Mostra online Pollaci-Portaluppi "Immagini e storie" - 1. Cefalà Diana I

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C'è un uomo che si china verso l’acqua che in piccolo rivolo scaturisce da un condotto d’antica costruzione. Appare tremulo e incorporeo come un’ombra, indistinto. Compie un gesto, verosimilmente affettuoso, anche se non va scartato un possibile aspetto timoroso, e questo perché quell’uomo è preoccupato. Infatti il movimento è ratto, vorrebbe passare inosservato, di certo c’è soltanto una cosa: quel visitatore frettoloso ambisce a toccare l’acqua.
Per comprendere il motivo dobbiamo fare un salto indietro nella Storia, un salto di almeno duemila anni.
È un periodo breve se confrontato con la durata dell’ esistenza umana sul pianeta Terra.
Infatti basta pensare che la vita è nata nell’acqua, non dall’acqua, come crede qualcuno, ma in quello straordinario elemento liquido che permise l’aggregarsi di piccole inerti molecole in macro molecole, futura promessa di quei mattoni costituenti la struttura portante della vita stessa, in quanto le molecole biologiche e gli organismi viventi sono costituiti dagli stessi atomi, uguali a quelli della materia inerte. In altre parole la vita non è che una forma dinamicamente molto organizzata e bene ordinata della materia. Come avvenne il passaggio dalla materia inanimata a quella organica e faccenduola che esula dal contesto di questo libro e d’altra parte, e ci siamo bene informati, nemmeno al protagonista della foto interessa. Ciò che più gli cala è l’essere edotto in merito a un’altra origine, quella delle terme di acqua calda, egli si sta chiedendo da quanto tempo sono note le benefiche sorgenti che a Cefalà Diana zampillano acqua alla temperatura compresa tra 35,8° e 38°, ovvero la temperatura del corpo umano, quasi a significare che uomo e terra hanno una identica matrice, o meglio l’uno è il figliolo dell’altra, e se quest’altra sia madre oppure matrigna è questa una concione ardua da appurare.

© foto Carlo Pollaci - © testo Geo Portaluppi

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