... Carlo Pollaci

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Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 1 di 50
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Architetto, appassionato di arte, fotografo di strada, Carlo Pollaci porta avanti da tempo un discorso fotografico di grande coerenza, rafforzato dalla complementare realizzazione di libri e video.
I grandi mercati storici (Vucciria, Ballarò, Caput Seralcadi) e le splendide piazze della sua Palermo, con la gente che li anima resistendo agli assalti del tempo e del sedicente progresso, sono tra i suoi soggetti più amati e appassionatamente indagati. E laddove si svolgano eventi e manifestazioni, Carlo è sempre in prima linea con la sua macchina fotografica: cortei, scioperi, commemorazioni, occupazioni, proteste, incendi, guerriglie urbane, ma anche sagre, processioni e fiere.
Dovunque ci sia da testimoniare il dipanarsi della vita sociale nei suoi rivoli infiniti, le forme di sincera aggregazione popolare, i momenti di alta tensione civile.


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Le mie foto al Bar dello Sport Le mie foto al Bar del… Carlo Pollaci 29.08.10 17


Festa del SS. Crocifisso Festa del SS. Crocifis… Carlo Pollaci 23.07.10 11


Festa del SS. Crocifisso _ VI Festa del SS. Crocifis… Carlo Pollaci 04.08.10 9


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Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 2 di 50
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Vucciria_Forte cucina di strada... Vucciria_Forte cucin… Carlo Pollaci 01.02.09 31


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Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 3 di 50
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D. Nel tuo profilo su fotocommunity ti autodefinisci un “fotografo di strada”, e lo sei dalla tua prima fotografia, scattata a 14 anni e postata sul sito. E il fotografo di strada punta molto in alto: trovare l'attimo in cui la vita si manifesta nella sua verità e il singolo diventa un “tipo”, di cui abbiamo coscienza. O reminiscenza. O immaginazione. Qual è allora la prima dote del fotografo di strada, secondo te?

R. La definizione di “fotografo di strada” è molto ampia e, nel mio caso, a rigore, potrebbe anche essere addirittura imprecisa. Nell’autodefinirmi “fotografo di strada” intendo sottolineare un mio atteggiamento nei confronti della fotografia, che ritengo abbastanza uniforme, a prescindere dal luogo, che potrebbe anche essere (come sovente accade) “chiuso” piuttosto che aperto.
Inoltre, associo mentalmente questa locuzione alla quasi omonima canzone dei Corvi (“Un ragazzo di strada”) che, per quelli della mia generazione, senza soldi in tasca, che portavano i capelli lunghi e “amavano i Beatles e i Rolling Stones” (ma anche Fabrizio De Andrè e i Nomadi, Bob Dylan e Joan Baez, dopo Victor Hara e gli Inti-Illimani…), evoca ricordi ed esperienze di vita, nel mio caso, non dimenticate.
Questo mio atteggiamento nei confronti della fotografia, come hai notato (e adesso ho anche l’età per rendermene conto io stesso), sostanzialmente è rimasto immutato sin da quando ho preso in mano la prima macchinetta fotografica, dopo avere visto su un numero di "Popular Photograpy" una foto di Henri Cartier-Bresson e tre di Eugene Smith. I luoghi che più mi interessavano, prima come adesso, sono quelli, permeati dalla presenza dell’uomo, dove è ancora percepibile la compresenza tra presente e passato.
Mi chiedi “Qual è allora la prima dote del fotografo di strada, secondo te?” Secondo me, le doti che dovrebbe avere un fotografo di strada sono, fondamentalmente, almeno due:
- la prima, trasmettere la sensazione di “esserci”, cioè trovarsi proprio a contatto fisico con quanto ripreso;
- la seconda, è quella di avere “occhio” per la composizione.
Per me, la seconda dote è ancora più importante della prima. Nella foto di strada inquadrare e scattare è (di solito) un tutt’uno: le condizioni di luce non sono quasi mai ottimali e spesso creano contrasti taglienti, eccessivi; nella calca c’è sempre qualcuno che ti spinge; a volte non c’è materialmente la possibilità di “settare” la macchina per bene tra un’inquadratura e l’altra. La scena contiene sempre molti più elementi di quelli realmente necessari: e la macchina, impietosamente, li riprende tutti. È quindi essenziale il ruolo delle geometrie, che costituiscono un reticolo invisibile su cui i molteplici (se non eterogenei, se non mutevoli) elementi della scena trovano una situazione di precario se non unico equilibrio, dove tutto, come per incanto (e solo per un attimo), appare in armonia con tutti gli altri.


