Mostra online di B. Monica "Palermo dritta al cuore"

Mostra online di B. Monica "Palermo dritta al cuore"

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Mostra online di B. Monica "Palermo dritta al cuore"

Da un soggiorno a Palermo nasce la mostra di b. monica , fotografa lombarda. La sua era un'urgenza vissuta nel profondo già da tempo: raccontare il cuore di una città, esprimerne la forma e la sostanza. Da qui la scelta di proporre fotografie in bianco e nero e a colori: una pluralità di voci raccolte, una coralità composita e stratificata.

La mostra di Monica è presentata da uno splendido testo scritto da Carlo Pollaci , fotografo palermitano, colto conoscitore dell'anima della sua città.

"I MERCATI STORICI DI PALERMO

Il vastissimo Centro Storico di Palermo assume la configurazione che ancora permane dal 1600, con il grandioso e spettacolare taglio della Via Maqueda - la “Strada Nuova” - che determina la suddivisione della città in quattro quartieri o “mandamenti”: Palazzo Reale, Monte di Pietà, Castellammare e Tribunali.
In ogni mandamento esisteva una “piazza di grascia”, cioè un mercato adibito prevalentemente alla vendita di generi alimentari: Ballarò, nel mandamento di Palazzo Reale, Capo in quello di Monte di Pietà, Vucciria a Castellammare e Fieravecchia in quello dei Tribunali.
Nonostante l’evidente degrado frequentare i tre mercati che sopravvivono – Ballarò, Capo, Vucciria – è un’esperienza coinvolgente
Il Capo e Ballarò conservano molte delle originarie caratteristiche.
La Vucciria invece, dopo crolli e abbandoni, è ridotta alla larva di se stessa.
Nei mercati l’attività inizia al mattino, con l’allestimento dei banchi e delle postazioni di vendita, per proseguire fino a sera inoltrata, quando gli stessi si smontano e accatastano lungo i bordi delle strade o all’interno delle botteghe, chiamate putie.
Le bancarelle sono, per tradizione, opulente e debordano fin quasi alla mezzeria della via, che così si riduce a un budello.
Sia che si voglia acquistare, o anche solo curiosare, è necessario “immergersi” letteralmente nei tortuosi e affollati percorsi del mercato.
Ogni mercanzia è bene apparata: i frutti sono disposti a piramide, per tipo, colorazione e dimensione. La verdura è disposta a parte, allineata su file parallele. Il pesce è l’autentico protagonista, oggetto di continue attenzioni, si trova adagiato su abbondanti letti di ghiaccio, continuamente spruzzato d’acqua per esaltarne l’aspetto “vivo”. Le carni, le salsicce e le frattaglie sono appese a grossi ganci che pendono sopra i banchi di vendita, con effetto forse coreografico, ma senz’altro un po’ inquietante.
I prezzi sono indicati, con grosse cifre e col nome della merce, su cartoncini infilati nella spaccatura di un’asticella di canna o di legno.
Per tradizione, anche col sole battente, sopra ogni bancarella sono accese grosse lampadine ad incandescenza.
I suoni sono intensi: abbanniate, in primis, poi marmitte di scappamento degli onnipresenti scooter e colpi secchi delle mannaie dei macellai sui taglieri.
Gli odori, forti, misti, penetranti, pervadono l’ambiente.
I colori sono vividi, i contrasti di luce fortissimi, abbaglianti addirittura quando si “esce” dalla protezione dei tendoni.
Palermo ha una grande tradizione di “cucina di strada”. Pertanto, purché amando i sapori “forti”, non c’è che l’imbarazzo della scelta: taverne, bar e venditori ambulanti offrono in abbondanza pani ca meusa o con panelle e crocché, sfincione, musso, quarume, frittola, stigghiole, arancine.
Fino a quando durerà la magia? Forse i mercati palermitani sorsero attorno all’anno Mille o anche prima, lo leggiamo nelle cronache di un viaggiatore arabo del X secolo. La loro ospitalità divenne presto famosa, addirittura leggendaria.
Questi luoghi vivono, per adesso, una condizione di equilibrio precario, in uno spazio-tempo che appare irreale: in bilico tra una bellezza struggente, che ostinatamente perdura, e un rinnovamento dai contorni incerti, né in grado d’invertire la pluridecennale tendenza allo spopolamento, che sempre più appare irreversibile per i palermitani, in parte mitigato dalla crescente presenza di immigrati che, quasi fossero una nemesi storica, tornano a popolare gli stessi luoghi anticamente occupati dagli abitanti originari. Forse più che altre, è su queste nuove energie vitali che sarebbe necessario investire per restituire pulsione e funzione ai vecchi mercati".
(Carlo Pollaci)

