“Angoli nascosti di Napoli” di RICCARDO D’ ALTERIO è la nuova entrata nella sezione “FRONTE/RETRO” a cura e di MARIO ALIBERTI

MARIO ALIBERTI ha selezionato e recensito una immagine di RICCARDO D’ ALTERIO per lo spazio dedicato alla sezione “FRONTE/RETRO” “Angoli nascosti di Napoli”

“Scardinare i pregiudizi ereditati nei secoli e ripetuti come mantra con sottrazioni o aggiunte lessicali e grammaticali in base ai risvolti socio politici ed economici delle varie epoche trascorse, è difficile se non impossibile.
E’ la cultura del pregiudizio che si alimenta di generazione in generazione e che inevitabilmente conduce a una “prassi ideologica” su un luogo o su una razza, o sul singolo soggetto.
Sembrerà una cosa ovvia e scontata – non trovo altro modo per esplicarlo –ma il pregiudizio rimane tale e va di pari passi con il livello di istruzione di un popolo. Una cosa sono le tradizioni, le consuetudini, le usanze, i costumi i dialetti, un’altra cosa il pregiudizio che è figlio dell’ignoranza, spesso incolpevole, e dell’imbecillità, molto diffusa. E queste mie affermazioni non vogliono assolutamente avere né valore di giudizio né quello di pregiudizio, ma solo di dati statistici di fatto.
Il distinguo può e deve essere fatto rispetto ad esempio, al degrado sociale di un luogo, e un senso di verità nella storia, lo possiamo trovare in epoche dove l’insieme dello specifico territorio e le condizioni di vita dei tanti che l’abitavano, erano effettivamente disagiate e miserevoli. E ciò aveva senso (ma comunque ingiusto) perché fame, guerre, e rivoluzioni creavano un terreno “fertile” per la precarietà sistemica economica e sociale.
Non che adesso non ci siano realtà mondiali dove le condizioni dello stato sociale ed economico si presentano persino in maniera più grave e angosciante dei periodi pre e post bellici mondiali del secolo scorso.
Il simbolismo iconografico e la fede rientrano anch’essi in quelle categorie positive di appartenenza e di identificazione di un popolo e in un credo che valorizza e “renderebbe”coese parti della società civile, pur essendo, i credi, concorrenti tra loro ma attraverso un reciproco rispetto e convivenza.
Gli estremismi di questi rapporti, tuttavia, smentiscono in parte questa tesi, assumendo al contrario carattere bellicoso se non guerrafondaio. E qui che gli imbecilli si ritrovano a loro agio nel prendere posizione per l’una o l’altra parte in modo acritico e perentorio, senza nessuna consapevolezza di essere in realtà seminatori d’odio, ma anche pronti, come le piume, a cambiare immediatamente direzione e convincimento.
Collocare un Gesù in croce nel cuore di una città, per ricordare un evento nefasto e per averne memoria, soprattutto in relazione alle perdite di vite umane, è un segno di civiltà e compassione, direi di pietà, e che si pone sovrastando le strutture cittadine come avamposto protettivo e di sbarramento contro future e inaspettate sciagure.
Il Cristo, a Napoli, una delle più belle, misteriose e intriganti città del mondo, appare come rappresentazione in molteplici manufatti umani, dal legno, alla statuetta artigianale, dal capolavoro scultoreo e magico del Cristo Velato, all’interno della Cappella di San Severo, alle stampe. Tradizioni, cultura, memoria e rispetto, questi sono valori imprescindibili per una comunità.

Tuttavia il pregiudizio, che si trasforma subitaneamente in insulso razzismo e violenza verbale, è ancora vivo, evidente o strisciante, soprattutto in certi ambienti “sopraffini”, tanto da concepire quella barbara e animalesca vignetta con tanto di coordinate, dove si invitavano i russi a indirizzare il loro missili sulla città di Napoli. Persino coloro che abitano alla falde del meraviglioso Vesuvio o giù di lì, in relazione all’incitamento a eruttare e a spazzare via la Città, si auguravano, con tanto di striscioni appesi ai balconi, questo
“meraviglioso evento”. Insomma, più imbecilli di così!
Purtroppo, o meno male, che gli imbecilli di solito, non sanno di essere imbecilli, e dico meno male perché un margine di ricredimento potrebbe ancora esserci, ma ne dubito fortemente.”

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  1. Non ho mai avuto una recensione così profonda e gratificante per un mio lavoro, ed un sincero ringraziamento lo dedico a chi di dovere!