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"." di Carlo Rigoglioso di fotocommunity.it

"." di Carlo Rigoglioso


di 

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18.05.2011 alle 14:48
, Licenza: I diritti d'autore di tutte le foto sono proprietà degli autori.
Dati di scatto: F/6,3 - 1/13 sec - Iso 500 - dist foc 50,0 mm. - Obb.18/200 3,5/5,6.

commenti:

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Franco Farina, 18.05.2011 alle 18:19

Questa, secondo me, è una foto che ha un senso qui dentro.
Spiego il perché:
contiene elementi compositivi interessanti, la conversione è buona e i parametri sono corretti, la scena non è banale, non perché nono lo sia di suo ma perché il fotografo, con la sua interpretazione, l'ha resa tale.
Non ci vedo nessun messaggio particolare, ma questo è uno dei fattori da prendere in considerazione, se il lavoro è serio, se ne intuisce la complessità e racconta in modo personale la visione del fotografo, allora ha tutti i motivi per essere scandagliata e analizzata in ogni dettaglio, al fine di ragionare insieme su possibili migliorie suggeribili.
Ma almeno stiamo osservando una foto, degna di questo nome.



laura fogazza, 18.05.2011 alle 18:38

bè si....l'immagine è molto interessante...sia dal pinto di vista della composizione sia per ciò che concerne il bn, che personalmente mi piace molto...
...inoltre intravvedo degli elementi che mi spingono a pormi delle domande: dove ci troviamo? cosa sta facendo o sta aspettando il soggetto umano seduto in fondo? perché c'è quel simbolo di "pericolo radiazioni" sulla porta in fondo?
...e perché quel cartello vietato fumare attrae subito il mio sguardo?
...alcune ipotesi possibili...l'attesa...magari dell'esito o del referto di un'analisi...l'angoscia...e un senso (o il timore) di assenza o di perdita (le sedie vuote)...




Tommaso Vicomandi, 18.05.2011 alle 18:50

un messaggio ce lo vedo io ... non so se sia quello voluto dall' autore ma lo dico ....

..un ospedale.......
l'attesa di una persona che aspetta un referto medico o un momento importante per la sua salute..
la scena ..dominata dal cartello vietato fumare ad esorcizzare quasi una paura dell' autore per un qualcosa che spaventa ma che non si riesce ad eliminare.....

poi se è altra cosa .... chiedo venia era per parlare :-)))



Seby Privitera, 18.05.2011 alle 19:04

il racconto fotografico e' un po' deboluccio,
si... c'e una sala d'aspetto,
un uomo o un vecchio che sta guardando qualcosa,
di se' e' molto interessante insieme al contesto,
tuttavia x una questione di gusto personale,
mi sarei avvicinato un po',
magari avrei ripreso solo una fila di sedie invece di tre,
abbassato la camera,
avrei catturato qualcosa in piu' nello sguardo, un'espressione di fastidio x l'attesa,
uno sguardo nel vuoto, oppure andare a curiosare cosa effettivamente stia facendo...........
Dare un peso maggiore alla storia...
poi in questi casi, quando il soggetto e' fermo,
si possono eseguire da piu' angolazioni
Magari se l'autore ha altri scatti,
sarebbe interessante constatare e vedere una chiave diversa....



Donato Palumbo, 18.05.2011 alle 19:10

anche se altra cosa...la tua visione mi piace Tommaso.

unico appunto la conversione in scala di grigio... ed una presunta clonazione in alto a destra eseguita in modo approssimativo



Rosalba Crosilla, 18.05.2011 alle 19:40

Concordo con Tommaso e Seby, nel senso che il racconto c'è, è evidente, ma l'inquadratura e il taglio non l'hanno messo il risalto.
Personalmente trovo l'inquadratura approssimativa, con dei particolari tagliati (le gambe delle sedie in prima fila, la porta a destra, il cestino a sinistra) che disturbano e distolgono lo sguardo da quello che dovrebbe essere il soggetto.
Certo che lo scatto è stato fatto in condizioni estreme, nulla di male, posto che è del tutto rispettoso, ma certo lo scatto è avvenuto in fretta, prma che chiunque potesse accorgersene..
Peccato, però, perchè avrebbe potuto rendere di più.



