... Monique Leone

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Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 1 di 39
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Se penso a Monique, sorrido. E se guardo tante sue fotografie, sorrido. Sono quelle in cui scompaiono la fotografia, con la sua cornice e il suo bianco e nero, il monitor diventa invisibile, e si dissolve nel nulla anche la fotografa che ha fatto click. Restano le persone, dirette, vere, senza filtro apparente.


Michael La foto non è stata votata per la galleria Michael Monique Leone 21.05.07 95


Blanche/noir La foto non è stata votata per la galleria Blanche/noir Monique Leone 27.07.07 85


quando la musica porta lontano.... quando la musica… Monique Leone 29.09.08 22


mass mass Monique Leone 12.02.09 28


...le doux Jean Jaques... La foto non è stata votata per la galleria ...le doux Jean J… Monique Leone 28.02.07 112


Kit Kit Monique Leone 08.10.09 12


Vassiliev Vassiliev Monique Leone 26.10.09 23


flam.... La foto non è stata votata per la galleria flam.... Monique Leone 22.01.09 138


La Monique fotografa cambia nel tempo, allarga le sue vedute, esplora nuovi ambienti visivi ed emozionali, ma la passione per i ritratti e per le persone percorre tutto il suo portfolio, dall'inizio a oggi. Una nota a parte meriterebbero poi le sue fotografie ai bambini, incantevoli per spontaneità e delicatezza, non facili da catturare:

stupore....in scena.... stupore....in sce… Monique Leone 20.11.07 41


Broncio... Broncio... Monique Leone 21.09.07 41
Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 2 di 39
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la gioia di papà... la gioia di papà.… Monique Leone 09.12.08 26


usignolo.... usignolo.... Monique Leone 05.12.11 13


Monique riesce a rappresentare il vuoto, il silenzio, l'inazione lavorando in levare, alleggerendo il carico del visibile, per lasciare in scena ciò che conta, dal suo punto di vista.

Perché lei vede, sente, pensa.


verso dove... ? verso dove... ? Monique Leone 08.03.12 28


senso senso Monique Leone 29.02.12 8


A. A. Monique Leone 05.02.12 13


utilindicazioni utilindicazioni Monique Leone 27.01.12 12


unexpected life unexpected life Monique Leone 21.01.12 11


thinking... thinking... Monique Leone 04.03.12 13


infinito.... infinito.... Monique Leone 26.09.08 25


la strada la strada Monique Leone 19.10.11 72
Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 3 di 39
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safe safe Monique Leone 13.09.11 7


oltre...la porta... La foto non è stata votata per la galleria oltre...la porta.… Monique Leone 30.04.08 112


Voglio...la LUNA... Voglio...la LUNA.… Monique Leone 28.10.07 27


MiniMal La foto non è stata votata per la galleria MiniMal Monique Leone 12.05.09 142


la mia corsia.....preferenziale la mia corsia....… Monique Leone 11.11.08 29
Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 4 di 39
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D. Il tuo primo incontro con la fotografia.

R. Mi ricordo che da piccola ero continuamente fotografata da mio padre…

Moni... Moni... Monique Leone 28.08.07 25

teneva in mano quest’oggetto misterioso… e mi parlava; a dire il vero mi annoiavo abbastanza, avrei preferito fare altro.
Un giorno ho smesso di guardare mio padre ed ho cominciato a
desiderare di maneggiare la macchina fotografica.
Non capivo come mai… non trovavo il luogo deposto alla Zenith tanto agognata, sospetto me la nascondesse.
Intorno ai sei anni arrivò un gradito regalo: polaroid 1000 da mio nonno, fotografavo qualunque cosa solo perché volevo vedere come veniva e soprattutto fotografavo i miei familiari.
Le cartucce finivano velocemente… non smettevo fino a che erano esaurite e dovevo attendere per averne ancora.
Quando un giorno ha smesso di funzionare… ho chiesto la Zenith E con il 50mm di mio padre ed ho cominciato ad usare quella, mi ha introdotto ai primi rudimenti tecnici ed ho sperimentato.
Ovviamente era una fotografia istintiva non particolarmente
interessante ai miei occhi di oggi... Ha però costituito un legame diverso con il mondo, ero davvero interessata ad approfondire ciò che vedevo.


