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Santino Mineo

TINA MODOTTI

grazie per questo spazio dedicato a Tina Modotti
grazie a Maricla e a Santino
per l'eccellente lavoro di presentazione...

c'è da imparare e da emozionarsi leggendo...
guardando le foto di Tina capisci il suo grande impegno politico,
la sua passione fortissima per la fotografia
una ricerca che ha messo spesso a repentaglio la sua vita,
...una grande donna, un simbolo, un'icona...
faccio mie parole che ho trovato nel web...
grazie ancora, arrivo tardi ma arrivo:) piano piano

TINA

Un cuore di donna mai morto
Di Alessia e Michela Orlando

Quando Massimo Bubola lascia andare la sua voce ed è, ormai, liberata nell’etere, ti accorgi che lo fa solo per dire “TINA”.
Basta.
Ti dimentichi del sottofondo, delle vibrazioni delle corde di chitarra, delle note musicali. È già inevitabile lasciarsi rapire da una irresistibile corrente ascensionale. Da lassù, dal vertice in cui ti trasporta in un attimo, non puoi fare altro che orientare lo sguardo verso il passato. Ti sembra già di “vedere” le miserie che lei vide e fotografò, indignata. Ascolti, poi, le parole successive: “TI SEGUIRÒ” e comprendi che quel verbo, declinato al futuro, adombra vicende non ancora concluse.
Segui il viaggio in cui ti trascina il cantautore Massimo Bubola: è quello in cui è stato coinvolto a sua volta dalla storia di TINA. Nel cervello si fa spazio una idea: la morte non ha estinto il suo entusiasmo. Forse Tina sogna ancora. E allora occorre orientare lo sguardo verso il futuro. È lì, in quello spazio fin qui analizzato, quello che di certo offre solo ciò che è già stato, ma che non ha visto estinguersi le idee di Tina Modotti, spostandoti verso il futuro, che trovi una miniera di suggestioni.
E ti puoi chiedere: Tina non c’è più? Il dubbio è fugato osservando le immagini che conosci: le foto che scattò e quelle in cui ella stessa compare; i fiori; il suo corpo nudo, disteso, languido e materno, intenso così quanto attraente dovette certamente essere; la bandiera che copre quasi integralmente il corpo e sottolinea l’incedere maestoso, la marcia orgogliosa verso una società giusta; le mani di donna che lavano, lavorano, sottolineando il drammatico contrasto del bianconero; penetri con lo sguardo tra le ombre e la brillantezza del bianco di un indumento stropicciato, spinto energicamente contro una pietra, per eliminare lo sporco, detergerlo, ripristinarne la pulizia.

Intanto la voce di Massimo Bubola ti accompagna in un sogno fatto di vino rosso, di domande, di richieste. Ti ricordi di Edward Weston. Ti ricordi di lei operaia, attrice e fotografa. Ti ricordi di lei che ama definirsi solo “fotografa” e non artista. Ti ricordi di lei con Frida Kalho e Diego Rivera. Ti ricordi di lei che ritorna in Europa. Ti ricordi che fugge ancora, ancora e ancora in incognito. Ti ricordi dei volti di bimbi che fotografò, che impressionarono le pellicole e i cervelli di chi ebbe modo di vederli. E li cerchi; e li cerchi ritrovandoli quei volti sofferenti eppure nobili: figli di lavoratori, forse di emarginati, simboli di storie che le diedero forza e la motivarono. E se è vero che Tina non potremo seguirla, non potremo mai più farlo, si potrà percorrere la strada, anche quella davvero “artistica”, malgrado non amasse definirla tale, che lei indicò con costanza, fino all’ultimo respiro. La strada c’è ancora, è segnata per sempre e ti costringe a notare le ingiustizie e le miserie: ci sono anch’esse.


TINA
(parole e musica di Massimo Bubola)

Tina, ti seguirò lungo
quelle strade in Messico
Tina, ti scriverò quando
A San Francisco arriverò
Dimmi che luce c'è laggiù
Qui ormai non la ritrovo più
Dimmi che luna guardi tu
Quella che io vedo non lo è più
Tina, con te io ballerò su quelle terrazze in Messico
Tina, la musica e poi, il vino rosso, i baci, il buio e noi
Dimmi che sogni sogni tu, io da un po' lo sai
non dormo più
Dimmi le foto che farai, che verità e bellezza fermerai
Tina, ti fisserò dentro quelle piazze in Messico
Tina, io non lo so se prima di Natale tornerò
Dimmi che non mi aspetterai
Che il tempo è sempre vivo e tu vivrai
Dimmi che non ti sazierai
Del mio cuore che è poco,
poco ormai.

