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"Per non dimenticare" 23.5.1992 - In memoria di Giovanni Falcone e delle vittime Strage di Capaci

"Per non dimenticare" 23.5.1992 - In memoria di Giovanni Falcone e delle vittime Strage di Capaci

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Francesco Jones


Free Membro, Portovenere

"Per non dimenticare" 23.5.1992 - In memoria di Giovanni Falcone e delle vittime Strage di Capaci

Per non dimenticare.. In memoria di Giovanni Falcone e di tutte el vittime della strage di capaci.. Questa foto è il mio grido di battaglia.. "No Mafia"

Proprio dal punto inquadrato dalla mia foto alle ore 17:58 del 23 maggio 1992 nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine viene azionato da Giovanni Brusca il telecomando che innesta il tritolo posto in un cunicolo sotto l'autostrada mentre passa il giudice Falcone e la sua scorta...

Il 23 maggio del 1992, quando i killer di Giovanni Falcone erano già lontani, e si preparavano a un brindisi, altri - non sappiamo ancora chi, e chiamarli mafiosi o uomini infedeli delle istituzioni fa poca differenza - erano stati incaricati di entrare in azione adesso. Perché anche le intuizioni, i segreti investigativi di Giovanni Falcone fossero cancellati, come quelle vite sull'autostrada di Capaci. Perché non restasse più traccia dei pensieri che il giudice aveva portato via da Palermo - anche quelli - quando aveva accettato la proposta del ministro della Giustizia Claudio Martelli di diventare direttore degli Affari penali. Appena un anno prima.

"Voleva lasciarsi dietro - racconta Martelli ai giudici - scontri, polemiche e incomprensioni". Ma a Roma, Falcone continuava a riflettere sulle indagini che aveva dovuto lasciare a metà. E non erano poche.
Leggeva e rileggeva i suoi appunti. Poi annotava su computer e agendine elettroniche.

"Una sera - ricorda Giuseppe Ayala al processo per la strage di Capaci - quando ancora Giovanni era al palazzo di giustizia di Palermo, andai nella sua stanza. Mi disse: Prendi un sorso di whisky, devo terminare una cosa. Quando finì di scrivere sul computer portatile mi guardò: Sto annotando tutto quello che mi sta succedendo per ora in ufficio. Qualunque cosa dovesse succedere, tu sai che c'è tutto scritto".

Non si è mai trovato nulla degli appunti di Giovanni Falcone, se non due fogli che il magistrato aveva affidato alla giornalista Liana Milella.
Quel 23 maggio si mossero dunque con certosina solerzia. Certo, adesso ad agire non erano più i picciotti delle cosche, ma probabilmente insospettabili uomini delle istituzioni, con un tesserino e un distintivo in tasca. Non può che essere così. Anche perché, poche ore dopo la strage, la Procura di Caltanissetta aveva già posto i sigilli all'ufficio di Falcone al ministero, e dato ordine di cercare ogni elemento utile alle indagini nelle sue abitazioni.

Ma accaddero lo stesso cose strane: nella casa di Roma, il Servizio centrale operativo della polizia non trovò mai il databank Casio "Sf 9500", non ce n'è traccia nel verbale del primo sopralluogo. Eppure, qualche giorno dopo - eravamo già a fine giugno - si materializzò proprio fra quelle mura. E i familiari lo consegnarono immediatamente alla magistratura. Il contenuto era stato però interamente cancellato, ed era scomparso un accessorio fondamentale, l'estensione di memoria che conteneva altri dati.

Anche nell'abitazione palermitana di Falcone, si materializzò un altro computer solo dopo il sopralluogo della polizia, un portatile Toshiba. I dati c'erano tutti, ma erano stati maldestramente letti e in parte modificati.

Nell'ufficio del ministero di via Arenula, collegato al computer da tavolo, è rimasta un'unità di "back-up", ma delle relative cassette magnetiche non si è trovata traccia. Accanto, il giudice teneva un notebook Compaq, protetto da chiave elettronica: anche in questo caso, il contenuto del computer portatile venne consultato maldestramente, cancellando le date originali dei documenti.
Imperizia degli investigatori o quei file erano stati letti da qualcun altro che aveva poi cercato di depistare, sviando i sospetti? Il giallo è rimasto...

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