D. Tu sai scattare al volo, ma spesso le tue sono fotografie meditate, previsualizzate. Per ottenere l'immagine che funzioni, quella carica di senso, su cosa ti concentri? A quale elemento, interno ed esterno, di composizione o di post produzione, affidi in primo luogo il compito di renderla significativa e parlante?

R. Dici che le mie fotografie sono “meditate, previsualizzate” e nello stesso tempo scattate al volo. Apparentemente potrebbe essere una contraddizione.
Il mio modo di fotografare è, per la verità, molto istintivo. Il fatto che alcune foto (certamente non tutte!) appaiano anche meditate (ti ringrazio molto per avere formulato questa considerazione) secondo me dipende dal fatto che, più o meno consapevolmente, tutti “archiviamo” nella nostra mente un’infinità d’immagini, alla rinfusa o selezionate (dipende dai nostri individuali filtri culturali), sottoposte peraltro a un continuo processo di elaborazione, frutto delle esperienze via via maturate (… ma alcune, che amo chiamare “primigenie”, rimangono intatte!), che si accumulano e finiscono col costituire un’autentica miniera.
Quando si scatta una fotografia, questa - è la mia sensazione - finisce col racchiuderle tutte, quasi condensando in essa l’esperienza maturata fino a quel momento. Si può definirla “significativa” e anche “parlante” solo nella misura in cui la sua visione è capace di indirizzare l’osservatore verso un racconto.
Circa la composizione, come ho detto prima, la ritengo fondamentale. Forse è meglio chiarire cosa intendo per composizione: essa è costituita dal bilanciamento dei pieni e dei vuoti, dei chiari e scuri nel caso del bianco e nero, di soggetti statici rispetto ad altri in movimento, di parti nitide e parti sfocate, sorrette da un inviluppo geometrico, invisibile all’occhio, che tuttavia ne costituisce l’impalcatura.
In alcuni casi la semplice e pur basilare regola dei terzi risolve il problema. In altri casi le geometrie sono più complesse, fondate su diagonali, linee spezzate, forme volumetriche (piramide, per esempio). Più l’occhio è abituato alla visione, con preferenza delle opere pittoriche rispetto a quelle fotografiche (almeno questa è la mia personale opinione), più la geometria sottesa alle fotografie diventa un fatto naturale.
Post produzione: a mio parere, se la fotografia è valida (naturalmente mi riferisco solo ai generi che conosco meglio), e lo può essere sia dal punto di vista documentario come narrativo (o entrambi, sarebbe l’ideale), la post produzione dovrebbe limitarsi ad assecondarne le caratteristiche. Personalmente uso con parsimonia il bendidio che i software di post produzione offrono. Amo il bianco e nero, ma vi ricorro solo quando ritengo che la fotografia abbia una sua “forza” intrinseca tale da potere fare a meno delle informazioni che solo il colore può dare. In tal caso, pur tenendo la macchina impostata per il colore, immagino la foto in bianco e nero già nello scatto.
Per il resto, in post, non utilizzo strumenti e filtri che ritengo, per un verso invasivi (se non distruttivi) dell’immagine fotografica, e per un altro distorsivi (mi riferisco a maschere di contrasto eccessive, vignettature debordanti, neri eccessivamente chiusi in proporzione all’inquadratura; non uso i classici “scherma” e “brucia”, preferendo, se necessario, ricorrere a variazioni d’esposizione selettive), in quanto finiscono con lo spostare l’attenzione dal soggetto vero e proprio della foto ad altro, quale appunto può diventare un post eccessivo in definitiva fine a se stesso.