http://youtu.be/cS1s-L_pevY
30.11.12, 21:01
grazie per questo spazio dedicato a Tina Modotti
grazie a Maricla e a Santino
per l'eccellente lavoro di presentazione...

c'è da imparare e da emozionarsi leggendo...
guardando le foto di Tina capisci il suo grande impegno politico,
la sua passione fortissima per la fotografia
una ricerca che ha messo spesso a repentaglio la sua vita,
...una grande donna, un simbolo, un'icona...
faccio mie parole che ho trovato nel web...
grazie ancora, arrivo tardi ma arrivo:) piano piano

TINA

Un cuore di donna mai morto
Di Alessia e Michela Orlando

Quando Massimo Bubola lascia andare la sua voce ed è, ormai, liberata nell’etere, ti accorgi che lo fa solo per dire “TINA”.
Basta.
Ti dimentichi del sottofondo, delle vibrazioni delle corde di chitarra, delle note musicali. È già inevitabile lasciarsi rapire da una irresistibile corrente ascensionale. Da lassù, dal vertice in cui ti trasporta in un attimo, non puoi fare altro che orientare lo sguardo verso il passato. Ti sembra già di “vedere” le miserie che lei vide e fotografò, indignata. Ascolti, poi, le parole successive: “TI SEGUIRÒ” e comprendi che quel verbo, declinato al futuro, adombra vicende non ancora concluse.
Segui il viaggio in cui ti trascina il cantautore Massimo Bubola: è quello in cui è stato coinvolto a sua volta dalla storia di TINA. Nel cervello si fa spazio una idea: la morte non ha estinto il suo entusiasmo. Forse Tina sogna ancora. E allora occorre orientare lo sguardo verso il futuro. È lì, in quello spazio fin qui analizzato, quello che di certo offre solo ciò che è già stato, ma che non ha visto estinguersi le idee di Tina Modotti, spostandoti verso il futuro, che trovi una miniera di suggestioni.
E ti puoi chiedere: Tina non c’è più? Il dubbio è fugato osservando le immagini che conosci: le foto che scattò e quelle in cui ella stessa compare; i fiori; il suo corpo nudo, disteso, languido e materno, intenso così quanto attraente dovette certamente essere; la bandiera che copre quasi integralmente il corpo e sottolinea l’incedere maestoso, la marcia orgogliosa verso una società giusta; le mani di donna che lavano, lavorano, sottolineando il drammatico contrasto del bianconero; penetri con lo sguardo tra le ombre e la brillantezza del bianco di un indumento stropicciato, spinto energicamente contro una pietra, per eliminare lo sporco, detergerlo, ripristinarne la pulizia.

Intanto la voce di Massimo Bubola ti accompagna in un sogno fatto di vino rosso, di domande, di richieste. Ti ricordi di Edward Weston. Ti ricordi di lei operaia, attrice e fotografa. Ti ricordi di lei che ama definirsi solo “fotografa” e non artista. Ti ricordi di lei con Frida Kalho e Diego Rivera. Ti ricordi di lei che ritorna in Europa. Ti ricordi che fugge ancora, ancora e ancora in incognito. Ti ricordi dei volti di bimbi che fotografò, che impressionarono le pellicole e i cervelli di chi ebbe modo di vederli. E li cerchi; e li cerchi ritrovandoli quei volti sofferenti eppure nobili: figli di lavoratori, forse di emarginati, simboli di storie che le diedero forza e la motivarono. E se è vero che Tina non potremo seguirla, non potremo mai più farlo, si potrà percorrere la strada, anche quella davvero “artistica”, malgrado non amasse definirla tale, che lei indicò con costanza, fino all’ultimo respiro. La strada c’è ancora, è segnata per sempre e ti costringe a notare le ingiustizie e le miserie: ci sono anch’esse.


TINA
(parole e musica di Massimo Bubola)

Tina, ti seguirò lungo
quelle strade in Messico
Tina, ti scriverò quando
A San Francisco arriverò
Dimmi che luce c'è laggiù
Qui ormai non la ritrovo più
Dimmi che luna guardi tu
Quella che io vedo non lo è più
Tina, con te io ballerò su quelle terrazze in Messico
Tina, la musica e poi, il vino rosso, i baci, il buio e noi
Dimmi che sogni sogni tu, io da un po' lo sai
non dormo più
Dimmi le foto che farai, che verità e bellezza fermerai
Tina, ti fisserò dentro quelle piazze in Messico
Tina, io non lo so se prima di Natale tornerò
Dimmi che non mi aspetterai
Che il tempo è sempre vivo e tu vivrai
Dimmi che non ti sazierai
Del mio cuore che è poco,
poco ormai.

http://youtu.be/cS1s-L_pevY
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JERRY UELSMANN

@Oh Oh Oh Alessandro ... studio, studio



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