D. Per formazione e professione, sei psicologa. Per passione, sei fotografa. Le tue competenze professionali ti favoriscono nel trovare la fotografia che cerchi, soprattutto quando hai un volto davanti all'obiettivo? E credi che vivere con la fotografia ti dia altra ricettività rispetto a quella di un collega non fotografo?

R. Le intuizioni o le impressioni che posso avere su un soggetto fotografico non cambiano il mio modo di essere. Ciò che la formazione mi ha permesso di conoscere di me stessa, questo sì, può cambiare il modo di fotografare.
Psicologia e Fotografia sono grandi passioni, che non smettono di ammaliarmi.
Onestamente non credo che la mia formazione sia caratteristica nel modo di fotografare.
Sono sempre Monique quando mi approccio a qualcuno, accade qualcosa, un quid che la persona ha, che mi attrae, un’espressione, un gesto, la corporeità, il modo di muoversi nello spazio ed in relazione agli altri sono sempre temi che m’incuriosiscono, sia per associazione che per dissimiglianza. Si scatena l’empatia e l’ascolto diventa tempo e fotografia, quando mi viene concesso.
A volte anche la macchina fotografica è stata un impedimento al primo incontro per fotografare qualcuno. Mi è stato difficile dividere il contatto con gli occhi e porre tra me e la persona un oggetto, pur sentendolo parte di me.
L’osservazione viene prima della fotografia, e se stai lavorando il livello di attenzione è altissimo, cosa che in fotografia non trasporto, mi affido ancora all’istinto.
La ricettività, se ho ben capito cosa intendi, è frutto di tante cose ed anche casualità purtroppo.


D. Hai descritto un tuo particolare modo di fare fotografia con una definizione molto efficace, in cui ritrovo la tua capacità empatica e il tuo entusiasmo: "archeologia della semplicità". Spiegaci cosa intendi.

R. A volte dico sciocchezze e poi me ne dimentico...!
L’emblema di questo mio modo di dire sono i bambini… dimenticarsi della semplicità è cosa di tutti continuamente, ma se per qualche motivo hai a che fare con loro non può sfuggirti l’immediatezza e l’essenzialità del loro vivere, dei loro bisogni.
Una comunicazione basilare, parole semplici, viscerali più che erudite, così nelle immagini, azzerano la pretenziosità che pure fa parte del nostro essere ed impone un rigore immediatamente visibile, che impedisce fraintendimenti. Insomma bisogna forse scavare, togliere anni di polvere ma se hai questa pazienza quello che resta è lapalissiano.


D. Sei una fotografa in movimento perenne, che sa rigenerarsi e rifugge dalle strade che ha già percorso. Nell'ultimo periodo, per esempio, ti vedo attratta da una forma di minimalismo elegante e leggero, con cui tratti sia le persone che gli ambienti, urbani e naturali. Cosa ti spinge verso questa arte del levare? e a quali elementi del linguaggio fotografico la applichi?

R. Il movimento fisico e mentale è il mio modo di "funzionare", sono una macchina che trova il meglio della sua resa quando la strada è sconosciuta e dietro ogni curva c’è qualcosa di differente. Il mondo, anche solo interiore, è così vasto che non si corre pericolo di noia, almeno nella mia esperienza. Non so dire se le mie trasgressioni da
percorsi più o meno lineari siano “rigenerazioni”.
Il levare è periodico, nel mio chaos entropico ogni tanto lascio entrare una forma di ordine formale che risulta parzialmente estraneo alla mia personalità ma sortisce l’effetto di portarmi a nuovi spunti elaborativi, nuovi progetti concettuali ed infine si rivela riposante per gli occhi ed il cervello. Sottraendo elementi inoltre può essere
più facile far arrivare in profondità chi guarda, sempre ammesso che voglia farne esperienza. Un’immagine essenziale ci rimanda più facilmente qualcosa di nostro, visto che abbiamo poco da elaborare concettualmente: due fili d’erba sono… niente, è forse la profondità e la luce con la quale vengono ripresi che può suscitare attenzione e riflessione?


