Segnalate e recensite qui le grandi mostre fotografiche imminenti o in corso e i nuovi libri dedicati alla fotografia.
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angela.castorelli

Una copertina per Elisa Sighicelli

Vorrei segnalare la copertina del settimanale "La lettura", uscito nelle edicole con il Corriere della Sera di domenica scorsa, dedicata a un bel lavoro dell'artista torinese (classe 1968) Elisa Sighicelli: un telo di plastica spiegazzato, fotografato in un gioco di colori e trasparenze (stampato su un tessuto di raso). Come scrive, sul supplemento culturale domenicale del quotidiano di via Solferino, nel bell'articolo di commento alla copertina, Gianluigi Colin, un passo del Talmud mette in luce una grande verità: "Noi non vediamo le cose nel modo in cui sono. Le vediamo nel modo in cui siamo". Ed Elisa Sighicelli sembra proprio fare sue queste parole e, da artista che opera con la fotografia, costruisce la sua ricerca proprio come riflessione sul senso della rappresentazione, sull'atto del vedere, sul concetto più profondo della percezione. Ne è conferma proprio questa copertina, dove il telo ritratto si trasforma in un'opera astratta, in cui il rapporto tra immagine, spazio e materia sembra annullarsi per diventare metafora del linguaggio stesso della fotografia: un simulacro di illusioni tra verità e finzioni. E, come conclude l'interessante articolo di commento de "La Lettura", "il lavoro di Sighicelli (artista tra le più riconosciute della sua generazione, con mostre in sedi internazionali) si articola infatti in una coerente e sofisticata ricerca al confine tra fotografia, pittura, installazione. L'artista unisce un mondo tangibile con le visioni di un racconto immaginario. E rivela così, oltre l'ingannevole apparenza, la realtà prodigiosa di uno sguardo profondo e incantato".
25.12.20, 15:29
Vorrei segnalare la copertina del settimanale "La lettura", uscito nelle edicole con il Corriere della Sera di domenica scorsa, dedicata a un bel lavoro dell'artista torinese (classe 1968) Elisa Sighicelli: un telo di plastica spiegazzato, fotografato in un gioco di colori e trasparenze (stampato su un tessuto di raso). Come scrive, sul supplemento culturale domenicale del quotidiano di via Solferino, nel bell'articolo di commento alla copertina, Gianluigi Colin, un passo del Talmud mette in luce una grande verità: "Noi non vediamo le cose nel modo in cui sono. Le vediamo nel modo in cui siamo". Ed Elisa Sighicelli sembra proprio fare sue queste parole e, da artista che opera con la fotografia, costruisce la sua ricerca proprio come riflessione sul senso della rappresentazione, sull'atto del vedere, sul concetto più profondo della percezione. Ne è conferma proprio questa copertina, dove il telo ritratto si trasforma in un'opera astratta, in cui il rapporto tra immagine, spazio e materia sembra annullarsi per diventare metafora del linguaggio stesso della fotografia: un simulacro di illusioni tra verità e finzioni. E, come conclude l'interessante articolo di commento de "La Lettura", "il lavoro di Sighicelli (artista tra le più riconosciute della sua generazione, con mostre in sedi internazionali) si articola infatti in una coerente e sofisticata ricerca al confine tra fotografia, pittura, installazione. L'artista unisce un mondo tangibile con le visioni di un racconto immaginario. E rivela così, oltre l'ingannevole apparenza, la realtà prodigiosa di uno sguardo profondo e incantato".
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lucy franco

WORLD PRESS PHOTO 2018

La fotografia dell'anno 2018 secondo la World Press Photo, organizzazione no-profit olandese che gestisce il più importante concorso di fotogiornalismo mondiale, è 'Venezuela Crisis', scattata da Ronaldo Schemidt.

L'immagine del fotografo venezuelano dell'Agence France-Presse mostra un ragazzo in fiamme che scappa durante una manifestazione di protesta del 3 maggio 2017 contro il presidente Nicolás Maduro, a Caracas. Il ragazzo si chiama José Víctor Salazar Balza ed è stato investito dalle fiamme dopo l'esplosione di una motocicletta. E' sopravvissuto riportando delle ustioni di primo e secondo grado. "Si tratta di uno scatto classico, ma ha un'energia istantanea e dinamica. I colori, il movimento, il modo in cui è composta, ha forza. Mi ha dato un'emozione istantanea", ha detto Magdalena Herrera, direttrice della fotografia per 'Geo France' e membro della giuria che assegna il premio.