Commenti 14

  • maurizio bartolozzi 04/06/2012 23:18

    Una mostra piena di realismo e molto descrittiva.
    Hai trasmesso bene l'atmosfera del luogo e lo spirito delle persone che lo popolano,uno spaccato di vita quotidiana più eloquente ed efficace di mille parole.
    Complimenti vivissimi!
  • Massimo Carolla 04/06/2012 10:14

    Non sono mai stato a Palermo, se non in una breve sosta con un traghetto per la Tunisia molti anni fa'....ricordo solo che volli scendere a fare una passeggiata ma non potei allontanarmi troppo e mi dispiaque non avere tempo di visitarla come merita. Qui , attraverso queste tue fotografie, e' come se riprendessi quella breve ed incompiuta passeggiata ed entrassi finalmente nel cuore e nella vita di questa citta' , ne percepisco quasi i suoni, gli occhi si riempiono di colori , si respira l'aria dei luoghi e, cosa che ritengo importantissima in questa tua mostra, riconosco la gente, uomini donne ragazzi , volti espressioni vite vissute come in un caleidoscopio variopinto. In ogni tua foto vi e' una molteplice chiave di lettura e trovo interessantissimo scoprirne a volte anche i piu' infinitesimali dettagli. Grazie per avermi fatto passeggiare con te e vedere attraverso i tuoi occhi cio' che mi sono perso tanti anni fa'......
  • Anna Boeri 31/05/2012 23:52

    Un viaggio straordinario e intenso che coglie gli aspetti forse più drammatici e intensi della città. Mi sorprende sempre la tua capacità di rappresentare sempre l'essere umano inserito in un certo contesto, quasi amalgamato con esso. Le parole di Carlo costituiscono una cornice preziosa per leggere e interpretare al meglio questo tuo film. Complimenti vivissimi amica mia!
    Anna
  • Renzo Baggiani 31/05/2012 23:17

    Da poco arrivato in FC potei ammirare la tua mostra on line su New York e ti dissi subito che eri una grande fotografa. Non mi hai mai deluso, neanche in un solo scatto. Non mi aspettavo certo che lo facessi con Palermo: La bellezza fotografica per te è "ordinaria amministrazione". Bravissima Monica!
  • Maria Vittoria Tombesi 30/05/2012 13:16

    Ho osservato le foto della tua mostra, sono tutte molto
    belle, sono un documento toccante di una realtà
    che spesso a noi sfugge.
    Complimenti!!! Ciao Vittoria
  • Guglielmo Rispoli 30/05/2012 7:45

    un lavoro molto molto interessante
    bella la presentazione di Carlo
    complimenti davvero
    ciao, Guglielmo
  • Emilio Sirletti 30/05/2012 7:20

    Ho guardato attentamente le foto in mostra, tutte realizzate con la tua nota maestria.
    Sono immagini senza tempo, che raccontano una storia antica.
    Ma si sbaglia se si crede che questa sia la storia di Palermo, questa è la storia del Sud.
    E' la storia di Capitali depredate (l'altra è Napoli).
    La cosa che apprezzo di più in questo tuo viaggio è il fatto che non ti sei posta in cattedra, non hai pontificato, ma sei entrata quasi in punta di piedi, cogliendo l'essenza di una bellezza decaduta e decadente, regalandoci immagini bellissime.
    Complimenti Monica, complimenti vivissimi.
    Emilio




  • lucy franco 29/05/2012 18:09

    sto iniziando la mia visita alla tua mostra, per le strade e nella identità di una Città che ( ancora) non conosco.
    Quindi mi è ancora più facile guardare queste fotografie con i tuoi occhi.
    Le parole che ho letto, sono sapienti preamboli alla Città, e li considero un tappeto rosso che giuda lo sguardo alle tue visioni.

