Utilizziamo cookies per personalizzare contenuti e inserzioni e per analizzare gli accessi ai nostri siti web. Condividiamo inoltre informazioni sui nostri siti web con i nostri partner per email, pubblicità e analisi. Visualizza i dettagli

Rimuovere la pubblicità? Diventa adesso Premium!
Il figlio del tempo

Il figlio del tempo

1.344 2

Il figlio del tempo

Tratto dalla raccolta di narrativa
Racconti di gente normale

Titolo: Il figlio del tempo

Sono un orologiaio che viveva, fino a poco tempo fa, una malformazione genetica, in poche parole avevo la fobia del tic tac sul cuore. Del mio caso clinico ne hanno largamente parlato i giornali, i medici ci hanno studiato per almeno venti anni. Ne ho attualmente “cinquantasette”. Sono venuto al mondo in anticipo di tre mesi rispetto alla data prevista, questo ha provocato notevoli disagi e preoccupazioni a tutti coloro che mi aspettavano compresi i professori che mi hanno avuto in cura come paziente fino ad oggi. Ho trascorso gran parte della mia vita a far in modo di non stancarmi, sono stato in anticipo sul tempo, sul ritmo, sulla respirazione. Il lavoro che faccio mi piace, divago e ondeggio su propulsori inadeguati nella vana pretesa di avere ragione delle lancette inquietanti di orologi al polso di perfetti sconosciuti.
La mamma, quando ero piccolo, mi diceva sempre la stessa frase con lo stesso timbro di voce in modalità cadenzata:
- Tic Tac D.a.r.i.o. s.m.e.t.t.i.l.a. d.i. c.o.n.t.a.r.e. i m.i.n.u.t.i o Tic Tac a.r.r..i.v.e.r.a.i. a. .s..c.u.o.l.a. .t.r.o.p.p.o. .p..r.e.s.t.o. inoltre cerca di non correre altrimenti ti viene l’affanno e poi ti ammali e non potrai più giocare con i tuoi compagni! -
Da grande ho scelto di fare un lavoro per il quale il movimento del corpo è minimo. In questo preciso istante, per esempio, sono in anticipo di circa venti minuti rispetto alla tabella di marcia stabilita dal professore. E' giunto il momento per me di firmare il foglio di responsabilità, desidero sottopormi ad un’operazione sperimentale. L’equipe che eseguirà l’intervento cercherà di creare un ponte di trasmissione tra la mia sincronicità e le modalità perfette create dalla natura. Scegliere il canale di contatto giusto per aprire la porta del tempo presente non sarà facile. Ma ecco che l’intuizione si palesa, veste le sorti di una sottile alchimia, il mio viaggio è iniziato insieme alla flebo attaccata al braccio con dentro chissà che cosa. L’anestesia ha funzionato: non vedo, non sento, non percepisco. Ricordo solo che prima di addormentarmi del tutto ho pensato “ciò che non era perfetto si rimetterà in sesto grazie al bisturi magico del professor Fornari luminare della cardiochirurgia”.
A mal funzionare era una piccola particella di ossigeno figlia del tempo futuro, o meglio, di una nascita prematura e della genetica che per anni ha scandito i battiti del mio cuore in maniera a volte normale per lunghi periodi e compulsiva per brevi istanti. Mi sono svegliato. Ora che finalmente l’aorta è stata liberata dall’ostruzione sanguigna che l’aveva parzialmente intrappolata, posso camminare di buona lena. Data l’età che ho raggiunto, niente velocità estremizzate, battiti accelerati, nulla di imperfetto.
La scienza anche oggi ha fatto due miracoli! Mi ha dato la gioia di correre senza più dover subire attacchi cardiaci e ha restituito una particella di ossigeno alla mia anima!
Passato il periodo della convalescenza, compro una bicicletta.
Alle 9 e 12 inizio il conto alla rovescia. Al 12° secondo faccio partire la lancetta. Tic tac. La mia corsa viaggia al ritmo serrato di un gioioso sussulto. La vedo, è lì davanti ai miei occhi la prima curva della pista ciclabile. Nel vento lascio andare copiose lacrime di felicità! Un campanello suona, dietro c'è una donna con il walkman alle orecchie. Sulla destra appare la lingua di sabbia che costeggia il lungomare. La pioggia sminuzza le onde. Lei mi raggiunge canticchiando una canzone di cui non ricordo il nome. Mentre mi sorpassa le urlo:
- S.i.g.n.o.r.i.n.a l.e.i è s.t.o.n.a.t.a! -
La tipa rallenta, io pure. Ci presentiamo, si chiama Barbara. Le stringo la mano come se fosse una tazzina di porcellana e la riempio di avverbi e promesse da piantare nel giardino di casa mia. Al cospetto di quella donna, così aggraziata e dolce, mi sento un pò orso e parecchio stupido. Lei alza le mani, sorride, il suo orologio si bagna. L’indomani è tra le mie mani. Sono le 12 e 13. Il figlio del tempo, che poi sono io, ha un nuovo congegno da aggiustare. Tic tac. Con Barbara poi è finita male. Non amo le storie improbabili, di norma preferisco quelle impossibili. Sono nato con l’assoluta incapacità di scegliere la persona giusta per me e solo adesso ne sto prendendo atto. A causa della mia malattia, amare, per me, ha sempre significato andare alla ricerca ossessiva di una corrente sotterranea di apoteosi fisico-estetica che sopperisse in qualche modo alla menomazione di cui sono stato affetto. In poche parole, mi sono intrappolato nel sentimento di ribellione che ha abitato il mio essere psico-fisico e, prigioniero dei miei meccanismi egoici ed egocentrici, ho lasciato che il tempo dell’amore ogni volta sfiorisse malamente essiccato dal dolore che ho ampiamente profuso in dosi massicce a tutte le mie ex o quasi.
Barbara non è stata una vittima del mio passato, il tempo di soffrire per amore è arrivato con un ragguardevole ritardo nella mia vita di scapolo contento o sfidanzato sfigato. Ad incantare le lancette del mio orologio sentimentale è stato il suo sorriso adagiato sulle mie sopracciglia che mi fece tossire avidamente al primo tiro di una Philip Morris il secondo giorno che ci siamo visti. Bianca e blu. Era il colore della nostra storia che cominciava sbagliata e affascinante come un albero che cresce di traverso. Il mio desiderio di prevaricazione non è arrivato, niente antagonismi mentali, né rinfacciamenti, né guerre psicologiche. Con Barbara, ogni volta che ho esagerato mi sono sentito come un tossico pentito che prevede il futuro. Era la mia prima volta di mille altre volte in cui traghettavo me stesso al di là della riva per poi ritornare al punto di partenza. Mi ero innamorato di lei e del suo orologio da polso nell'esatto istante in cui facemmo cadere i mozziconi di ciò che eravamo sul terreno che non avevo mai avuto il coraggio di calpestare correndo in bicicletta.
Tic tac. L’orologio del tempo mi chiama, è ora di guardare al futuro, un nuovo amore mi attende.
- Senta scusi, mi si è fermato l’orologio, potrebbe dirmi quanto costa aggiustarlo? -
Tic tac.

Commenti 2