(fonte: http://www.repubblica.it/cultura/2018/0 ... -S1.4-T1#1)
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lucy franco

"Arma il prossimo tuo" a Torino fino al 1° Maggio 2018

Emoziona e porta il visitatore a farsi domande dolorose la coraggiosa mostra "Arma il prossimo tuo" allestita al Museo del Risorgimento di Torino sino al 1° maggio. Vi sono raccolti 110 scatti realizzati dai fotoreporter Roberto Travan e Paolo Siccardi in diversi fronti di guerra e battaglie nel mondo, dalla Repubblica Centraficana al Sudan, dal Kosovo alla Siria, dall'Afghanistan a Israele, fino all'Ucraina. Un progetto inedito mirato a raccontare come forse mai prima un aspetto poco rivelato: la fede in Dio e il dovere di combattere in nome di Dio, oggi come ieri. La mostra, organizzata dal Museo del Risorgimento con il Consiglio regionale del Piemonte e il supporto di Fujifilm Italia, racconta storie di uomini, conflitti, religioni attraverso le testimonianze raccolte nelle trincee, nelle chiese e nelle moschee distrutte, tra le popolazioni ridotte in miseria e disperazione. Un modo per fare emergere con la forza della fotografia come la fede possa armare i popoli.
(fonte: repubblica.it)



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lucy franco

"Underwater Photographer"

Il premio "Underwater Photographer" - dedicato alla fotografia subacquea - ha da poco svelato gli scatti vincitori dell'edizione 2018.
Si aggiudica il primo posto il fotografo tedesco Tobias Friedrich con l'immagine intitolata "Cycle War" (la guerra delle motociclette) che ritrae un carico di motociclette affondato insieme alla nave mercantile britannica Thistlegorm durante la seconda Guerra Mondiale.
Dal 5 ottobre del 1941 il relitto giace nei pressi della barriera corallina di Sha'ab Ali, nel Golfo di Suez, in Egitto. "Ho avuto in mente questa immagine per molti anni - ha spiegato il fotografo - ma lo spazio era troppo angusto per poter catturare la scena tutta in una volta". Allo scatto vincitore di Friedrich seguono i successivi tre classificati: Grant Thomas, ManBd UiDive e Tony Stephenson.
Gli scatti vincitori sono stati selezionati tra oltre 5mila foto arrivate da tutto il mondo

(fonte: Corriere della Sera)

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lucy franco

I 70 anni della MAGNUM in mostra a Roma

Al Museo dell’Ara Pacis di Roma - unica tappa italiana, dal 7 febbraio al 3 giugno - si potranno ammirare gli scatti dei reporter dell’agenzia fotografica che nasceva a Parigi nella primavera del ’47, per volere dei fotografi David Seymour, Robert Capa, George Rodger e Henri Cartier-Bresson.
Una cooperativa di fotografi diventata da subito un punto di riferimento in grado di documentare e raccontare i grandi accadimenti del mondo, ma anche tanto forte da tutelare una professione dai risvolti spesso pericolosi. Sette decadi immortalate dai reporter della agenzia e un patrimonio iconografico e archivistico senza confronti da oggi arrivano a Roma, dopo essere stati lo scorso giugno all’International Center for Photography di New York. In mostra immagini celebri, avvenimenti e personaggi che hanno segnato la storia mondiale fermate sulla pellicola da alcuni dei maestri del fotogiornalismo.

Dai lavoratori immigrati negli USA, fotografati da Eve Arnold negli anni Cinquanta, ai ritratti di famiglia, teneri e intimi, di Elliott Erwitt; dalle celebri immagini degli zingari di Josef Koudelka, fino alla toccante serie realizzata nel 1968 da Paul Fusco sul «Funeral Train», il treno che trasportò la salma di Robert Kennedy nel suo ultimo viaggio verso il cimitero di Arlington. E ancora, le serie più recenti dei nuovi autori di Magnum: dalla «Spagna Occulta» di Cristina Garcia Rodero, alle osservazioni antropologiche, sotto forma di fotografie, realizzate nel mondo da Martin Parr; dalla cruda attualità del Sud America documentato da Jérôme Sessini, fino al Mar Mediterraneo, tenebroso e incerto nelle notti dei migranti, fotografato da Paolo Pellegrin. Nella foto di Marc Riboud: Jan Rose Kasmir affronta la Guardia nazionale americana davanti al Pentagono durante una manifestazione contro la guerra del Vietnam, Washington DC, 1967 (© Marc Riboud/Magnum Photos/Contrasto)

