... Franco Farina

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Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 1 di 19
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... malinconia, ironia, surrealismo, poesia, curiosità, sperimentalismo, energia, fantasia, simbolismo, lampo, visione, narrazione. Tentare di definire la fotografia di Franco Farina porta nel territorio insidioso dell'enumerazione, tale e tanta è la varietà delle sue corde espressive, come dimostrano le sue escursioni in mille soggetti, le sue esplorazioni delle potenzialità comunicative ed estetiche di ogni segno del linguaggio visivo e le sue infinite possibilità interpretative.

Tecnica solidissima, cultura fotografica e una forma di creatività originale contrassegnano il suo stile, estremamente personale. Ma, su tutto, Franco porta in sé una passione autentica, generosa, assoluta per la fotografia.



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Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 2 di 19
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Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 3 di 19
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D. Il tuo primo incontro con la fotografia.

R. Le foto facevano parte integrante degli oggetti di casa. Erano conservate in una sporta dentro un armadio e venivano guardate e commentate in occasione di visite di amici e parenti, arricchendo la visione di racconti ed episodi. Il concetto iniziale di fotografia era dunque quello classico, la fissione su carta di ricordi.
Ma la scintilla è scattata verso i 12 anni quando mi regalarono un set per stampare le foto a contatto da negativo. Per un irrazionale come me un vero bagno nella magia, ne coglievo solo l'aspetto emozionale, di quello tecnico so pochissimo anche adesso. Anche la stampa su carta era basata più sul fatto che mi sorprendeva sempre la magia della nascita di una foto che il lato tecnico.


D. Il primo maestro che ti ha emozionato.

R. Posso dire che da quando ho cominciato a fotografare, verso i 16 anni con l'acquisto della mia prima reflex, rimasi affascinato dal bianconero e soprattutto dalle foto realizzate con il grandangolo, per cui guardavo con ammirazione questa tipologia di immagini, ma se vogliamo intendere il primo impatto emozionale allora il nome è uno solo: Diane Arbus.
Di lei, che seguivo su una rivista di cultura fotografica, mi catturava il fatto che attraverso i suoi occhi, ovvero le sue foto, mi portava a guardare "gli altri" in faccia, senza precauzioni formali, direttamente e che riusciva a raccontare situazioni di vita senza apparenti accorgimenti. Ancora oggi, guardando le sue foto, mi stupisce, non capisco il segreto della sua comunicazione, ogni sua foto parla senza dire niente. La sua morte poi ha dato alla sua storia un senso di profondità e di proiezione al di sopra del tempo in cui ha vissuto, l'ha resa immortale, per assurdo.


D. Hai mai seguito dei corsi di fotografia? o di Photoshop?

R. Di fotografia ne seguii uno, 5 anni fa, volevo capire qualcosa dell'illuminazione artificiale e mettere in ordine quello che sapevo di tecnica in fase di scatto, ma mi annoiavo a morte e poi, dopo aver visionato le prime foto, il "maestro" mi chiese se ero disposto a tenere dei corsi di fotoritocco! Io che volevo imparare...
I rudimenti di Photoshop li ho appresi da un videocorso su dvd acquistato in edicola, tutto qui. Il resto è "farina del mio sacco"...


D. Sai disegnare, sai dipingere, sai comporre musica… e sai fotografare. Insomma, non ti fai mancare i canali espressivi. Ma c'è una parte di te che spontaneamente affidi solo alla fotografia?

R. Bella domanda. Il mezzo espressivo della fotografia è, come hai intuito, uno di quelli possibili, non l'unico.
Ma la fotografia ha rispetto ad altri veicoli, la capacità di condensare in un unico risultato più elementi che fanno parte del mio vissuto.
In una mia fotografia riuscita ci puoi trovare una combinazione di interesse per i viaggi, le donne, la bellezza, l'architettura, il mare ecc. ma il massimo si ottiene quando tutto questo è condito dall'emozione, da quel qualcosa di indefinibile di cui nemmeno io ho coscienza.
Ognuno di noi proietta se stesso quando si esprime artisticamente, io non faccio eccezione alla regola.


