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Senza titolo di Raffaella Milandri

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raffaella milandri


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Senza titolo di Raffaella Milandri

TRA LA PERDUTA GENTE, MOSTRA-PROIEZIONE
di RAFFAELLA MILANDRI

La mostra-proiezione della fotografa umanitaria e viaggiatrice in solitaria Raffaella Milandri,
è un reportage video-fotografico, una importante testimonianza raccolta in Botswana che è un tributo di solidarietà al popolo dei Boscimani del Kalahari e a tutti i popoli indigeni e vuole essere il motore per una campagna di sensibilizzazione anche a favore della ratifica dell’Italia alla ILO 169. Questo reportage è articolato dantescamente in tre sezioni di foto: la terra ancestrale dei Boscimani nella sua bellezza (Paradiso), il villaggio dei Boscimani nel Kalahari con problemi di sopravvivenza (Purgatorio) , ed infine uno dei campi di deportazione(Inferno).
“Durante la mia intervista la donna boscimane, mentre racconta le vicissitudini del suo popolo, indica sempre là, un punto lontano, dove vuole tornare: è la sua terra ancestrale, la sua casa, il deserto del Kalahari” dice l’autrice.
Il titolo ha duplice significato: la perduta gente sono i Boscimani, dispersi e smarriti nella loro identità; ma in senso dantesco sono anche multinazionali e governi, quando usano un potere crudele contro popoli inermi. Parte del materiale della mostra-proiezione è già stato inviato dalla Milandri, insieme ad una documentazione, al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU.