(fonte Corriere della Sera)
07.02.18, 10:53
Al Museo dell’Ara Pacis di Roma - unica tappa italiana, dal 7 febbraio al 3 giugno - si potranno ammirare gli scatti dei reporter dell’agenzia fotografica che nasceva a Parigi nella primavera del ’47, per volere dei fotografi David Seymour, Robert Capa, George Rodger e Henri Cartier-Bresson.
Una cooperativa di fotografi diventata da subito un punto di riferimento in grado di documentare e raccontare i grandi accadimenti del mondo, ma anche tanto forte da tutelare una professione dai risvolti spesso pericolosi. Sette decadi immortalate dai reporter della agenzia e un patrimonio iconografico e archivistico senza confronti da oggi arrivano a Roma, dopo essere stati lo scorso giugno all’International Center for Photography di New York. In mostra immagini celebri, avvenimenti e personaggi che hanno segnato la storia mondiale fermate sulla pellicola da alcuni dei maestri del fotogiornalismo.

Dai lavoratori immigrati negli USA, fotografati da Eve Arnold negli anni Cinquanta, ai ritratti di famiglia, teneri e intimi, di Elliott Erwitt; dalle celebri immagini degli zingari di Josef Koudelka, fino alla toccante serie realizzata nel 1968 da Paul Fusco sul «Funeral Train», il treno che trasportò la salma di Robert Kennedy nel suo ultimo viaggio verso il cimitero di Arlington. E ancora, le serie più recenti dei nuovi autori di Magnum: dalla «Spagna Occulta» di Cristina Garcia Rodero, alle osservazioni antropologiche, sotto forma di fotografie, realizzate nel mondo da Martin Parr; dalla cruda attualità del Sud America documentato da Jérôme Sessini, fino al Mar Mediterraneo, tenebroso e incerto nelle notti dei migranti, fotografato da Paolo Pellegrin. Nella foto di Marc Riboud: Jan Rose Kasmir affronta la Guardia nazionale americana davanti al Pentagono durante una manifestazione contro la guerra del Vietnam, Washington DC, 1967 (© Marc Riboud/Magnum Photos/Contrasto)

(fonte Corriere della Sera)
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lucy franco

UN ANNO DI PORTFOLIO a Bibbiena, fino al 4 Feb 2018

Filippo Venturi con "Korean Dream" è il vincitore della quattordicesima edizione di Portfolio Italia, rassegna ideata nel 2004 dalla Federazione italiana associazioni fotografiche.

Secondo posto ex aequo invece per Polaroid Express di Matteo Ballostro

e Sanità di Ciro Battiloro.

Il portfolio vincitore, “Korean Dream”, sarà esposto nell’ambito di tutte le manifestazioni aderenti all’edizione 2018 del Circuito “Portfolio Italia – Gran Premio Hasselblad”

Portfolio Italia, ideata nel 2004 e gestita dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, è l’unica rassegna itinerante a livello mondiale che tocca le più importanti manifestazioni fotografiche nazionali caratterizzate da incontri di lettura di portfolio ed è nata come proposta tesa alla valorizzazione della fotografia e finalizzata a favorire incontri e scambi di opinioni.
La manifestazione rappresenta una preziosa occasione per fotografi professionisti e non di presentare i propri portfolio durante le varie tappe che si susseguono ogni anno in tutta Italia da Nord a Sud e durante le quali è possibile partecipare anche ad esclusivi workshop, seminari, seguire Autori di rilevanza nazionale e internazionale e ammirare mostre esclusive.

In concomitanza con la premiazione del vincitore è stata inaugurata al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore (Via delle Monache 2, Bibbiena) la mostra “Un anno di Portfolio ”con i sedici lavori finalisti di quest’anno.

