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Questa è la serie Star Trek Abruzzo gli anni della crisi... Grazie del bellissimo commento degno del miglior Asimov (il divulgatore scientifico più che lo scrittore) e del passaggio! Ciao!!!
Kirk: Scott venga in plancia per favore...
Scott: Perchè capitano?
Spock: ...dai Scott non rendere le cose più difficili su...
Kirk: Scott come hai orientato il reatore quadrimensionale?..
Scott: Come al solito capitano..
Kirk: Scott dì la verità dove stavi?
Scott: Per mille gelassie signore!!! Sempre al mio posto in sala macchine!!
Spock: Eddai Scott che ce semo accorti che hai finito er vino pecorino che il capitano ha comprato a Sulmona...
Kirk: ...a parte che quello era un souvenir che ho preso insieme al caciocavallo di Agnone da portà ad Ura...
Scott: Signore io insisto...
Spock: Guarda che lo sapemo che hai finito er whisky...dai fratè nun falla lunga...
Kirk: Scooottt....
Scott: Ma io...
Kirk: Scott dove eri un'ora fa?
Scott: ..ar Bar der ponte cinque...
Spock:cor vino pecorino...
Scott: ...der capitano. Come l'avete scoperto?
Kirk: il reattore quadrimensionale Scott... ricordi? che c'era vicino?
Scott: Er caciocavallo?
Kirk: Bravo! Io in che anno t'avevo detto de tornà?
Scott:2210...2120...nun me ricordo
Spock: 2210 Scott e tu hai rimesso 2012... Siamo ritornati n'antra vorta indietro
Kirk: Ar posto der formaggio avemo ritrovato uno specchio col riflesso di un ciccione del XXI secolo che se fa 'na foto... e indovina 'ndo sta er caciocavallo?
Scott: ....
Giovanni: porc... Silvia è sparito lo specchio sopra al mobile!!!
Silvia: Come!!?
Giovanni: ...però mo c'è un caciocavallo... vabbè nun famo domande che de sti tempi è tutto bono...
"non l'inquietudine che si avvita su se stessa, ma
l'inquietudine come tensione prodotta dal ricercare se
stessi e il senso delle vita"
Te lo giuro! ... quando il significato arriva io mi commuovo :)
E' la seconda volta che utilizzo questo racconto qui in fc, credo che siamo estremamente "sintonizzati" su questo tema, quindi te lo lascio volentieri, certo che lo apprezzerai.
“LA RISPOSTA" di Fredric Brown
Solennemente, Dwar Ev procedette a saldare l’ultimo collegamento con oro puro. Gli obiettivi di una dozzina di camere televisive erano puntati su di lui e lanciarono attraverso l’universo una dozzina di immagini di ciò che stava accadendo. Si raddrizzò e accennò col capo a Dwar Reyn, mentre si avvicinava all’interruttore generale. L’interruttore che avrebbe collegato, in un solo colpo, tutti gli enormi elaboratori elettronici di tutti i pianeti abitati dell’universo - novantasei miliardi di pianeti! - in un supercircuito che avrebbe in tal modo costituito un supercalcolatore, una macchina cibernetica che avrebbe racchiuso in sé le conoscenze di tutte le galassie. Dwar Reyn rivolse una breve allocuzione ai trilioni di individui che lo stavano guardando e ascoltando. Quindi, dopo un attimo di silenzio, disse: «Ora, Dwar Ev».
Dwar Ev fece scattare l’interruttore. S’innalzò un possente ronzio, l’immane ondata d’energia di novantasei miliardi di pianeti. Vivide scintille lampeggianti scoccarono lungo il quadro dei comandi lungo miglia e miglia, poi si quietarono. Dwar Ev arretrò d’un passo ed esalò un profondo sospiro. «L’onore di porre la prima domanda è tuo, Dwar Reyn.»
«Grazie», replicò Dwar Reyn. «Sarà una domanda alla quale nessuna singola macchina cibernetica ha saputo rispondere.» Si voltò a fronteggiare la macchina. «Dio, esiste?»
E la possente voce rispose senza un attimo di esitazione, senza il più piccolo scatto o ticchettio: «Sì, ora esiste».
Un improvviso terrore contorse il volto di Dwar Ev. Fece un balzo verso l’interruttore. Un fulmine d’insopportabile luminosità cadde dal cielo senza nubi folgorandolo, e fuse l’interruttore, inchiodandolo per l’eternità.