D. Ricordo con molto piacere la tua mostra online del 2008, "Quel che resta…", in cui sei riuscita a ribaltare la percezione negativa e dolorosa dell'assenza, della perdita di qualcosa che ci era caro, nell'occasione di una crescita interiore, di una nuova consapevolezza da conquistare in solitudine, attraverso una fertile sofferenza. Hai colto le potenzialità di arricchimento, consolazione e bellezza
nascoste nell'esperienza dolorosa della "fine", riuscendo a costruire quella fotografia in cui, simbolicamente, si concentra il senso della privazione e, in prospettiva, della rinascita. Anche questa è arte del levare, anche questa è una forma di minimalismo, ma molto personale.

Mostra online di Monique Leone: "Quel  che resta..." - 1. ... di uno schizzo Mostra online di… fotocommunity.it 07.04.08 11


Mostra online di Monique Leone: "Quel  che resta..." - 3. ... di un dono Mostra online di… fotocommunity.it 07.04.08 7


Mostra online di Monique Leone: "Quel che resta..." - 5. ... di un peccato Mostra online di… fotocommunity.it 07.04.08 5


Mostra online di Monique Leone: "Quel che resta..." -  7. ... di un confronto Mostra online di… fotocommunity.it 07.04.08 10


Mostra online di Monique Leone: "Quel che resta..." - 9. ... di un simbolo Mostra online di… fotocommunity.it 07.04.08 8


Mostra online di Monique Leone: "Quel che resta..." - 10. ... di una lode Mostra online di… fotocommunity.it 07.04.08 13

Cosa ricordi di quel progetto? Come lo rifaresti, dopo 4 anni?

R. Ogni tanto ci penso, e sorrido al pensiero di ciò che era diventata casa in quei giorni, mentre elaboravo e pensavo a come potermi esprimere senza troppi fronzoli cercando di evitare “vie” già frequentate.
Credo, non ci posso giurare, che quel progetto nacque dopo un periodo di grande accumulo negativo, in cui tutti intorno
apportavano esperienze dolorose e difficili, con la solita risultante di avere poco orizzonte libero; il mio bisogno di aria pulita, di riqualificare un’esperienza anche forte per farne risorsa fruibile in seguito ha suscitato questo insieme di fotografie. Non tutte, a dire la verità, create appositamente ma associate con un certo rigore.
Non credo lo rifarei, prendo appunti continuamente su nuovi progetti che poi porto avanti più o meno contemporaneamente, non so farne a meno ma, di contro, quasi mai torno sui progetti passati o che considero estemporanei.


D. Amo tante tue fotografie alle persone, ma questa mi emoziona in modo particolare, così tenera e struggente, così sincera:

. . . . . . . . . . . . . . Monique Leone 27.11.07 30

Raccontaci come è nata, e come ti porgi di fronte a uno scatto rubato, tu che hai il dono di ottenere naturalezza e spontaneità dai tuoi soggetti "in posa".

R. Potrebbe stupirti il racconto che ti farò su questo scatto. Intanto è proprio di un periodo in cui stavo passando dalle foto rubate alle foto ottenute; temevo l’eccessiva vicinanza delle persone, ero meno sicura e sfrontata, sentivo meno l’esigenza del contatto con i soggetti fotografici. Ero a passeggio per Roma con manlio agrifoglio , più precisamente alla galleria Alberto Sordi. In mezzo ad un via-vai
commerciale, persone al bar, telefonini e promotori che ti fermavano ad ogni angolo, come poteva sfuggirmi un’immagine così commovente, e stridente con il contesto? Infatti non è stato possibile esserne distratta, peccato che mi sentissi commossa ed indiscreta allo stesso tempo; ricordo che mi tremava la mano, l’inquadratura storta, ero troppo al di là dell’obiettivo…
Non scatto più foto rubate, a volte se mi rendo conto che una scena è veramente irripetibile scatto e poi cerco un contatto per altre foto e chiedo il permesso anche sulla precedente. La naturalezza, la spontaneità, se e quando veramente si realizzano, sono doni che le persone ti fanno, perché in qualche modo decidono di abbassare le difese con te e tu sei chiamato a farlo con loro di conseguenza, diversamente si percepirebbe l’inganno, o anche solo una chiusura limitante.


D. Roland Barthes ha scritto: "Purtroppo, sotto il mio sguardo, molte foto sono inerti. Ma anche fra quelle che ai miei occhi hanno una qualche esistenza, la maggior parte non suscita in me che un interesse generico, e, se così si può dire, educato: in esse non vi è alcun punctum: esse mi piacciono o non mi piacciono senza pungermi". Cosa ti "punge" nelle fotografie speciali per te, quelle che riescono a
toglierti il respiro, a folgorarti?