La mostra è visitabile fino a domenica 4 febbraio 2018
13.12.17, 11:59
Filippo Venturi con "Korean Dream" è il vincitore della quattordicesima edizione di Portfolio Italia, rassegna ideata nel 2004 dalla Federazione italiana associazioni fotografiche.

Secondo posto ex aequo invece per Polaroid Express di Matteo Ballostro

e Sanità di Ciro Battiloro.

Il portfolio vincitore, “Korean Dream”, sarà esposto nell’ambito di tutte le manifestazioni aderenti all’edizione 2018 del Circuito “Portfolio Italia – Gran Premio Hasselblad”

Portfolio Italia, ideata nel 2004 e gestita dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, è l’unica rassegna itinerante a livello mondiale che tocca le più importanti manifestazioni fotografiche nazionali caratterizzate da incontri di lettura di portfolio ed è nata come proposta tesa alla valorizzazione della fotografia e finalizzata a favorire incontri e scambi di opinioni.
La manifestazione rappresenta una preziosa occasione per fotografi professionisti e non di presentare i propri portfolio durante le varie tappe che si susseguono ogni anno in tutta Italia da Nord a Sud e durante le quali è possibile partecipare anche ad esclusivi workshop, seminari, seguire Autori di rilevanza nazionale e internazionale e ammirare mostre esclusive.

In concomitanza con la premiazione del vincitore è stata inaugurata al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore (Via delle Monache 2, Bibbiena) la mostra “Un anno di Portfolio ”con i sedici lavori finalisti di quest’anno.

La mostra è visitabile fino a domenica 4 febbraio 2018
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lucy franco

DONNE E FOTOGRAFIA, a Udine fino al 7 Gennaio 2018

Nell'ambito di FRIULI VENEZIA GIULIA FOTOGRAFIA 2017 sarà visitabile fino al 7 Gennaio 2018 la Mostra
DONNE & FOTOGRAFIA presso la Chiesa di S. Francesco, Udine.

La mostra, in collaborazione con il Comune di Udine e il Museo Ken Damy di Brescia, realizzata anche grazie al contributo di Alinari e della Scuola di Fotografia nella Natura di Roma, è dedicata alle donne protagoniste della storia della fotografia internazionale del XX secolo.
Sono presenti le più importanti autrici a livello mondiale, che con impegno e passione hanno lasciato, e continuano a lasciare, impronte indelebili nell’evoluzione della fotografia. Con un’opera ciascuna espongono 150 autrici, da Florence Henri a Margaret Bourke White, da Tina Modotti a Imogen Cunningham e Dorothea Lange, fino alle fotografe contemporanee.
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lucy franco

James Nachtwey in mostra a Milano fino al 4 marzo 2018

E' stata inaugurata il 30 Novembre a Palazzo Reale di Milano “Memoria”, la mostra di James Nachtwey, prima tappa internazionale di un tour nei più importanti musei di tutto il mondo. L’esposizione, aperta fino al 4 marzo 2018, propone un’imponente riflessione individuale e collettiva sul tema della guerra. Curata da Roberto Koch e dallo stesso James Nachtwey, la mostra rappresenta una produzione originale e la più grande retrospettiva mai concepita sul suo lavoro.

“Il contrasto tra la bellezza delle immagini scattate da James Nachtwey e l’orrore dei soggetti delle sue foto stride quasi rumorosamente nella percezione degli spettatori –ha dichiarato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno–. Ma è proprio in questo modo che la guerra riesce a manifestare a coloro che non la vivono sulla propria pelle i suoi effetti perversi e suicidi, quale che sia la posizione di chi la osserva. Per questo il lavoro di Nachtwey non è solo la ragione di una bellissima mostra d’arte, ma anche la rappresentazione grafica di un impegno di civiltà, di un impegno per la pace”.

Nachtwey è un osservatore di eccezione del mondo contemporaneo, il nostro più acuto testimone: nei suoi scatti troviamo dolore, ingiustizia, violenza e morte, in una danza quasi infinita in cui si alternano luce e tenebra.

Per rimanere a contatto con la parte più sofferente e sola del mondo, il fotografo statunitense ha scelto di utilizzare la via della bellezza e della compiutezza formale. Le sue splendide fotografie sono uno strumento di lotta, un gesto di compassione.