D. Scianna, parafrasando Pirandello, ha detto che "ci sono i fotografi che guardano il mondo per farne fotografie e quelli che fanno fotografie per l'esigenza di raccontare il mondo". Nelle tue fotografie raccogli spesso modi e forme di vita sociale e umana che sono ormai a rischio di estinzione, o comunque fortemente compromessi con il degrado e l'incuria. A volte invece riesci a fotografare una visione, un'utopia (penso alla tua "Lasciare libero", che amo molto).
Qual è il mondo che vorresti raccontare nelle tue fotografie?

Lasciare libero_Free up Lasciare libero_Free … Carlo Pollaci 21.07.08 83

R. Qual è il mondo che vorrei raccontare? Non è per nulla facile rispondere… e poi non mi piacciono molto le frasi a effetto. Penso che le foto che faccio trasmettano l’idea di un mondo che “mi appartiene”, così come, in un certo senso, io appartengo a esso. In particolare quello che cerco di raccontare è la “fragilità” degli ambienti antichi a fronte del nuovo che, in un modo o nell’altro, li spazzerà via. Ho la sensazione di raccogliere le loro ultime immagini come un dono prezioso, a me riservato.


D. Quali sono gli strumenti che non mancano mai nel tuo zaino quando esci per fotografare?

R. Partiamo dalla risposta più facile: più che lo zaino (acquisto inutile, in quanto non l’ho mai usato) prediligo le borse. Però finisco sempre col portarmi dietro più roba di quanto poi effettivamente utilizzerò. Quello che non manca mai è una reflex (attualmente Canon 7D), con l’immancabile Tokina 11-16 mm. Poi metto un paio di obiettivi, di solito il Tamron 17/50 f. 2,8 (lento, ma affidabile), il vecchio Canon 70/210 e il Canon 50 mm f 1,4 (che è molto leggero e sta pure in tasca). Ho pure un vecchio flash Speedlite, all’epoca top di gamma, che in digitale va solo in manuale, ma lo porto di rado, per usarlo ancora più raramente. A volte aumento il fardello con la Canon 1n a pellicola.


D. Raccontaci di quella volta in cui aspettavi che accadesse una foto, e invece ne è arrivata un'altra...

R. Una di queste fotografie è proprio quella che hai citato tu: “Lasciare libero”. Il ragazzo stava, banalmente, armeggiando col telefonino… ma io l’ho visto in quel modo.


D. ... e di quella volta in cui avresti voluto essere invisibile per scattare la fotografia che non hai potuto fermare nella tua fotocamera.

R. Ecco questo accade molto spesso: per esempio, a Ballarò (tradizionale mercato storico di Palermo), vorrei trovarmi, con l’11 mm, al posto del pomodoro, dell’insalata o della bilancia, oppure, in una taverna, al posto del tavolo: mi attira moltissimo la gestualità e la mimica delle persone, che io vedo come personaggi su un palcoscenico unico e impareggiabile, ma che, per dare il meglio di sé, non vanno “disturbate” (anche solo con un click).


D. Cosa ti potrebbe indignare in una fotografia?

R. Se ci riferiamo ad una fotografia, in astratto, rispondo che nessuna fotografia, di per sé, mi ha mai indignato. Non mi scandalizza assolutamente alcun tipo di fotografia, fermo restando che immagini assolutamente private tali dovrebbero restare.
Più che indignarmi, una foto può darmi fastidio se è presentata/proposta al di fuori del suo ambito naturale. Per esempio, se uno cerca foto di nudi femminili con viste ginecologiche fatti suoi, ma non dovrebbe trovarle su nessun sito “generalista” di fotografia.
Discorso analogo vale per le foto “volgari”, in genere, e per quelle che ritraggono persone indifese se non emarginate dalla società.