Carmelo Bonanno, 18.05.2011 alle 22:45

Concordo in todo con Franco Farina che al di la dei tagli la trovo ben fatta e con un ottimo b/n, ma non credo che lo scatto non abbia un suo significato. Come Tommaso, visto gli elementi a disposizione,(cartelli radiazioni, vietato fumare e sedie a disposizione) sono arrivato a pensare che l'ambiente sia quello ospedaliero, ed è proprio questo che mi lascia perplesso. la foto penso sia scattata in pieno giorno e difficilmente mi è capitato di trovare le sale d'aspetto ospedaliere vuote, con una sola persona (Penso disperata) con i cestini ancora vuoti sistemati per bene con i sacchetti ancora perfettamente rimboccati. Penso che lo scatto evochi la solitudine degli anziani, la classica coppietta rimasta sola con i figli chissà dove lontani dal quel peso che sono gli esseri umani al raggiungimento di una certa età. Quelle scene che purtroppo si vedono spesso lui in attesa della moglie o ad aspettare l'orario delle visite ( tanto senza lei non sa dove andare) .


Arnaldo Pettazzoni, 18.05.2011 alle 23:43

Sembra un notturno," forse" ospedale settore medicina nucleare, luce ambiente, le lampade accese e l'altezza dell'inquadratura mi porta a pensare sia seduto con la macchina ben ferma sulle ginocchia o appoggiata alla sedia o ad un tavolo. A parte la posizione del fotografo condivido chi ha commentato prima di me lo spessore comunicativo della foto, Bilanciata nel suo insieme, fatico a trovare difetti, perfettamente illuminata nei dettagli con evidente e dominante velo di tristezza , racconta una storia di ordinaria solitudine, dove tutto è ordinato come lo è anche il silenzio.


Maricla Martiradonna, 19.05.2011 alle 0:03

INTERVENTO DELL'AUTORE:
"" @ Franco F.
Grazie per aver scritto che è un fotografia degna di nota!

@ Laura F.
Il tuo porti delle domande è proprio quello che volevo.
Mi spiego e in questo modo rispondo anche a Seby: molto spesso ci capitano situazioni dove la sofferenza lascia poco spazio alle parole e forse anche la presenza di persone crea difficoltà, ecco il motivo per il quale non ho voluto essere invadente nell'avvicinarmi
troppo e non credo che cogliere un'espressione del
soggetto avrebbe migliorato la situazione, anzi sono
convinto del contrario. Ho voluto scattare ma era mia
intenzione non entrare troppo nel privato, anche perché credo che l'atteggiamento dell'uomo sarebbe sicuramente cambiato.

@ Tommaso V.
Scusa ma credo che Laura prima di te abbia detto le
stesse cose!

@ Donato P.
Chiedo venia per la clonazione che devo ammettere mi è sfuggita per distrazione, chiedo scusa!

@ Rosalba C.S.
Tutto giusto quello che scrivi però credo che scattare in certe situazioni dove come ho detto non si desidera essere invadenti e dove la scena può cambiare
improvvisamente, qualche inesattezza nell'inquadratura e nei dettagli ci può stare, diciamo che forse e dico forse potrebbe essere una street in interni ( non
so come si chiama questo genere).
Grazie a Tutti".



Francesco Torrisi, 19.05.2011 alle 12:34

Se la sala d'aspetto è collocabile ovunque, il simbolo sulla porta dichiara inequivocabilmente dove si è.
Sala vuota, unico soggetto. Lontano. Solo. Disattendo allo scatto e a tutto il resto.

La sensazione che si evince non lascia tanti spazi alla fantasia, qui non è richiesta e forse non è neanche gradita. Lo stile non è da fotogiornalismo/reportage. Questa è fotografia concettuale e per tale è rappresentata. Non troppo vicina e distaccata quel tanto per ancora apprezzare i singoli dettagli.
Non è uno scatto dove la storia inizia e finisce chiudendo il cerchio del racconto.
L'Autore inizia il racconto, tocca a noi chiuderlo, ognuno per la propria sensibilità e le proprie personali esperienze.
Lo trovo uno scatto sensibile, ben fatto, con una inquadratura ottima. Tecnicamente ben eseguito e le forti luci che entrano dalle finestrature laterali rispetto alle luci ambientali, sono state ben gestite.

