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147. Margherita Vitagliano

Mostra online di Margherita Vitagliano: "Anime libere?".
Vi presentiamo un lavoro importante.
Dieci fotografie in un asciutto bianconero, che rappresentano con taglio stretto e implacabile persone incatenate, senza occhi, senza corpo. Solo mani, gesti, bocche, posture. Bambini, adulti, anziani. Siamo noi. Il nostro vissuto, ciò che subiamo dagli altri ma anche ciò che scegliamo in libertà e consapevolezza, a poco a poco si innesta sugli spazi immensamente aperti della nostra vita ai suoi albori e li copre sempre più pesantemente, fino a sovrastarli e a schiacciarci. E già da bambini non siamo più liberi, qualcuno, qualcosa sta già restringendo le possibilità illimitate dei nostri percorsi. E continuiamo così, dibattendoci in una falsa percezione di libertà di scelta che invece scopre sempre più la pesantezza di insostenibili catene.
Margherita, con una scelta drammaturgica forte e coerente, affida il suo messaggio ai gesti: le catene a volte sono quasi oggetto di preghiera, a volte sono osservate (con candore, con stupore, con angoscia) dallo sguardo fuori campo, e per ciò stesso ancora più intenso, a volte le mani, il corpo ormai invecchiati tentano invano di strapparle da sé. Le nostre risposte alle catene sono in quelle mani, in quegli occhi invisibili, in quelle posture concentrate. E le persone raffigurate sono un'unica persona, nel divenire della sua vita, che è anche la nostra, nuda, come in uno specchio impietoso.
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