D. Verso cosa sta andando la fotografia, secondo te?

R. La fotografia, storicamente, ha sempre “dovuto” andare avanti, se non altro per affrancarsi dall’etichetta di “parente povera” della pittura. Quanto più la fotografia è riuscita ad affermare l’autonomia del proprio linguaggio, che può essere influenzato, ma ha una diversa specificità, dalla pittura, tanto più non solo è andata avanti ma anzi è riuscita a condizionare proprio lo stesso mondo delle arti visive.
La pittura di alcuni impressionisti, Degas in primis, sarebbe stata la stessa se prima non si fosse sviluppata la concezione dell’inquadratura fotografica della realtà? Secondo me no. Così come il XX secolo è punteggiato da immagini fotografiche divenute icone che, vere o false che siano, hanno finito col riassumerne gli avvenimenti più importanti.
L’avvento del digitale è stato una vera e positiva rivoluzione, così come alla fine dell’Ottocento lo era stata l’invenzione della pellicola.
Come era avvenuto (seppure in minor misura) con l’analogico, adesso siamo arrivati alla “democratizzazione” del mezzo fotografico digitale: tutti possono fare fotografie tecnicamente corrette (anche facendo tranquillamente a meno di nozioni tecniche basilari e manuali). Gli invitati a un matrimonio spesso fanno fotografie che, per qualità, possono tranquillamente sostituirsi a quelle del fotografo ufficiale. Inevitabilmente ciò comporta, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale, la perdita di lavoro per tantissima gente. E sinceramente dispiace. Le uniche che ci guadagnano sono le grandi case: alla massa, con pochi euro, offrono tecnologia impensabile sino a pochi anni fa; ma si rifanno ampiamente con le tasche i “fotoamatori evoluti”. Per non parlare dell’autentico fenomeno che è l’iPhone (e simili).
In tale contesto massificato le idee fotografiche, se sono buone, emergono forse più facilmente che prima. Come pure credo che ci siano tutti i presupposti, se non per un ritorno, per un “affiancamento” corposo dell’analogico (tutt’altro che defunto) al digitale.


D. Sei una delle nostre presenze “storiche”, visto che sei arrivato in fotocommunity nel maggio del 2006, quando eravamo online da soli quattro mesi. Che ruolo ha avuto fc nella tua storia di fotografo?

R. Fc ha avuto un ruolo decisamente importante nella mia vita di fotografo. Ho iniziato a fotografare molto presto. Però altrettanto presto la mia professione di architetto, totalizzante, non ha lasciato spazio autonomo ad altre attività. Per un lungo periodo ho realizzato, perlopiù, foto di famiglia (non dico “solo” foto di famiglia in quanto queste foto, che riempiono almeno una doppia decina di album, che tuttavia non sfoglio mai in quanto ognuna di esse è fissata nella mia memoria, sono la testimonianza della parte più importante della mia vita).
Come sia, alla fine del 2005 la realtà non più pioneristica del digitale mi ha contagiato, e ho acquistato una Fuji s7000. Poco dopo, ho “scoperto” fc, grazie alla segnalazione di una rivista: l’innamoramento è stato immediato, e pur con qualche alto e basso (com’è inevitabile che sia), è rimasto invariato.
Grazie a fc ho inizialmente rivisitato l’aspetto tecnico della fotografia, riscoprendo, tra l’altro, il ruolo insostituibile della macchina fotografica reflex. In seguito, ho partecipato a collettive fotografiche e concorsi; ho allestito diverse personali; ho pubblicato un libro; mie foto sono state pubblicate su annuari e riviste; ho diversi progetti fotografici in standby a causa di più pressanti impegni di lavoro.
Inoltre il confronto sulle varie tematiche fotografiche, per me che ho una certa competenza nella storia dell’arte ma non altrettanta in quella della fotografia, è oltremodo stimolante. Parteciperei di più alle discussioni se solo avessi più tempo e, lo devo dire, se ci fossero meno polemiche.
Grazie a fc ho conosciuto personalmente che fotografi veramente in gamba, ma prima ancora persone interiormente ricche (e in alcuni casi ne sono nate belle amicizie), e di questo continuo a essere grato.
Maricla Martiradonna Maricla Martiradonna   Messaggio 4 di 50
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Grazie a Carlo per le sue belle risposte ricche, stimolanti e dettagliate.

