Alla Galleria “Il Punto” a Bologna la mostra di Blve “Sofrologia in Vanitas”

Alessio Blve, nostro amico ormai storico, inaugura a Bologna, alla galleria “Il Punto”, una sua Mostra fotografica dal titolo “Sofrologia in Vanitas”.

 

il mare nel bosco vanitas

Una traccia di lettura di queste vere e proprie opere complesse di Blve, ci viene offerta dal testo di presentazione della  Dott.ssa  Giulia Spoltore,  Storica dell’Arte:

“Vanitas … giovinezza e bellezza sono destinate ad estinguersi nel Tempo.
La fotografia coglie l’attimo sperimentando il suo limite: non può ripresentarlo – è già passato – non le resta che evocarlo.
Ne “Il mare nel bosco” l’artista spinge lo strumento fotografico fino al limite della sua capacità di significazione.
Lo fa seguendo i dettami della luce e della composizione esprimendoli attraverso la fotografia creando così un anello di congiunzione tra la tradizione pittorica antica e l’arte contemporanea.
Il Tempo ancora una volta vince sulle cose, ma l’Arte non può che trionfare interpretandone la melanconica poetica.”

Galleria “Il Punto”
via San Felice 11, Bologna

dal 24 al 29 Ottobre 2015

inaugurazione sabato 24 ore 17,30

3 pensieri su “Alla Galleria “Il Punto” a Bologna la mostra di Blve “Sofrologia in Vanitas”

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  1. Blve -

    Vanità di Vanità
    Still-stehende Sachen/Stilleben, nella terminologia tedesca, così come still life in quella dei paesi
    anglosassoni, nature inanimée in Francia o semplicemente natura morta in Italiano. Questi termini
    specifici indicano tutti un tipo di pittura o fotografia rivolto alla rappresentazione d’oggetti inanimati.
    In base a ciò che rappresentano, le nature morte racchiudono significati simbolici o allegorici (le
    stagioni, i sensi) e spesso, quando la presenza del teschio, del fiore appassito, del frutto marcito
    rimanda esplicitamente alla fugacità del mondo, assumono il nome di vanitas. E’ su questo ultimo
    tema che si evolve e concretizza la ricerca dell’autore creando queste rappresentazioni “pittografiche”
    di una realtà caduca forse perduta in un ricordo onirico, effetto ottenuto grazie ad un
    sapiente utilizzo di tecniche evolute e personali di postproduzione.
    Attribuire a qualcosa di morto, reciso e inerte un significato estetico che lo innalzi a nuova vita,
    attraverso un linguaggio fotografico personale. Viene spontaneo a primo sguardo associare queste
    immagini a molti quadri del XVII secolo, alle nature morte di differenti artisti dei Paesi Bassi come
    Abraham Van Beyeren o Jan Bruegel L’Ancien a cui l’autore si sarà ispirato nell’attitudine realista
    della sua rappresentazione, nel piacere della descrizione accurata, nella resa meticolosa degli
    effetti della luce sulla superficie. In questo caso la fedeltà al vero che in pittura veniva
    sapientemente restituita tramite pennellate sottili, lente e precise, viene restituita dal mezzo
    fotografico, attraverso uno scatto digitale accuratamente studiato e una progettualità che compone
    forme, colori e luci inspirandosi questa volta ai grandi maestri del realismo fotografico come
    Edward Weston e il Gruppo f/64. Tutto il realismo dello scatto viene rielaborato dal linguaggio
    personale dell’autore aggiungendo nella camera di sviluppo digitale una patina che porta
    l’osservatore a pensare ad un immagine legata ad un passato prossimo ad un memoria. Quale è il
    compito più autorevole che può assolvere una fotografia se non quello di riportarci alla memoria
    qualcosa? In questo caso un’immagine che ci ossessiona e ci riporta al concetto di vanitas:
    memento mori, un monito all’effimera condizione dell’esistenza. A tutto ciò contribuiscono gli
    oggetti moderni di uso quotidiano rappresentati in alcune immagini, sottolineando il tempo che
    passa e dando forza al filo conduttore del progetto fotografico.
    Progettualità:
    L’autore è fermamente convinto, e ciò si evince dall’opera, che la “traspirazione” sia molto più
    importante dell’ispirazione. Nulla si crea dal nulla. La complessità dell’opera stessa è il frutto di
    anni di studio e ricerca, di fallimenti e nuovi tentativi. Solo dopo aver faticato tanto si può
    raggiungere una perfezione che per il vero artista non sarà mai tale. Tutto il lavoro è rivolto verso
    un tentativo di raggiungere una verità assoluta, attraverso un proprio linguaggio che risulti il più
    personale possibile. Il vero cruccio del fotografo è che l’osservatore si senti partecipe. La fotografia
    deve creare empatia tra operatore e spettatore. Deve creare in questo caso una meraviglia che
    porti a meditare sulla condizione umana attraverso gli oggetti. La responsabilità dell’autore è
    grande, per questo Alessio mette anni a completare il suo progetto, sente di dovere “patire” per
    cogliere la completezza del proprio operato. Sarà lo sguardo delle persone davanti alle sue
    immagini che restituirà all’autore anni di sacrifici. Perché il fotografo vede, ma la sua visione è nulla
    senza un osservatore che condivida. La fotografia va stampata e condivisa, da qui il percorso
    personale dell’autore nella ricerca di tecniche di stampa sempre più complesse e raffinate,
    portando l’autore a isolarsi per cercare di completare la propria opera. Perché il Fotografo come
    ogni altro Artista è solo nel proprio lavoro e spesso la solitudine grida.
    Laura Frasca

  2. Blve -

    … grazie Antonella