D. Sei uno dei nostri maggiori esperti nella postproduzione. Riesci a fondere una lucida, razionale competenza tecnica e padronanza della macchina e degli elementi del linguaggio visivo con una carica emotiva intensa e avvolgente, pulsante.
Raziocinio ed emozione, conoscenza e istinto, meticolosità e impulso, analisi e sintesi si compenetrano inestricabilmente nelle tue fotografie e la nostra percezione non riesce a capire dove comincia l'uno e dove finisce l'altro, lasciandosi investire dal risultato finale. Che è sempre esteticamente elegante. Qual è il tuo approccio a una tua nuova fotografia? Quali vie segue il tuo processo creativo?

R. Mi spiace, ma non ho risposte concrete a queste domande, semplicemente non lo so. Sono una persona molto lontana dalla razionalità e detesto la programmazione, parliamo di espressività, quello che viene percepito non è frutto di un mio progetto, è quello che sono, nel bene e nel male.
Ci sono gli spunti, il ritratto umano, femminile soprattutto, il contesto urbano, la visione compositiva inusuale, talvolta deformata, ma è solo lo stimolo iniziale.


D. Quello che mi affascina nel tuo fare fotografia è la tua capacità di creare immagini completamente diverse tra loro, che abitano tonalità e ambienti emozionali opposti, divergenti, paralleli, lontani, in fuga, sulla via del ritorno… ma tutte hanno un'impronta riconoscibile, tua. Varietà estrema nella solida compattezza della tua cifra stilistica. Io trovo difficile definire la tua fotografia… Allora definiscila tu, con 5 aggettivi.

R. Facciamo 5 frasi brevi...
Detesto la ripetitività e la non originalità.
Non faccio quello che faccio per ottenere consensi.
Vedo talvolta quello che altri non vedono.
Attraverso la postproduzione rivisito la foto, che può rinascere sotto altre vesti.
Per una personalità creativa e presuntuosa come sono io, la cosa che aborro è quella di somigliare a qualcuno.
Meglio la poca qualità che essere la brutta copia di altri.


D. Trovo veramente splendide le tue fotografie alle metropoli: New York, Parigi, Berlino, Barcellona, Istanbul sono una festa di movimento e colore. Riesci a catturare la velocità surreale, la follia, la vitalità scomposta del presente e lo rendi già quasi futuro, ma sai cogliere anche il senso di straniamento e distacco spiazzante spesso indotto dall'aggressività del contemporaneo. Cosa ti affascina dei contesti urbani?

R. Per essere un buon fotografo, per riuscire a trasmettere le emozioni che vivi al momento devi saper utilizzare la tua componente infantile. Solo i bambini si emozionano per cose che gli adulti non vedono più perché usuali.
Spero di conservare questa componente fino alla fine dei miei giorni.


D. La tua attrezzatura standard? I tuoi obiettivi preferiti?

R. Ho acquistato una Canon e ne ho ora una nuova, la 5d ll, ma ho un approccio verso la tecnologia solo funzionale, mi deve dare quello che mi serve per ottenere le mie foto, punto. Non ho il rapporto viscerale con il mezzo.
Tutti gli obiettivi hanno degli aspetti peculiari, ma il grandangolare mi ha affascinato per molto tempo, mi permette di dare a una scena ordinaria una visione fantastica, talvolta visionaria e questo rientra nel mio modo di concepire l'arte.


D. Racconta questa tua foto.

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R. E' la foto che amo di più, forse l'unica che ancora mi fa sentire qualcosa dentro.
E' perfettamente esemplificativa per descrivermi, nel senso che è una foto fatta senza premeditazioni, il "modello" è mia moglie, ma dopo, lavorandola e soprattutto quando ho letto i commenti di molte persone, ho realizzato che questa immagine sono io, nel senso che mi rappresenta, anche nella sua realizzazione non programmata.
E' un'immagine contraria a tutti i criteri dei manuali della "bella fotografia": il soggetto è di spalle, la posizione è centrale, i colori sono innaturali, eppure riesce a far sì che chi la osserva guardi lo scenario con gli occhi invisibili del personaggio misterioso.
Forse perché non si può definire il pensiero, se è triste o meditativo, se fugge o si è fermato, per questi motivi in questa foto ognuno può proiettare le sue sensazioni.
E' un contenitore dove trovano spazio le emozioni di chi osserva.
Eppure è nata così, per gioco, in una giornata di pioggia, tra amici. Ma quello sono io.


D. Gombrich ha scritto: "Non esiste in realtà una cosa chiamata arte. Esistono solo gli artisti". Verso cosa stanno andando i fotografi del Duemila? Il web è nemico o alleato della fotografia, secondo te?