Appuntamento a sabato prossimo con
Santino Mineo Santino Mineo Messaggio 5 di 50
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Letto con piacere.
Io avrei fatto altre domande, ma va bene cosi.Anzi!

Mi sono piaciute alcune frase di CARLO:
<>
oppure...<>.

Penso che nessuno come Carlo possa documentare benissimo (con la sua innata esperienza di fotografo) la palermo dei mille colori dei mille volti, odori sapori e luci.
Di Carlo mi piace che nelle sue foto nulla è lasciato al caso o di banale visione.
paolo pasquino paolo pasquino Messaggio 6 di 50
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ammiro la tua ricerca per ciò che ancora non è consumo, di ciò che non è stato ancora assorbito dallo schema. è ancora, in ultima proiezione, forse, ciò che è la chance del pensiero..
ma quando dici:
..'Amo il bianco e nero, ma vi ricorro solo quando ritengo che la fotografia abbia una sua “forza” intrinseca tale da potere fare a meno delle informazioni che solo il colore può dare. In tal caso, pur tenendo la macchina impostata per il colore, immagino la foto in bianco e nero già nello scatto'..

ti chiedo: come si fa, dati i tempi del clic? te lo chiedo in sincerità, perchè io non ci riesco. mi capita di pensare a colori per intere giornate, ma in genere, se cerco non intervengono. non è forse deputato in fase di separata e postuma riflessione il giudizio?
Arnaldo Pettazzoni Arnaldo Pettazzoni Messaggio 7 di 50
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Di certo posso dire di Carlo che è un narratore che scrive pagine come in un romanzo..senza parole scritte....racconta quello che vede senza sperimentare nulla , istintivo.... l'umanità che coglie per strada è vera, autentica... a volte può sembrare comune lo scatto ma la polvere intesa come tempo lo farà lievitare ancora di più.
Il fotografo di strada lascia dietro di se un tappeto di foto come le foglie cadute in autunno e a volte emerge da quel tappeto la pepita d'oro, lo scatto eccelso, inatteso , che stupisce lo stesso autore, fatto più dalla fortuna, che dalla consapevolezza di averlo visto....credo che in Carlo la fortuna capiti troppo spesso e a questo punto la “ fortuna” non sia un caso...
Ho una unica domanda da farti...e so che risponderai senza citazioni....il tuo b/n prevale di contrasti che accarezzano anche se fatti in digitale la pellicola, poche tonalità di grigio....saturi... a volte crudi...essi si intonano magistralmente all'ambiente.... strade.. vicoli...piazze circondate da mura insultate dal tempo e i volti appaiono con espressioni rilevanti inserite in quel contesto..... come non a caso il fuori bolla di tanti tuoi scatti.... credo abbia un senso che si collega al contrasto....rendere ancor più il messaggio casuale...oppure sto sbagliando Carlo??.
Ettore Caio Ettore Caio   Messaggio 8 di 50
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Mi trovo in grosse difficoltà,nel mio minimalismo fotografico,trovare le giuste parole per ossequiare un pezzo da 90 come Carlo.Invidio la sua cultura e come
riesce a coniugarla in simbiosi con ciò che scatta.
Premettendo che il genere street è a me avverso per un'innata timidezza a inquadrare le persone,trovo che Carlo
nei suoi scatti riesce a catturare scene di vita quotidiana
senza mai essere invadente o irrispettoso.
Con sincera stima
Ettore
Utente cancellato Utente cancellato Messaggio 9 di 50
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Questa rubrica è molto interessante,complimenti.
Trovo che osservare il portfolio di un autore senza conoscere i dettagli con cui lo stesso si avvicina alla fotografia sia molto limitativo e spesso "fatiscente".
Leggendo ed osservando del Sign Pollaci una curiosità mi arriva,e se posso chiedere all'autore....
Coma mai una grande passione per la foto di strada avendo un background cosi' concettualmente diverso come "l'essere architetto" ?
Geometria e spazio,linee e forme sono cosi' distanti da questa tipologia di foto,cio' che ha riempito la sua vita è quasi all'opposto,è stata forse una "via di fuga"?
Saluti cordiali e grazie
Roberto