R. Se potessi rispondere senza dubbio a questa domanda, forse, almeno filosoficamente parlando, il “punctum” non sarebbe più quello. Potrei numerarti fotografie che una volta osservate restano incise nella mia memoria in profondità, potrei dire qualche parola in più descrivendo l’emozione e lo stupore di alcuni scatti, non sempre e soltanto di grandi fotografi riconosciuti, ma nell’atto di descrivere muterebbe
qualcosa; incorniciare la percezione usando parole ne imprigiona l’esperienza in una modalità certamente fruibile ma che ha come conseguenza la finitezza che non vorrei.
Mi punge sempre l’impressione della verità, che non può essere certificata o accreditata, non una cruda o un’eccezionale verità esposta a pochi ma una piccola, dimenticata, sottovalutata; una fotografia che sprigiona un senso universale di verità mi punge!
Mi punge una fotografia che parla senza parole di chi l’ha scattata, anche quando i miei elementi conoscitivi sono limitati. A volte succede che mi senta cassa di risonanza, forse è questo il vero momento del punctum, nella mia esperienza di fruitore di fotografia.


D. Come percepisci il dolore umano legato alla malattia quando a rappresentarlo è una fotografia?

R. Ho letto due volte la domanda e mi è corsa alla mente una
fotografia tanto discussa qui, qualche mese fa.
La partecipazione al dolore umano è per me prima di tutto discrezione, ciò non vuol dire assolutamente non fotografare o avversare chi lo fa; ma di certo fotografare non è la prima cosa a cui penso; di fronte a certi scatti mi chiedo impersonando i soggetti come mi sentirei e valuto di conseguenza. Certo se percepisco il “prurito” in una
fotografia mi viene la nausea, perché è la mancanza di discrezione e responsabilità che oggi ci porta a considerare ed essere considerati sciacalli.
Il momento del dolore è sempre per me un momento di passaggio, che può essere di crescita o di abbandono o di disperazione. Qualche secondo di riflessione mi mette nella posizione valutativa utile a spegnere la fotocamera o a scattare, conscia del fatto che sbagliare questa scelta
potrebbe avere una ricaduta su altri.


D. Sei con noi dal lontano 2007, senza soste. Dimmi che non ci lascerai mai :-)

R. Sì, sono iscritta dal gennaio del 2007 a causa o per merito di Antonella Scimone con diverse pause silenziose al mio attivo, aggiungerei, ma non si può sempre pubblicare… I tempi di pausa sono necessari, salutari, e sì, non credo che sparirò. Fotografare mi rende felice, è uno sprone continuo, non posso rinunciarvi; condividere le fotografie e guardare quelle di altri è un'altra buona abitudine che non voglio perdere: è nutrimento. Ricordo sempre che ho conosciuto qui
persone di grande valore, che differentemente mai avrei potuto incontrare.
Anche solo per questo, fotocommunity è un “luogo” di valore.
Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 5 di 39
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Ora Monique è per voi...

Io ritornerò sabato prossimo con Ciro Prota
lucy franco lucy franco   Messaggio 6 di 39
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Ciao Monique, ho letto con interesse e fino in fondo le tue risposte concrete e delicate insieme.
E osservato le tue fotografie con una attenzione più analitica, possibile proprio grazie a questa unione tra fotografia e racconto di sè, e ho apprezzato ancora di più i tuoi lavori.

Mi ha fatto riflettere questa frase, tra le tante:


"Il movimento fisico e mentale è il mio modo di "funzionare", sono una macchina che trova il meglio della sua resa quando la strada è sconosciuta e dietro ogni curva c’è qualcosa di differente".

e ancora:

"incorniciare la percezione usando parole ne imprigiona l’esperienza in una modalità certamente fruibile ma che ha come conseguenza la finitezza che non vorrei".

leggo queste tue parole come tensione verso il cambiamento, ricerca continua che nasce forse, principalmente dentro sè stessi.