I BOSCIMANI DEL KALAHARI
I Boscimani sono uno dei popoli più antichi della Terra: da oltre 30.000 anni hanno vissuto nel deserto del Kalahari. La Central Game Reserve of Kalahari, in Botswana, è stata creata nel 1961 per proteggere il loro territorio e la loro cultura, basata sulla caccia e su una vita in armonia con la natura. Ma dal 1997 è iniziata una vera odissea per questo antico popolo, dopo la scoperta di ricche miniere di diamanti nel loro deserto. Uomini, donne, bambini, anziani portati via con la forza su camion, villaggi smantellati, chiusi i pozzi d’acqua. Dopo diverse deportazioni, oggi nella riserva sono rimasti solo 300 Boscimani, e alcune migliaia sono in campi di reinsediamento. Questi 300 Boscimani hanno enormi problemi di sopravvivenza: il Governo proibisce loro di andare a caccia, di usare i pozzi d’acqua, e sono costretti a raccogliere l’acqua da pozzanghere nella sabbia e da radici. “Dopo aver donato loro zucchero, latte, the e tabacco, prendo una tanica d'acqua dall'auto e la poso in terra, in mezzo al cerchio della gente del villaggio, seduta all'ombra di uno dei rari alberi. E subito, con un ordine gerarchico e familiare che a me è oscuro, appaiono tazze di latta che vengono riempite e svuotate lentamente, in silenzio religioso. Ora comprendo appieno cosa significa l'acqua nel deserto. Lo vedo nei loro occhi, nei loro visi impolverati e nelle labbra aride. Le donne lavano i panni in bacinelle con un dito d'acqua densa e scura. “ racconta la Milandri. Le migliaia di Boscimani nei campi di re insediamento, invece, sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità mentre aspettano che vengano riconosciuti i loro diritti umani. Nel 2006 i Boscimani hanno vinto una –lunghissima- causa nei confronti del Governo del Botswana, ottenendo il diritto a vivere nelle loro terre, a usare i pozzi d’acqua e a poter cacciare per il loro fabbisogno alimentare; ma dopo la sentenza nulla è cambiato. Ogni volta che hanno provato a tornare alla loro terra, li hanno costretti a tornare nei campi di reinsediamento.E’ del 12 novembre 2009 una notizia riportata dal quotidiano canadese Globe and Mail : una donna Boscimane, ad un posto di controllo, guarda la immagine appesa del Presidente del Botswana Ian Kama e dice quello che per lei è un complimento: “sembra un Boscimane” . Il commento viene ritenuto un insulto e la donna viene portata alla stazione di polizia, segregata per un giorno e una notte, e costretta a pagare una multa. Alla fine di maggio 2010, polizia ed esercito irrompono nel Kalahari terrorizzando i Boscimani e spronandoli a lasciare definitivamente le loro terre.
I POPOLI INDIGENI
Il caso dei Boscimani è, purtroppo, una goccia nel mare delle discriminazioni, violenze, soprusi a cui sono stati assoggettati i popoli indigeni e tribali: i nativi americani , gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, gli indios sudamericani, i pigmei africani, e tanti-troppi-altri. (per non parlare della scottante situazione tibetana)
Circa 300 milioni di persone nel mondo sono accomunate da questo destino: culture e società speciali, stili di vita semplici a contatto con la natura .
Da parte loro, solo la richiesta di essere lasciati nelle loro terre ed essere riconosciuti come esseri umani, con i loro diritti; da parte di Governi e multinazionali, l’avidità senza scrupoli di appropriarsi di terreni dove si trovano ricchezze : diamanti, uranio, oro, petrolio, foreste. “ Non guardiamo a questi popoli con simpatia solo nei film e nei documentari dove si raccontano le loro storie: sono esseri umani, reali, che soffrono. E che rischiano l’estinzione” dice Raffaella Milandri
LA ILO E LA ILO 169
La ILO, Organizzazione Internazionale del Lavoro(International Labour Organization) è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere il lavoro e i diritti dei lavoratori, in condizioni di pace, libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità; gli Stati membri sono 179 , ed è responsabile dell’attuazione delle norme internazionali del lavoro . L’Italia è Stato membro e dal 1919 ha ratificato 111 Convenzioni internazionali. Ma non ancora la ILO 169. La ILO 169 mette per iscritto i diritti fondamentali dei popoli indigeni e si occupa di questioni d'importanza vitale :
-diritti umani e di libertà fondamentali; diritto all'identità culturale e alle tradizioni comunitarie ; diritto alla partecipazione dei popoli interessati alle decisioni che li riguardano; uguaglianza di fronte all'amministrazione ed alla giustizia;
diritto alla terra ed alle risorse , all'occupazione ed a condizioni di lavoro adeguate.
L’Italia nel 2000 ha rifiutato di aderire alla ILO 169 come la Germania, dicendo che non ha popoli indigeni che vivono nel Paese .
E’ molto importante che anche l’Italia, pur se non direttamente coinvolta, ratifichi la ILO 169 in quanto trattato universale a garanzia dei diritti delle popolazioni indigene. E’ una adesione doverosa e rispettosa dei diritti umani, un gesto di solidarietà. Queste popolazioni hanno subito già stermini, abusi, privazioni, esili. Ora sono tragicamente minati da alcol, AIDS, suicidi. Stanno perdendo la loro identità e hanno pieno diritto a recuperare la loro dignità e a mantenere le loro tradizioni, fortemente legate alla terra ancestrale.

L’AUTRICE
Dice l’autrice , fotografa umanitaria e viaggiatrice in solitaria: “Per me viaggiare non vuol dire solo visitare luoghi, ma soprattutto percepire l'animo dei popoli e riportarlo nelle mie foto. Il forte interesse che ho sempre nutrito per problematiche sociali e razziali, per i popoli indigeni e tribali - dai nativi americani agli eschimesi, ai boscimani, agli aborigeni, ai pigmei, ai masai - ha fatto il resto. Quando viaggio cerco la compagnia di persone semplici, cerco di capire le loro esigenze, e se trovo delle sofferenze mi adopero per alleviarle, nel mio piccolo. Da qui la fotografia umanitaria, come testimonianza e sensibilizzazione ma anche come mezzo, attraverso aste di beneficenza e campagne umanitarie, di aiuto concreto.Il nostro “mondo occidentale” si è imposto a modello di vita ideale , talvolta a discapito di popoli che hanno radici e tradizioni antichissime. Sin dalle prime colonizzazioni. Esistono tuttora crudeli persecuzioni razziali , per quei popoli indigeni che hanno la sola colpa di aver sempre vissuto in semplicità, in armonia con la natura.”
L'autrice collabora con la Fototeca Storica Nazionale Gilardi (MI) ed ha
all'attivo fotoreportage in Giappone, Australia, India, Nepal, Tibet, Usa,
Canada, Egitto e in vari paesi europei.
Per contattare l’autrice info@europrinters.it

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