R. Ho, data la mia età, un passato di esperienza con la fotografia analogica, stampa, acidi, ingranditori, tank ecc., ma con il digitale mi sono trovato perfettamente a mio agio.
Mi piace la sua intrinseca "democraticità", nel senso che il web e il digitale sono effettivamente alla portata di tutte le classi sociali.
Prima un corredo fotografico richiedeva un vero capitale, il grandangolare che mi affascinava era assolutamente fuori dalla mia portata economica. E così la stampa, costosa e complessa, quasi impossibile nel colore.
E' vero che il rischio dell'appiattimento esiste quando la quantità supera il limite, ma resta il fatto che la qualità se c'è emerge comunque.
Almeno alla partenza siamo tutti allo stesso livello.
Vedere che alcuni giovani sono affascinati dal vintage della pellicola scaduta o dalla carta baritata mi fa un po' ridere, il mezzo non ha mai fatto il prodotto di qualità, se la stoffa c'è non è mai dipeso da questo...
Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 4 di 19
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Una conversazione davvero interessante, grazie, Franco!

Ti lascio ora alle curiosità e ai commenti dei nostri amici.
GIUSEPPE FRATTINI GIUSEPPE FRATTINI Messaggio 5 di 19
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Ho aspettato curiosamente........
ci sentiamo grazie FRANCO.
Franco Farina Franco Farina Messaggio 6 di 19
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Per così poco... :-)
Santino Mineo Santino Mineo Messaggio 7 di 19
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....u riuzzu.

ps ti trovi una copia in più dei videocorsi di photoshop:-)

Gran bella persona.

un ammiratore un amico

Santino Mineo
Ottoinve Ottoinve Messaggio 8 di 19
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Quando la tecnica si sposa con la creatività lo strumento si annulla e diventa il prolungamento della nostra percezione emotiva così da permetterci di catturare fuori ciò abbiamo dentro. Tu ci riesci benissimo. Tony
lucy franco lucy franco   Messaggio 9 di 19
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Scorrendo la tua galleria, tra colore e b/n, tra ritratti e paesaggi urbani, un fil rouge accomuna paradossalmente tutto: la grande versatilità che hai di visione e di conseguente realizzazione della fotografia.
Ma c'è una domanda che mi faccio spesso (e non sempre con speranza di risposta) quando è evidente lo spessore del lavoro offerto da un fotografo come te, ed è questa: come "riconosci" la fotografia che ti rappresenta?
Di scatti ne vengono fatti molti, e di prove altrettante, eppure quando la incontri, sul monitor, "quella" fotografia ha un particolare che te la rende più "tua" e che te la fa scegliere tra altre.
Incuriosita da questo, anche perchè le tue fotografie raccontano di una persona complessa e semplice allo stesso tempo, dotata di grandissima tecnica e di altrettanta sensibilità a quell'impalpabile componente misteriosa che molti chiamano fascino, che spesso attraversa le tue fotografie.

grazie e complimenti
Utente cancellato Utente cancellato Messaggio 10 di 19
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:-))
Franco Farina Franco Farina Messaggio 11 di 19
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Ragazzi...ma qui siamo prossimi alla beatificazione!!!
E io che, in un momento di debolezza emotiva, volevo dare a chiunque la possibilità di dare sfogo ai più biechi risentimenti nei miei confronti...


Santino:
le copie te le mando quando vuoi, ma prendile per quello che sono, una base su cui lavorare, non la soluzione di tutto.
Se così fosse, dato che sono reperibili nelle edicole, saremmo tutti esperti e capaci.

Tony:
Un complimento che mi fa piacere. In effetti hai sintetizzato molto bene quello che secondo me è il compito della tecnica: semplice strumento, mai fine a se stesso, da utilizzare per esprimere idee, sensazioni, emozioni.
E facendo in modo che sia l'ultima cosa che vedi osservando un lavoro.

