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La principessa e il vasaio

La principessa e il vasaio

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La principessa e il vasaio

Tratto dalla raccolta di narrativa
Le fiabe di Anna Maria
Titolo: La principessa e il vasaio

Prefazione
Nella corte di Surano, vicino alla dimora di re Guglielmo, si vocifera su un uomo che si chiama Arlù e fa il vasaio. Pare che egli riesca a plasmare con le mani un unguento profumato fino a farlo diventare solido. C’è chi l’ha osservato con curiosità mentre oltrepassava il fiume con un sol balzo e chi, invece, con grande sorpresa l’ha seguito e visto sparire in un istante.
Re Guglielmo ha una figlia in età da marito, di nome Arianna. La giovane principessa viene a sapere dove vive il vasaio ed una notte, in gran segreto, accompagnata dal conte Giovanni, suo confidente e amico, per curiosità si reca da Arlù.
Sfortunatamente, i due amici si imbattono in un’imboscata dei briganti che dopo averli derubati, ignari della presenza della principessa, li fanno prigionieri.
L’indomani Arianna svela a Domenico, il capo dei furfanti, la sua vera identità e per la sua giovane età, viene liberata.
La principessa, durante il viaggio di ritorno verso il castello, conosce un uomo che celando il suo volto dietro ad un copricapo viola, la scorta fino al ponte levatoio e senza dirle una parola, dopo averle sfiorato la guancia con un tenero e fugace bacio, svanisce nel nulla. Nell’animo suo la principessa sa che l’uomo dal volto coperto è il vasaio. Nei giorni a venire, ogni volta che pensa a lui, il cuore prende a batterle velocemente nel petto. Decide di volerlo rivedere a tutti i costi.
Ventiquattro ore dopo il ritorno a casa di sua figlia, il buon Re Guglielmo paga a Domenico il compenso richiesto per la liberazione del fidato amico Giovanni.
Introduzione
Arlù abita nella corte di Miggiano, è orfano dalla nascita e fin da bambino vive nella casa del parroco del paese, il quale gli ha insegnato a scrivere e a leggere. Il ragazzo ha straordinarie facoltà intellettive e di apprendimento. Ad Arlù piacciono i lavori manuali e, un bel giorno, ha deciso di fare il vasaio. Non sa che è un inventore nato e quindi non dà molta importanza alle prodigiose opere che plasma ogni giorno.
Svolgimento
La giovane erede al trono, per conoscere Arlù, escogita un piano. Un giorno di mattina presto, scortata da un servitore, con la scusa di fare acquisti, va al mercato di Miggiano. Ad Arlù si presenta come dama di compagnia di una nobile vedova arrivata da poco in città. La principessa conquista, con grazia e dolcezza, il suo amore. Nel frattempo Arianna viene promessa in sposa da suo padre, al figlio di un temerario re che governa una regione del Nord Italia.
Passano alcuni mesi durante i quali il sentimento che unisce la principessa e il vasaio, si rafforza.
Nel frattempo, il principe Filippo rivendicando gli accordi presi da suo padre, chiede a Re Guglielmo la mano di Arianna. La giovane donna appresa la notizia, corre piangendo disperatamente negli appartamenti di sua madre e le confessa di essersi perdutamente innamorata di Arlù e di non voler sposare Filippo. La regina, contrariata dal comportamento della figlia e dopo una notte insonne, decide di parlare con il marito. L’indomani, il buon re Guglielmo le dà udienza e, dopo essersi concertato con lei, decide di accogliere le suppliche della figlia e, per il bene della serenità familiare, rompe la promessa di matrimonio.
Il re del Nord, vedendosi sfuggire di mano la grande opportunità di unire i regni, dichiara guerra a Guglielmo.