Quello che spesso non tollero nel raccontare, prevalentemente in modo "giornalistico" e per come si intende ultimamente spesso il reportage, è la mancanza assoluta di rispetto verso le persone (chiaramente per quelle che "non" sono consenzienti), che diventano involontari strumenti per raggiungere uno scopo, persone che vengono così utilizzate (dovrei dire mercificate) all'altare della "notizia prima di tutto".

Questo è invece uno scatto onesto, rispettoso e fatto con competenza.

Bravo Autore.



laura fogazza, 20.05.2011 alle 13:44

@Autore

...secondo me hai reso perfettamente l'idea con estrema delicatezza e giustissimo rispetto...e la tua immagine dice molto bene tutto ciò...

laura



Seby Privitera, 20.05.2011 alle 20:48

Vorrei precisare a scanso di equivoci un punto,
nel mio precedente intervento ho scritto che x una lettura piu' incisiva sarebbe bastato avvicinare la camera.......

Il punto e' che io ho un gran rispetto x la privacy...
non ho un 200 o 300 mm.....
pero' sono un fotografo e di conseguenza
dato che amo la fotografia, cerco di non pormi limiti di sorta......
la soluzione e' semplice.....
io devo conoscere il mio personaggio...
non ho mai eseguito uno scatto di nascosto,
quello te ne riesce uno ogni mille,
occorre una preparazione di abbordaggio,
la macchina a tracollo....
stabilire un contatto...
e dopo chiedendo il permesso cominciare a
scattare......
Forse il fatto che sono un ristoratore,
mi agevola molto, il contatto con la gente x me non e'
stato mai un problema, anzi.....
e non pretendo che altri fotografi adottino x forza il mio metodo.....
pero' trovandomi su agora',
un luogo dove poter esprimere e dare consigli..
mi permetto di scrivere cio''''......
il rispetto x la privacy e' importante...
e se eseguiamo questo piccolo stratagemma..
magari qualche cosa di positivo alla fine la tireremo fuori..... no??????



Arnaldo Pettazzoni, 21.05.2011 alle 13:38

Aggiungo una piccola nota al commento precedentemente scritto.
Amo immaginare che quel che vedo sia reale, come il fotografo lo vide: azzero mentalmente la postproduzione, che può essere a volte drastica ma comunque ammessa in questo sito, perciò il mio giudizio è da non considerare pienamente.
Ripeto che questa foto è forte, piena, la vedo vera, tralasciando la clonazione, come dimenticata.
Forse condizionato emotivamente dalla scena, chiedo scusa a tutti per questa esternazione....ma mi vedo come una comparsa in quella notte, quando mestamente mi fu detto che mio padre si era spento.



Maricla Martiradonna, 21.05.2011 alle 17:28

INTERVENTO DELL'AUTORE:
"@ Seby P.
Hai scritto: sono un fotografo e di conseguenza
dato che amo la fotografia, cerco di non pormi limiti di sorta......
la soluzione e' semplice.....
io devo conoscere il mio personaggio...
non ho mai eseguito uno scatto di nascosto,
quello te ne riesce uno ogni mille,
occorre una preparazione di abbordaggio,
la macchina a tracollo....
stabilire un contatto...
e dopo chiedendo il permesso cominciare a
scattare......


Io i limiti li ho e sono quelli che mi impediscono di entrare nel privato.
Non sono un fotografo come tu dici di essere ma come te amo la fotografia,cerco di dire sempre qualcosa con le mi foto ma lo faccio con la massima dicrezione sopratutto quando sono in ballo sentimenti non proprio felici, se fotografo un artista di strada anch'io cerco il contatto.
Il discorso mi piace e vorrei approfondire chiedendoti: Te fotografo se vedi una persona in evidente stato di sconforto, hai il coraggio di stabilire un contatto per poterle chiedere di scattare fotografie? e non credi che il suo atteggiamento sarà sicuramente diverso dopo le tue richieste?
Sono convinto, anzi molto di più, che i limiti dobbiamo sempre porceli perché non tutto è permesso.
Se vuoi sarei lieto di leggere la tua risposta a queste mie domande.