Nachtwey dà un volto alla guerra da 40 anni, mostrando cosa accade alle persone che la vivono sulla propria pelle.
Nelle immagini di Nachtwey a parlare è l’umanità ferita dalla violenza, devastata dalla malattia, dalla fame, dalla natura che insorge contro la pretesa di controllo dell’uomo.

Organizzate in diciassette sezioni, le duecento immagini esposte nelle diverse sale propongono al visitatore un’ampia selezione dei reportage più significativi di James Nachtwey: da El Salvador a Gaza, dall’Indonesia al Giappone, passando per la Romania, la Somalia, il Sudan, il Rwanda, l’Iraq, l’Afghanistan, il Nepal, gli Stati Uniti (tra cui la testimonianza straordinaria dell’attentato delll’11 settembre 2001) e molti altri paesi e si conclude con un reportage oltremodo attuale sull’immigrazione in Europa.
03.12.17, 15:56
E' stata inaugurata il 30 Novembre a Palazzo Reale di Milano “Memoria”, la mostra di James Nachtwey, prima tappa internazionale di un tour nei più importanti musei di tutto il mondo. L’esposizione, aperta fino al 4 marzo 2018, propone un’imponente riflessione individuale e collettiva sul tema della guerra. Curata da Roberto Koch e dallo stesso James Nachtwey, la mostra rappresenta una produzione originale e la più grande retrospettiva mai concepita sul suo lavoro.

“Il contrasto tra la bellezza delle immagini scattate da James Nachtwey e l’orrore dei soggetti delle sue foto stride quasi rumorosamente nella percezione degli spettatori –ha dichiarato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno–. Ma è proprio in questo modo che la guerra riesce a manifestare a coloro che non la vivono sulla propria pelle i suoi effetti perversi e suicidi, quale che sia la posizione di chi la osserva. Per questo il lavoro di Nachtwey non è solo la ragione di una bellissima mostra d’arte, ma anche la rappresentazione grafica di un impegno di civiltà, di un impegno per la pace”.

Nachtwey è un osservatore di eccezione del mondo contemporaneo, il nostro più acuto testimone: nei suoi scatti troviamo dolore, ingiustizia, violenza e morte, in una danza quasi infinita in cui si alternano luce e tenebra.

Per rimanere a contatto con la parte più sofferente e sola del mondo, il fotografo statunitense ha scelto di utilizzare la via della bellezza e della compiutezza formale. Le sue splendide fotografie sono uno strumento di lotta, un gesto di compassione.

Nachtwey dà un volto alla guerra da 40 anni, mostrando cosa accade alle persone che la vivono sulla propria pelle.
Nelle immagini di Nachtwey a parlare è l’umanità ferita dalla violenza, devastata dalla malattia, dalla fame, dalla natura che insorge contro la pretesa di controllo dell’uomo.

Organizzate in diciassette sezioni, le duecento immagini esposte nelle diverse sale propongono al visitatore un’ampia selezione dei reportage più significativi di James Nachtwey: da El Salvador a Gaza, dall’Indonesia al Giappone, passando per la Romania, la Somalia, il Sudan, il Rwanda, l’Iraq, l’Afghanistan, il Nepal, gli Stati Uniti (tra cui la testimonianza straordinaria dell’attentato delll’11 settembre 2001) e molti altri paesi e si conclude con un reportage oltremodo attuale sull’immigrazione in Europa.
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lucy franco

WORLD PRESS PHOTO a Torino fino al 26 Novembre 2017

la 62° Mostra Internazionale World Press Photo 2017 è il concorso di fotogiornalismo più prestigioso al mondo, che vede annualmente la partecipazione di circa 6.000 fotoreporter delle maggiori testate editoriali internazionali come National Geographic, BBC, CNN, Le Monde, El Pais.
Ogni anno, una giuria internazionale seleziona tra 100.000 scatti i 150 migliori che vanno a comporre la celebre mostra apprezzata da milioni di visitatori in tutto il mondo.

World Press Photo rappresenta l’eccellenza della fotografia d’attualità con la foto vincitrice dell’anno “World Press Photo of the Year” e le diverse categorie: Contemporary Issues, Daily Life, General News, Long-Term Projects, Nature, People, Sports e Spot News.