Arlù riceve la visita di una maga, una fattucchiera inviata dal principe Filippo che, per vendicarsi, lo vuole morto. La megera racconta ad Arlù una storia: se ingollerà tutti i semi che gli ha portato in una volta sola, potrà vedere il futuro e cambiare il corso degli avvenimenti. Il giovane ripone i tre semi in un sacchetto promettendo alla donna che seguirà il suo consiglio appena la luna nuova sarà alta nel cielo.
Quella stessa notte la principessa Arianna fa un brutto sogno: vede Arlù su un letto di foglie insanguinate, tre semi gli chiudono occhi e bocca.
Al mattino corre al mercato di Miggiano dove Arlù lavora, per avvertirlo che un grave pericolo è in agguato ma, prima che Arianna possa parlare con il suo amato, le truppe del re del nord irrompono nel paese.
Avanza la pianura sulla linea dei cavalieri che, all’orizzonte, con le armature lucenti, squarciano il cielo. Le speranze nel vento si uniscono alla paura. Il re sprona il suo cavallo. La battaglia ha inizio ed il cielo azzurro, spettatore muto di così tanto ardire, si tinge di rosso. Nei colori del tramonto, mille gocce di sudore si trasformano in cento fazzoletti di terra in lutto. Allorché, la quiete trova il suo inno nelle menti stanche ed affamate d’uomini e ferraglie, amori e abbracci, tra le grida ed i canti di gioia, vivono la felicità di chi torna alla dimora e alla sua amata.
La guerra segna il destino di chi resta.
Arlù è felice, presto potrà abbracciare nuovamente Arianna. Il giovane uomo viene richiamato in guerra, sarà nuovamente a fianco di re Guglielmo insieme ad un pugno di valorosi scampati al primo scontro. Per la paura dimentica la megera ed i suoi semi. Il giovane vasaio, nel tentativo di non far preoccupare la sua amata, le scrive una lettera d’amore. Sarà la sua colomba a consegnare la missiva alla principessa.
Arianna apre la busta con mani tremanti e legge…
“Mia amata, giuro sulla nostra terra libera che, quando sarò di ritorno, coronerò il nostro amore, dove io sono nato. In queste righe lascio che sia il mio cuore innamorato a parlarti durante la mia assenza. Tuo affezionato Arlù”.
La regina e sua figlia sono in grande ansia, la guerra imperversa e non si hanno notizie certe sugli accadimenti.
La luna è alta nel cielo, al vasaio tornano alla mente i semi della maga, li ha portati con sé in caso di bisogno. Per vedere il loro effetto ne prende soltanto uno e, dopo poco, cade in un profondo sonno pieno di incubi. Si vede correre in qua e in là sul campo di battaglia. Gli sembra che sia tardi per tutto, per dormire, per riporre gli occhi stanchi. Dentro una buca vede i suoi vasi di terracotta finemente lavorata, sgretolati e ridotti in polvere dalla maga. È tardi per urlare . Un debole esce a stento dalle labbra secche e screpolate dalla forte febbre che si è improvvisamente impossessata delle sue membra e di tutto il suo essere.
Arlù vede un’ombra che si presenta in sogno come il gestore del tempo distratto.
L’orrenda massa informe ha due semi in mano e glieli mostra, poi, ridendo e digrignando i denti, svanisce…
Il vasaio non vuole arrendersi, non è tardi per amare il pensiero di Arianna e cullarlo.
Il giovane vasaio prega intensamente il Signore come il suo secondo padre, Don Gesualdo, gli ha insegnato. Nello scrittoio che l’ha visto adolescente, pieno di inchiostro sparpagliato su pergamene bianche, legge un nome: re Arlù.
Non è tardi per reagire, neppure per sperare di guarire dall’orrendo oblio che lo immobilizza al letto… ricominciare... il vasaio è tanto stanco…nel delirio vede Don Gesualdo che gli tende la mano… lui la stringe con fiducia… è talmente tardi… è talmente tardi che si è fatto presto...
La luce scioglie i dubbi, il polso dell’uomo torna a battere regolarmente. Un suo commilitone avverte il re dello scampato pericolo.

Nel frattempo, alle porte del castello di re Guglielmo, giunge un avventore. E’ il bandito Domenico spintosi fino a valle in cerca di cibo per sfamare il suo popolo.

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