@ Carmelo B. e Arnaldo P.
Le vostre chiavi di lettura sono veramente piacevoli e accurate denotano un'attenzione alle cose della vita.
Grazie davvero!

@ Francesco T.
Grazie mille anche a Te!

E colgo l'occasione per ringraziare anche Laura F.
e Teresa L.: il fatto che la mia foto faccia pensare mi rende particolarmente contento!".



Seby Privitera, 22.05.2011 alle 21:13

rispondo all'autore....
Effettivamente ci sono anche casi estremi...
vedi questo...
diciamo che se fossi stato al posto tuo,
dopo aver stabilito un contatto,
il soggetto mi confessa che sta vivendo un triste momento.......
personalmente io mi defilo...
e non mi sogno neanche di fare uno scatto da lontano....
non e' privacy, ma rispetto verso il dolore altrui,
non e' che scattando da lontano la mia coscienza e' a posto.....
se invece mi confessa che sta aspettando x una cosa non grave, gli spiego quello che voglio fare
e come un regista mi creo un personaggio,
a volte puo' risultare finto, altre volte vero, puo' rifiutare...
tutto ma con la consapevolezza che non sto invadendo nessuno....
poi ci sono casi e casi,
quando scattai lacrime nella notte
Lacrime nella notte... di Seby Privitera
Lacrime nella notte... 
di
8.1.11, 20:47
132 commenti

alcuni mi accusarono di cinismo fotografico,
in questo caso la sofferenza,
non e' voluta,
scattavo in sequenza dopo aver chiesto il permesso,
durante gli scatti il soggetto si commuove,
e scattando a raffica catturo la lacrima,
subito smetto,
ma la lacrima era gia' in macchina,
io volevo solo immortalare un momento di fame,
sono stato molto combattuto prima di publicarla,
poi alla fine.......
cinismo?
non ho rispettato la privacy?
forse, ma non mi andava di cestinare un lavoro cosi'..
La fotografia non e' una scienza,
anche se ci sono delle regole,
esse sono dettate dalla nostra coscienza,
ognuno di noi agisce come meglio crede,
forse siamo un po' usciti dai binari con questa discussione,
il tuo lavoro e' molto bello,
concettualmente mi piace tanto,
pero' con la mia osservazione volevo solo farti capire
il modo di vedere un lavoro,
nessuna pretesa che tutto cio' venga condiviso,
e' il mio punto di vista,
pero' se tu mi scrivi che= sei convinto che i limiti esistono...
e che non tutto e' permesso...
da un lato di devo dare ragione, perche' e' assolutamente vero....
dall'altro ti devo contraddire
perche' tu lo scatto l'hai fatto
e se x privacy o rispetto non hai chiesto il permesso,
perche' tanto la faccia non si vede
dato che sei lontano......
da parte mia hai fotografato solo un'ospedale
con un uomo seduto che guarda, credo nel telefonino,
allora scusami, a quel punto, aspetto che abbassi lo
sguardo e lo dia nel vuoto,,,,,,
se propio devo rubare uno scatto,
se permetti, rubo bene... o no?
Se invece trovandomi in ospedale,
(con la macchina fotografica)
cosa che io non ho mai fatto.....
c'e un uomo che soffre.....
onestamente x coscienza, mia,
forse non credo che mi metterei a scattare...
e onestamente......
non ci vado in un ospedale con la macchina fotografica,
e se decidessi di andarci....
ogni scatto, vicino o lontano,,,,
deve essere approvato...
solo x coscienza,,,,,,




Maricla Martiradonna, 22.05.2011 alle 21:57

INTERVENTO DELL'AUTORE:
"Sono in accordo con quanto scrivi ma......
Se io avessi volutamente scattato in questa meniera per evidenziare (come qualcuno ha scritto) la solitudine di certe situazioni!
Vedi il commento di Arnaldo P., che per quanto mi riguarda ha centrato in pieno la lettura.
Ma direi che tutti nei loro commenti hanno detto una verità.
Poi se devo spiegarti come io la penso, beh presto fatto: dal commento di Francesco T.
"Quello che spesso non tollero nel raccontare, prevalentemente in modo "giornalistico" e per come si intende ultimamente spesso il reportage, è la mancanza assoluta di rispetto verso le persone (chiaramente per quelle che "non" sono consenzienti), che diventano involontari strumenti per raggiungere uno scopo, persone che vengono così utilizzate (dovrei dire mercificate) all'altare della "notizia prima di tutto".
Questo è invece uno scatto onesto, rispettoso".
Condivido e non avrei saputo dirlo in maniera più giusta.
Questo è il mio modo di fotografare!!.