Vincitore assoluto del 2017 è Burhan Ozbilici, fotografo turco di Associated Press, con la sua An Assassination in Turkey – Mevlüt Mert Altıntaş. L’immagine, scattata da Burhan Ozbilici subito dopo l’omicidio avvenuto ad Ankara il 19 dicembre 2016 durante l’inaugurazione di una mostra, ritrae l’assassino, un poliziotto fuori servizio subito dopo aver sparato all’ambasciatore russo, Andrey Karlov.

Quattro gli italiani premiati: Antonio Gibotta, secondo premio Daily life con lo scatto “Infarinati”, Francesco Comello terzo premio Daily life con “Isola della salvezza”, Alessio Romenzi terzo premio per la sezione General news con “Non prendiamo prigionieri” e Giovanni Capriotti vincitore del primo premio per la categoria Sport sezione ‘Storie’ con un reportage sulla squadra di rugby gay-friendly canadese, i Muddy York Rugby Football Club.

La mostra internazionale "World Press Photo 2017" sarà esposta a Torino presso il Mastio della Cittadella in Corso Galileo Ferraris n.0 / Via Cernaia dal 3 al 26 novembre 2017.
15.11.17, 22:45
la 62° Mostra Internazionale World Press Photo 2017 è il concorso di fotogiornalismo più prestigioso al mondo, che vede annualmente la partecipazione di circa 6.000 fotoreporter delle maggiori testate editoriali internazionali come National Geographic, BBC, CNN, Le Monde, El Pais.
Ogni anno, una giuria internazionale seleziona tra 100.000 scatti i 150 migliori che vanno a comporre la celebre mostra apprezzata da milioni di visitatori in tutto il mondo.

World Press Photo rappresenta l’eccellenza della fotografia d’attualità con la foto vincitrice dell’anno “World Press Photo of the Year” e le diverse categorie: Contemporary Issues, Daily Life, General News, Long-Term Projects, Nature, People, Sports e Spot News.

Vincitore assoluto del 2017 è Burhan Ozbilici, fotografo turco di Associated Press, con la sua An Assassination in Turkey – Mevlüt Mert Altıntaş. L’immagine, scattata da Burhan Ozbilici subito dopo l’omicidio avvenuto ad Ankara il 19 dicembre 2016 durante l’inaugurazione di una mostra, ritrae l’assassino, un poliziotto fuori servizio subito dopo aver sparato all’ambasciatore russo, Andrey Karlov.

Quattro gli italiani premiati: Antonio Gibotta, secondo premio Daily life con lo scatto “Infarinati”, Francesco Comello terzo premio Daily life con “Isola della salvezza”, Alessio Romenzi terzo premio per la sezione General news con “Non prendiamo prigionieri” e Giovanni Capriotti vincitore del primo premio per la categoria Sport sezione ‘Storie’ con un reportage sulla squadra di rugby gay-friendly canadese, i Muddy York Rugby Football Club.

La mostra internazionale "World Press Photo 2017" sarà esposta a Torino presso il Mastio della Cittadella in Corso Galileo Ferraris n.0 / Via Cernaia dal 3 al 26 novembre 2017.
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lucy franco

Robert Doisneau a Pavia fino al 28 gennaio 2018

L'intera vicenda artistica di Robert Doisneau, tra i più importanti fotografi del''900, è al centro di una grande mostravisitabile fino al 28 gennaio nel Broletto di Pavia (Piazza della Vittoria) intitolata Pescatore d’immagini.



Nello storico palazzo del XII secolo saranno esposte circa 70 immagini in bianco e nero in grado di ricostruire l'intero universo creativo del maestro francese, autore di uno scatto come 'Il bacio (Le Baiser de l'Hotel de Ville)', divenuto una vera e propria icona del secondo dopoguerra.

Robert Doisneau (1912-1994), che amava paragonarsi a Eugène Atget, uno dei padri della fotografia del Novecento, percorre fotograficamente le periferie di Parigi per “impossessarsi dei tesori che i suoi contemporanei trasmettono inconsciamente”.