    Sono certa che se questa è la copertina, il contenuto non sarà assolutamente da meno

  • adriana lissandrini 28/05/2012 22:40

    Cara Monica, l'ho scorsa tutta forse un po' fugacemente, ma con la promessa di assorbirla poco alla volta....già così mi ha toccato molte corde, e dopo essermi letta le parole di Carlo, grande conoscitore del luogo e della sua gente, mi si è aperto
    un grande scenario, come un film, vivo e pieno di contraddizioni, ricco di una umanità che sembra non aver potuto assorbire le novità della civiltà moderna (chiamiamola così, ma ci sarebbe molto da dire anche su questo), una umanità un po' immobile e impenetrabile....chissà se è una lettura giusta....
    alla prossima lettura!
    già così, complimenti Monica!
  • Arnaldo Pettazzoni 28/05/2012 21:54

    Vista e rivista parecchie volte per un confronto con me stesso, sia estetico che comunicativo su di una città che camminai in lungo e in largo io stesso per una settimana. Forse la parola più adatta dopo averla vista è la considerazione positiva per la scelta di documentare il ventre ed il vero cuore pulsante di quell'agglomerato di palazzi e di vite cosi diverse e forse cosi distanti tra loro.....vite strappate e fermate per un'analisi umana... ma poi cosi distanti forse in realtà non lo sono. Una decadente nobiltà statica e insultata dal tempo completa la cornice su dieci scatti sorprendentemente crudi e veritieri ...complimenti
  • Carlo Pollaci 28/05/2012 15:48

    A Palermo si può venire per tanti motivi. Non ultimo la voglia di vedere di persona un luogo "di confine", da "miseria e nobiltà", ecc., usato e abusato da tanti luoghi comuni (con gli opportuni distinguo, in qualche caso purtroppo fondati).
    Ci si può arrivare per caso, e non riuscire più a distaccarsene (come è successo a Uwe e a tanti altri artisti).
    Ci si può arrivare attirati da forze arcane, e ritrovare, nei suoi vicoli, l'equilibrio interiore (Finn, fotografo di grande successo, che nel bellissimo film "Palermo shopping" di Wim Wenders decide di abbandonare tutto e di andare a Palermo dove fecondi, per quanto casuali, incontri lo portano a riconsiderare la propria esistenza e a scoprire nuovi impulsi per affrontare la vita).

    Monica è venuta a Palermo con idee personalmente maturate su una Città già contenuta nella sua mente, in tante immagini dai contorni necessariamente non sempre nitidi, se non del tutto sfocati.
    Con la sua macchina fotografica, ma soprattutto con una sete di conoscere "dal vero" e non per sentito dire, è "sbarcata" nel cuore del cuore di Palermo, ovvero all'Alberghiera, cioè il quartiere che dall'epoca degli arabi accoglie i "forestieri" e dove s'impiantò il primo dei mercati storici: Ballarò.
    Le sue fotografie sono un reportage di eccezionale qualità. Emerge la personalità (forte ma non ingombrante) dell'autrice, ma ancora di più una straordinaria capacità di analisi e sintesi.
    Ogni foto è uno spaccato di vita che Monica coglie, in alcuni casi con lo spirito del cronista, in altri invece c'è la ricerca di fissare volti e gesti che sembrano appartenere più ad attori caratteristi che a gente comune.
    Capisco benissimo la sua incertezza, in qualche caso, tra l'optare per il bn piuttosto che il colore, o viceversa. A me sembra che le sue scelte siano tutte giuste: in certi luoghi e per determinate situazioni il "partito preso" di tanti "bianconeristi puri" è stucchevole: quando il colore è parte essenziale della scena non si può mortificarlo.

    Questa mostra on-line è da incorniciare!

    Ho avuto la fortuna di prendere un caffè e scambiare qualche parola con Monica e Ros: conoscere persone così belle mi ha fatto veramente bene e li ringrazio, come ringrazio Maricla per le belle parole che mi ha dedicato.

  • Paolo Luxardo 28/05/2012 11:45

    splendidi scatti, complimenti!
  • laura fogazza 28/05/2012 11:00

    complimenti, ottima serie, mostra molto interessante
    ...direi...ancora più interessante anche con gli scatti "extra mostra"....uno spaccato sentito ed attento il tuo...di una città dalle mille contraddizioni...di cui tu ci mostri qui...l'animo più antico e più vero...

    laura
  • federico ravaldini 28/05/2012 9:47

    Bella serie!!!!
    Certo gli spunti non scarseggiano!!!!
    Complimenti!!!!
    Ciao.