Seby Privitera, 23.05.2011 alle 0:07

Francamente avrei preferito che esponessi
il tuo punto di vista e non quello degli altri......
Con tutto il rispetto x Arnaldo e Francesco
fotografi che io stimo molto........
Poi ognuno di noi ha una lettura diversa sulla fotografia,
il punto pero' e' l'esecuzione,
il mezzo con cui si e' ottenuta,
e sopratutto il luogo......
amico mio, tu sei un ospedale......
sei in posto dove la gente...
o guarisce, oppure muore........
Vuoi discutere con me di etica?
o di fotografia?
Perche' se parliamo di etica questo e' uno scatto che non andava fatto,,,,
vicino o lontano x me e' la stessa cosa............
(tranne se te lo costruivi tu con il soggetto)
Se vuoi parlare di fotografia.......
io come fotografo immagino un capolavoro
in cui si fotografa un'uomo con lo sguardo nel vuoto
mentre aspetta un esito, una notizia, bella o brutta,,,,
aspetta, aspetta nel suo silenzio,,,,,,,
immerso nei suoi mille pensieri,
aspetta che una porta chiamata speranza
rompa quel silenzio,
si aspetta una maniglia che giri,
si aspetta l'esito della vita e della morte,
si aspetta che finisca quella sofferenza,
si aspetta senza mai guardare l'orologio,
non si puo' chiedere,
bisogna aspettare, aspettare, aspettare.....

Prova x un attimo ad immaginare
una porta,una maniglia a fuoco
e una figura sfocata che la osserva,
tutto cio' nel tuo ospedale........
il viso e' sfocato,
la foto e' stupenda?
e' da publicare?
di cosa stiamo discutendo?
di etica?
o di fotografia?



Francesco Torrisi, 23.05.2011 alle 0:27

Quello che mi ha insegnato la mia vita sinora è che nella contrapposizione di due pensieri "estremi", la verità quasi sempre predilige stare nel mezzo.

C'è chi pensa di ritenere un ospedale come luogo "off limits" per chi fa fotografia, troppo dolore lì dentro, troppi sentimenti ed emozioni personali per essere raccontati fuori e c'è chi pensa che il "diritto" del racconto dia in automatico il diritto di aprire tutte le porte anche se tra i commentatori di questo scatto non c'è stato nessuno a dar voce a questo pensiero.

Sono entrambe correnti di pensiero che potrebbero essere ben supportate con solide argomentazioni. Ne potremmo trovare una quantità infinita...ma alla fine sappiamo tutti benissimo dove andrà a collocarsi il famoso ago della bilancia...

Evitiamo accanimenti terapeutici per tenere in vita quelle nostre idee che dovessero risultare essere eccessivamente estreme.



Arnaldo Pettazzoni, 23.05.2011 alle 8:12

In effetti le cose si complicano se il giudizio si imposta fermamente sul concetto "o con me o contro di me" Questo si fa e questo no ......credo che in questo campo la verità in tasca non l'ha mai avuta nessuno.
Ti rinnovo i complimenti personali autore.



Maricla Martiradonna, 23.05.2011 alle 8:17

INTERVENTO DELL'AUTORE:
"Piccola aggiunta:
Penso che se nello scattare inquadrassi un volto darei una collocazione precisa nel senzo che Lui, quel volto, è il protagonista.
Nei miei scatti difficilmente si vedono persone ben identificate perché quello che cerco di raccontare o di mettere in risalto è di tutti e può capitare a tutti".



Enrico Casiraghi, 24.05.2011 alle 1:44

La foto è bella in se'.
Non ha bisogno di grandi commenti e lunghe storie.
E. C:



Donato Palumbo, 25.05.2011 alle 23:22

ho avuto il sospetto che dietro ci fossi tu Carlo
...complimenti



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