È una Parigi umanista e generosa ma anche sublime che si rivela nella nudità del quotidiano; nessuno meglio di lui si avvicina e fissa nell’istante della fotografia gli uomini nella loro verità quotidiana, qualche volta reinventata. Il suo lavoro di intimo spettatore appare oggi come un vasto album di famiglia dove ciascuno si riconosce con emozione.
Il lavoro di Doisneau dà risalto e dignità alla cultura di strada dei bambini; ritornando spesso sul tema dei più piccoli che giocano in città, lontani dalle restrizioni dei genitori, trattando il tema del gioco e dell’istruzione scolastica con serietà e rispetto, ma anche con quell’ironia che si ritrova spesso nei suoi scatti.
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lucy franco

FOTO/INDUSTRIA a Bologna fino al 19 Nov 2017

Foto/Industria continua fino al 19 novembre 2017, con giorni e orari di apertura legati alle varie sedi espositive: questa particolare Biennale di fotografia, anche quest’anno porta a Bologna (e in Italia) grandi fotografi, capaci di indagare con straordinaria maestria il rapporto tra l’uomo e il lavoro nei suoi aspetti sociali, economici, politici e geopolitici, filosofici, spirituali.

Foto/Industria parte dal MAST (Via Speranza, 42, Bologna) per arrivare nel cuore della città, coinvolgendo nel suo programma espositivo 13 luoghi simbolo della storia e della cultura cittadina, palazzi e residenze di grande rilevanza artistica.

Talvolta aperte solo in occasione di Foto/Industria, queste sedi contribuiscono a fare della Biennale un evento diffuso, che offre al pubblico l’occasione di esplorare nuovi scenari della creazione fotografica e al tempo stesso di scoprire una città che sorprende e affascina.

Una selezione originale di opere di artisti italiani e stranieri, che vanno da Mimmo Jodice (con le inedite immagini dei bambini al lavoro nelle vie di Napoli, testimoni del suo impegno civile negli anni Settanta) a Michele Borzoni, dal giapponese Yukichi Watabe al francese Mathieu Bernard- Reymond, passando per il catalano Joan Fontcuberta e il ceco Josef Koudelka


Tra le 14, interessantissime mostre in programma, sicuramente da segnalare quelle dei fotografi Thomas Ruff e Carlo Valsecchi.


Per l'elenco completo delle sedi espositive, consultare il sito Foto/Industria
11.11.17, 22:07
Foto/Industria continua fino al 19 novembre 2017, con giorni e orari di apertura legati alle varie sedi espositive: questa particolare Biennale di fotografia, anche quest’anno porta a Bologna (e in Italia) grandi fotografi, capaci di indagare con straordinaria maestria il rapporto tra l’uomo e il lavoro nei suoi aspetti sociali, economici, politici e geopolitici, filosofici, spirituali.

Foto/Industria parte dal MAST (Via Speranza, 42, Bologna) per arrivare nel cuore della città, coinvolgendo nel suo programma espositivo 13 luoghi simbolo della storia e della cultura cittadina, palazzi e residenze di grande rilevanza artistica.

Talvolta aperte solo in occasione di Foto/Industria, queste sedi contribuiscono a fare della Biennale un evento diffuso, che offre al pubblico l’occasione di esplorare nuovi scenari della creazione fotografica e al tempo stesso di scoprire una città che sorprende e affascina.

Una selezione originale di opere di artisti italiani e stranieri, che vanno da Mimmo Jodice (con le inedite immagini dei bambini al lavoro nelle vie di Napoli, testimoni del suo impegno civile negli anni Settanta) a Michele Borzoni, dal giapponese Yukichi Watabe al francese Mathieu Bernard- Reymond, passando per il catalano Joan Fontcuberta e il ceco Josef Koudelka


Tra le 14, interessantissime mostre in programma, sicuramente da segnalare quelle dei fotografi Thomas Ruff e Carlo Valsecchi.


Per l'elenco completo delle sedi espositive, consultare il sito Foto/Industria
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lucy franco

Wildlife photographer of the year, Milano, fino al 10 dic 20

Fino al 10 dicembre 2017 la Fondazione Matalon(in Foro Buonaparte 67) ospita la mostra Wildlife photographer of the year.

In competizione per la 52a edizione, 50mila scatti realizzati da fotografi professionisti e non, provenienti da 95 Paesi, che sono stati selezionati, alla fine dello scorso anno, da una giuria internazionale di esperti, in base alla creatività, al valore artistico e alla complessità tecnica.

