trouvés.
Inoltre queste Rayografie somigliano alle radiografie per suggerire la capacità della fotografia di penetrare la materia solida e suggerire l'invisibile.
Le Rayografie hanno la peculiarità di essere uniche e quindi non riproducibili.
Ultima modifica di lucy franco il 30.11.15, 10:16, modificato 2 volte in totale.
lucy franco lucy franco   Messaggio 9 di 16
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Nessun altro fotografo ha sperimentato tanti procedimenti quanto Man Ray: la sgranatura, la distorsione ottenuta inclinando l'ingranditore, l'effetto rilievo ottenuto ingrandendo contemporaneamente un negativo ed una diapositiva della stessa immagine leggermente sfalsati.
Con Lee Miller, fotografa surrealista e sua compagna, Man Ray utilizzò, inoltre, per primo la solarizzazione, procedimento scoperto da Armand Sabattier nel 1860-62, con cui ottenne attorno al soggetto un alone luminoso.


Man Ray - ritratto solarizzato di Lee Miller, 1930 Man Ray - ritratto sol… lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - ritratto di Gisèle de la Bégassière, 1930 Man Ray - ritratto di … lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - La Résille, 1931 Man Ray - La Résille… lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - ritratto di Lee Miller, 1930 Man Ray - ritratto di … lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - nudo Man Ray - nudo lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Natasha Allongée, 1931 Man Ray - Natasha A… lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - nudo. Man Ray - nudo. lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Dora Maar, 1936 Man Ray - Dora Maar… lucy franco 30.11.15 0


Essa consiste nel esporre alla luce, durante la fase di sviluppo, la carta con l'immagine latente; si ottiene così uno scurimento dei contorni che fa risaltare meglio il soggetto rispetto al fondo.
lucy franco lucy franco   Messaggio 10 di 16
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Nelle sue fotografie appariranno spesso assemblaggi, partecipi del nuovo clima surrealista, evocato da titoli fantasiosi che costituiscono una chiave di lettura letteraria e simbolica delle immagini.

Le violon d’Ingres, del 1924, costituisce un buon esempio di tale vocazione concettuale: il semplicissimo ritratto di schiena dell’allora compagna Kiki de Montparnasse, di cui si innamorò e che dal ’21 divenne la sua modella preferita.

Man Ray - le violon d'Ingres, 1924 Man Ray - le violon … lucy franco 29.11.15 0

In questa foto Man Ray sovrappose il fotogramma del corpo nudo di Kiki ai segni a effe del violoncello, suscitando grande scandalo per quel mostrare il corpo come strumento da suonare.

L’immagine richiama puntualmente un celebre quadro di Ingres; il suo titolo è una frase idiomatica che sta ad indicare l’occupazione preferita, “l’hobby”; le forme della donna sono effettivamente simili a quelle di una viola d’amore, linee che allora ricorrono nei quadri di Braque e Picasso.
lucy franco lucy franco   Messaggio 11 di 16
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Molti furono anche i ritratti, soprattutto dei suoi amici artisti e letterati, che spesso riprende in inquadrature così ravvicinate, che sembrano a stento contenere il soggetto, isolato su sfondi neutri. Delle stesse immagini esistono versioni ancor più ritagliate, il cui ingrandimento fa emergere la graficità della grana fotografica.

Man Ray - Helen Tamaris, 1930 Man Ray - Helen Ta… lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Mirò Man Ray - Mirò lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Luis Bunuel, 1929 Man Ray - Luis Bunu… lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Peggy Guggenheim Man Ray - Peggy Gu… lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Max Ernst Man Ray - Max Ernst lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Edward James Man Ray - Edward J… lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Lee Miller Man Ray - Lee Miller lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Meret Oppenheim, 1936 Man Ray - Meret Opp… lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Ava Gardner, 1950 Man Ray - Ava Gardn… lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Rose Rolando, 1928 Man Ray - Rose Rola… lucy franco 30.11.15 0
lucy franco lucy franco   Messaggio 12 di 16
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La famosa Larmes è il particolare dell’occhio di una ballerina di cancan: Man Ray qui compie un'operazione dadaista in quanto applica all'occhio truccato di una ballerina delle lacrime di vetro “Il trucco di una ballerina ha fatto nascere queste lacrime (di vetro) che non esprimono alcuna emozione”.

Man Ray - Larmes , 1932 Man Ray - Larmes , 1… lucy franco 29.11.15 0
lucy franco lucy franco   Messaggio 13 di 16
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Nel 1940, col crollo della Francia e l’occupazione nazista, lui ebreo, ma con passaporto americano, si trasferì a New York, dove nel 1946, sposò Juliet Browner, una modella del Bronx, con la quale alla fine della guerra ritornò in Francia dove re-iniziò la sua intensa attività artistica.

Man Ray - Juliet in California, 1944 Man Ray - Juliet in C… lucy franco 30.11.15 0


Man Ray - Selma Browner 1940 Man Ray - Selma Bro… lucy franco 30.11.15 0

Negli ultimi anni(Parigi, 1951-1976), avvenne il maggiore riconoscimento per la sua poetica d’avanguardia.
Man Ray, infatti, ebbe legittimazioni importanti: partecipò, nel 1961 alla Biennale di Venezia ricevendone una medaglia d’oro e, tra altre, nel 1968, prese parte, nel Museo di Arte Moderna di New York, all’importante mostra “Dada, Surrealism, and their Heritage”.
lucy franco lucy franco   Messaggio 14 di 16
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Nel 1973 il Metropolitan Museum of Art di New York gli dedicò una personale con 125 delle sue opere fotografiche. La forte richiesta di mercato delle sue opere indusse Man Ray a riprodurre i suoi primi dipinti in litografie e a creare multipli dei suoi oggetti unici come i celeberrimi Cadeau, il ferro da stiro chiodato, la piccola macchina da cucire e la Venere legata da una corda.

“Di sicuro, ci sarà sempre chi guarderà solo la tecnica e si chiederà ‘come’, mentre altri di natura più curiosa si chiederanno ‘perché’“.

Man Ray muore a Parigi, nel 1976, all’età di 86 anni.

Man Ray - con un ritratto di Kiki de Montparnasse del 1930, Parigi 1954 Man Ray - con un ritr… lucy franco 30.11.15 0
Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 15 di 16
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Uno sperimentatore curioso e instancabile dalla solida formazione accademica... Mi colpisce la sua dedizione all'arte e il suo non fermarsi mai, nonostante il successo e la fama. C'è una profonda purezza in questo suo essere al servizio dell'arte. La segue, la supera, la porta oltre i confini segnati.
Trovo molto belle (e certo importanti e di peso nel momento in cui furono pronunciate) le sue parole sul rapporto tra pittura e fotografia. Mi ha colpita questa frase in particolare: "Non mi interessa affatto essere coerente come pittore, come creatore di oggetti o come fotografo". Sì, perché in tanti casi ammantarci orgogliosamente di coerenza e ostinarci nel perseguirla ci conduce a un rigido immobilismo e ci trasforma lentamente in monadi che non hanno più contatto e calore rispetto al flusso cangiante della vita. E lui l'aveva capito. Perché per lui era più importante l'Arte degli "artisti".

Grazie Lucy per questa bellissima e stimolante pagina, che coglie davvero ciò che conta di una personalità ricca e, per ciò stesso, sfuggente.
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