Lucy:
intanto grazie, la tua domanda include molti complimenti che non possono che farmi piacere, anche se immeritati.
Allora, la questione è complessa, perché io sono complicato.
Diciamo che il mio rapporto con la fotografia ha un duplice aspetto, nel primo la sdrammatizzo, non mi piacciono i ricami eccessivi e le implicazioni forzate su quello che sono in fondo semplici fotografie.
Poi ce n'è un secondo dove, a seconda dei momenti della vita che tutti attraversiamo, mi rendo conto che effettivamente attraverso questo meccanismo si riversano, coscientemente o meno, molte cose che sono dentro di me.
Ma, e vengo a risponderti, mi devi credere, questo passaggio non è mai cosciente e non nasce necessariamente nel momento dello scatto.
A volte succede che "so" di aver scattato una buona immagine, di aver colto la luce giusta, ma i contenuti, di quello stiamo parlando, non entrano per mia volontà.
Anzi, a volte li ho riconosciuti attraverso i commenti di chi legge le foto, e spesso ho capito in seguito a quelli, che in quella determinata foto in effetti c'ero io.
Come talvolta è nella fase successiva, quella dell'elaborazione, che entrano in gioco fattori più profondi, anzi, direi che è proprio in quel momento che riesco a trasmettere il mio stato d'animo. I risultati sono alterni, a volte distanti dai gusti altrui, ma questo non è un problema, come ho spiegato a Maricla, non fotografo e pubblico per avere plausi, e in questo penso di essere coerente.
Per me è un piacere vero, profondo, ludico e coinvolgente, e se un giorno divenisse meno naturale e spontaneo penso che cambierei interesse.

Grazie a tutti
Ambra Menichini Ambra Menichini Messaggio 12 di 19
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ciao Franco

ci incuriosisce più di ogni altra cosa il feeling che riesci ad instaurare con le "tue donne", traspare denso dalle tue fotografie.

come succede???

quale è il fattore necessario per far scattare quel meccanismo emotivo che si chiama intesa fotografica???


con rinnovata stima

Ambra e Glauco
Franco Farina Franco Farina Messaggio 13 di 19
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E' l'ostacolo più grande che ho dovuto affrontare quando ho deciso di occuparmi di ritratto.
Invito chiunque ad immaginarsi in una situazione in cui ti trovi a fotografare una persona, il più delle volte estranea, e della quale vuoi cogliere non solo l'estetica ma soprattutto (almeno per quanto mi riguarda) l'essenza, la parte nascosta e intima.
Escludendo i soggetti familiari, naturalmente i primi con cui si ha a che fare, bisogna ricorrere a tutta l'esperienza di vita per trovare la "chiave" giusta, scardinare le difese che tutti, modelle professioniste incluse, antepongono al fotografo. E non è mai la stessa.
Credo di avere risorse personali, ho esercitato "l'arte del commerciare" per tanti anni e, pur non essendo un amicone per natura, ho imparato per necessità a comunicare e a saper conquistare la fiducia della persona che devo riprendere, in pochissimo tempo.
Nei primi scatti cerco di mettere a proprio agio il soggetto, poi non escludo mai da quello che sto facendo la modella e mostro le anteprime al display, spesso mi complimento per la sua bravura e fotogenia, infine, una volta stabilito il contatto, chiedo di concentrarsi in modo naturale, di non ridere (il sorriso è una maschera che anteponiamo a noi stessi) e riesco a farmi regalare molto spesso espressioni a volte così intense di cui la modella stessa si sorprende guardando il lavoro finito.
C'è un po' di tutto nel ritratto, anche per questo mi affascina, capacità comunicativa, esperienza, rispetto della persona, tecnica, buon gusto.
Ogni tanto si crea una magia, come con Maricla che è stata eccezionale, ma devo fare ancora tanta strada, sono appena all'inizio.
Angelo Aloisi Angelo Aloisi   Messaggio 14 di 19
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Ciao Franco,
ho letto questa tua intervista con molto interesse, per la grande stima che ho per te e per il "tuo" modo di fare fotografie.
Una mia curiosità era proprio quella che ti hanno posto Glauco e Ambra... per cui hai già risposto.
Mi unisco al coro di ..."beatificazione"
Un saluto, spero di rivederti presto per qualche scatto
Angelo
Enrico Doria Enrico Doria Messaggio 15 di 19
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complimenti..ottimi lavori che già conoscevo....

vorrei chiederti soltanto quando pensi che il tuo lavoro di post produzione sia "soddisfacente"....
voglio dire... dopo che osservi lo scatto che hai fatto, grezzo, diciamo, sai già qual è il punto di arrivo della tua elaborazione, o questa cresce e si sviluppa via via... a seconda del progetto, del soggetto o altro..
grazie!

e ancora complimentissimi!

Enrico
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