Come sempre sono 100 le immagini scelte dai giurati, suddivise in 16 categorie per questa edizione che per l’Italia è davvero speciale con ben 8 premiati, tra vincitori di categoria e finalisti.
Vincitori, rispettivamente per le categorie Rettili, anfibi e pesci, Piante e funghi e Sul territorio, il lombardo Marco Colombo, con Piccolo Tesoro,

il veneto Valter Binotto con La composizione del vento

e il valdostano Stefano Unterthiner con Spirito delle montagne.

Sono inoltre giunti finalisti Walter Bassi, con Verme ipnotico (categoria Invertebrati), Hugo Wassermann, con Ritiro alpino (categoria Ambiente urbano), Fortunato Gatto con Dopo la tempesta (categoria Terra), Stefano Baglioni con Piccola Stella (categoria Piante e funghi) e Nicola Di Sario con Luce degli occhi (categoria Bianco e nero).


L'acclamata esposizione mostra straordinarie immagini della Terra che riflettono la bellezza e la diversità della natura e evidenziano la fragilità della fauna selvatica sul nostro pianeta.

I paesaggi, il regno botanico e quello animale, immortalati dai fotografi, regalano uno sguardo emozionante ma altresì consapevole quale testimonianza visiva di un ambiente da salvaguardare e preservare.

L’esposizione presenta le immagini premiate a partire dal massimo riconoscimento, il Wildlife Photographer of the Year, assegnato al fotografo americano Tim Laman per lo scatto realizzato nella foresta pluviale indonesiana, Vite intrecciate (categoria The Wildlife Photojournalist Award: Story), che mostra un orangutan del Borneo in via di estinzione a causa della perdita di habitat edel commercio illegale di animali da compagnia.

Il sedicenne Gideon Knight dal Regno Unito ha vinto il Young Wildlife Photographer of the Year con l’immagine fiabesca La luna e il corvo, ripresa vicino alla sua casa di Londra, tra i ramoscelli di un albero di sicomoro che si staglia contro il cielo azzurro e la luna piena.
02.11.17, 01:31
Fino al 10 dicembre 2017 la Fondazione Matalon(in Foro Buonaparte 67) ospita la mostra Wildlife photographer of the year.

In competizione per la 52a edizione, 50mila scatti realizzati da fotografi professionisti e non, provenienti da 95 Paesi, che sono stati selezionati, alla fine dello scorso anno, da una giuria internazionale di esperti, in base alla creatività, al valore artistico e alla complessità tecnica.

Come sempre sono 100 le immagini scelte dai giurati, suddivise in 16 categorie per questa edizione che per l’Italia è davvero speciale con ben 8 premiati, tra vincitori di categoria e finalisti.
Vincitori, rispettivamente per le categorie Rettili, anfibi e pesci, Piante e funghi e Sul territorio, il lombardo Marco Colombo, con Piccolo Tesoro,

il veneto Valter Binotto con La composizione del vento

e il valdostano Stefano Unterthiner con Spirito delle montagne.

Sono inoltre giunti finalisti Walter Bassi, con Verme ipnotico (categoria Invertebrati), Hugo Wassermann, con Ritiro alpino (categoria Ambiente urbano), Fortunato Gatto con Dopo la tempesta (categoria Terra), Stefano Baglioni con Piccola Stella (categoria Piante e funghi) e Nicola Di Sario con Luce degli occhi (categoria Bianco e nero).


L'acclamata esposizione mostra straordinarie immagini della Terra che riflettono la bellezza e la diversità della natura e evidenziano la fragilità della fauna selvatica sul nostro pianeta.

I paesaggi, il regno botanico e quello animale, immortalati dai fotografi, regalano uno sguardo emozionante ma altresì consapevole quale testimonianza visiva di un ambiente da salvaguardare e preservare.

L’esposizione presenta le immagini premiate a partire dal massimo riconoscimento, il Wildlife Photographer of the Year, assegnato al fotografo americano Tim Laman per lo scatto realizzato nella foresta pluviale indonesiana, Vite intrecciate (categoria The Wildlife Photojournalist Award: Story), che mostra un orangutan del Borneo in via di estinzione a causa della perdita di habitat edel commercio illegale di animali da compagnia.

Il sedicenne Gideon Knight dal Regno Unito ha vinto il Young Wildlife Photographer of the Year con l’immagine fiabesca La luna e il corvo, ripresa vicino alla sua casa di Londra, tra i ramoscelli di un albero di sicomoro che si staglia contro il cielo azzurro e la luna piena.
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