Messaggio Modificato (21:49)
Roberto L. Roberto L.   Messaggio 10 di 50
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Ho scoperto questo "ragazzo di strada" al mio arrivo in FC, e non ho mai smesso di emozionarmi guardando le tue foto, Carlo! Lo sai bene.. :-) Grazie, Carlo, e grazie anche a te, Maricla, per questa bella intervista
Rosario Corrao Rosario Corrao Messaggio 11 di 50
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Mi ricordo ancora l'ultimo raduno fatto a Palermo , la Tua competenza nel portarci in giro per la vecchia Palermo è stata magnifica e istruttiva io da Palemitano non conoscevo tanti posti e vie storia delle stesse, quindi Ti ringrazio e spero di farne altri di raduni con Te.
ciao Rosario;-)
Guglielmo Rispoli Guglielmo Rispoli Messaggio 12 di 50
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ciao CARLO
in occasione di questa bella iniziativa di FC che ringrazio di cuore, ho avuto modo di ripercorrere il tuo portfolio.
Vorrei farti una domanda:
«In genere, come stile ed approccio alla fotografia, ritiene di fare una fotografia documentaria, ritieni cioè che le tue fotografie in pratica siano un contributo a fissare la storia contemporanea della tua città? Hai progetti specifici di "racconti da Palermo" come sequenze di scene e scenari così ben evidenziati?»
Grazie della risposta
Un abbraccio, con sincera stima.
Guglielmo
Utente cancellato Utente cancellato Messaggio 13 di 50
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Io Carlo non ho domande da porti, ma mi sento in dovere di entrare in questo spazio per la grandissima stima che ho di te come persona e come fotografo. Apprezzo molto l'educazione e la signorilità con la quale spesso ti vedo affrontare i tanti argomenti nel forum spesso anche con persone estremamente arroganti, incompetenti e maleducate. Come fotografo ti considero un vero maestro. Per questi motivi mi ritengo fortunato d'averti conosciuto anche se solamente con contatti telefonici. Orgoglioso per l'amicizia che ci lega dai primi momenti del mio ingresso in FC.
Sei senza dubbio un valore aggiunto nella nostra community, e con piacere mi sono accorto che anche lo staff ne è consapevole concedendoti questa pagina speciale.
Mi capita molto spesso di ammirare le immagini che proponi di questa "particolare" e "unica" città, che vista con i tuoi occhi diventa viva, unica e straordinaria.

Ciao Carlo, un abbraccio.
... ti auguro una buona giornata. ;-)
Santino Mineo Santino Mineo Messaggio 14 di 50
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@Enrico
le persone speciali passano da questo spazio...:-)
@Rosario
se non organizzo io raduni palermitani mi sa che....nisba;-)
lorenza ceruti lorenza ceruti Messaggio 15 di 50
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io metto questa foto

[fc-foto:26179274]

e qui c'è tanto...secondo me...ovviamente! :-)
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