La domanda che vorrei farti è: quanto è "blocco per appunti" istantaneo, la tua fotocamera, in questo viaggio in più dimensioni, e quanto invece è strumento dell' ultimo step di un percorso che nasce da un progetto multiforme, scritto, visivo, sedimentato nel tempo?

grazie
Monique Leone Monique Leone   Messaggio 7 di 39
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@Lucy

Ti ringrazio di aver sollevato la questione del cosa e come avviene;
credo con una buona approssimazione che la fotografia sia il momento che raccoglie i Pensieri le riflessioni e le visioni, o forse dovrei dire le rappresentazioni mentali;
L'istantaneità resta insostituibile ma può essere per me più che altro punto di partenza, il caso è uno stimolo iniziale
dal quale poi sviluppare una parte di progetto o anche solo una riflessione.
Anche con i soggetti che ritraggo cerco uno scambio che porti al risultato non unicamente mio ma sfumato e nutrito del loro contributo emotivo e cerebrale.

e grazie dell'attenzione :-)



Messaggio Modificato (3:27)
lorenza ceruti lorenza ceruti Messaggio 8 di 39
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Monique...è davvero meravigliosamente brava
Coglie dettagli...LEI
Noto spesso nelle sue fotografie la grandissima capacità di assorbire ...e soprattutto esprimere...quello che abbiamo intorno....
dettagli che probabilmente per la maggior parte di noi nemmeno esistono..."piccole" cose...."piccoli" gesti...riesce a "sentirne" la bellezza...fino ad arrivare quasi ad una sorta di dolcissima malinconia
un mondo personalissimo...il suo...carico di sensibilità.
Nelle sue foto...lascia aperta la porta a infiniti e soggettivi punti di vista...
grande forza di espressione...mai sfacciata....riservata e delicata...tutta da scoprire....su cui soffermarsi per un po'
E poi...a me...quello che piace proprio tanto in lei...è la sua umiltà (parola per la quale...non impazzo...ma...)
brava com'è....mai un'ostentazione....e questa intervista lo dimostra ancora una volta! :-)

in me... in me... Monique Leone 04.01.12 3




Messaggio Modificato (7:48)
Monique Leone Monique Leone   Messaggio 9 di 39
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@Lorenza :-))
troppo buona davvero
Ciro Prota Ciro Prota Messaggio 10 di 39
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...ti conosco da tanto di quel tempo che sembra ieri, nelle tue fotografie la prima cosa che noto é la tua grande curiosita', e questo é uno dei principali pregi.....tutto il resto gia' lo sai.........
Alfredo Mancini Alfredo Mancini Messaggio 11 di 39
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Leggendo questa tua splendida intervista, mi sono perso dentro questa macchina che è il cuore...mi hai emozionato e nello stesso tempo mi ha reso felice per averti conosciuto...le tue parole mai banali, sempre ben precise ed efficaci nel raccontare la tua storia fotografica..Spesso mi capita di ammirare una tua opera e immagino il momento dello scatto cercando di interpretarla...

Amo molto come riesci ad interpretate i bambini...con una delicatezza che solo una Donna a....immagini che si possono accostare ad un grande della fotografia (Bresson)

Grazie Monique per l'emozione che ci regali.
Grazie Maricla per le tue bellissime parole.

Con grande affetto
Alfredo
Monique Leone Monique Leone   Messaggio 12 di 39
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siete cari :-))
@ Alf (Bresson) lo lascerei in pace :-)))

ma grazie del passaggio
Andrea Minichini Andrea Minichini   Messaggio 13 di 39
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..mmm sto pensando..
Intanto...complimenti....))
Ombretta Ercolani Ombretta Ercolani Messaggio 14 di 39
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Splendida questa rubrica ed interessanti tutte le interviste. Complimenti anche agli altri !!!
Complimenti a Monique ... gran classe, grande tecnica, gran cuore !!!
Andrea Minichini Andrea Minichini   Messaggio 15 di 39
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....pensavo..e se non ti conoscessi cosa penserei delle foto che fai?..
la risposta sarebbe...fotosensibile...eheheh..
ma ti conosco...almeno un po...e dunque la risposta è
....geniale!
andrò pure contro corrente...ma la tua semplicitè è solo apparente..
basta soffermarsi un po solo un po...e la foto ti mette un cappio...e i paraocchi..e divento uno stupido stupito..
e alla fine mi chiedo come fa...maledetta.-)))....


e dunque
come fai a essere ...Semplice....APPARENTEMENTE..???
....maldida!!!!.-))))))))))))))))))))))))))
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